Jessica Knoll.
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La ragazza pi fortunata del mondo.
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Parte 2.
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Titolo originale: Luckiest girl auve. 2015.
Traduzione di: Enrica Budetta.
2015. Rizzoli RCS Libri, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Capitolo 10.
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Mi sentivo molto ferma e determinata dopo aver avuto il permesso
di lasciare l'ufficio del preside Mah. Potevo anche aver deluso
il professor Larson come lui non avrebbe mai fatto con me,
ma in quel momento non potevo rimuginarci su perch il prossimo
passo era chiaro. Raggiungere Olivia. Scusarsi per aver fatto
una scenata e averla messa nei guai a casa. Fare qualunque cosa
fosse necessaria per ritornare nelle sue grazie. Sentivo che questo
era possibile perch tenermi tranquilla era nell'interesse di Dean.
Olivia avrebbe seguito Dean, ne ero certa.
Cercai di rintracciarla prima di pranzo. Guardai addirittura
sotto la porta della sua cabina del bagno preferita. Ma non ebbi
fortuna. La mia occasione successiva era a pranzo. E questo significava
che dovevo raggiungerla prima che gli altri si sedessero, il
che sarebbe stato facile perch di solito Olivia era la prima a prendere
posto a tavola visto che non faceva mai la fila per il pranzo.
La trovai al suo solito posto, che eseguiva il suo rituale disordinato
preferito: fare a pezzi un pesciolino gommoso partendo dalla
coda e appallottolarne i pezzi prima di infilarseli in bocca. Un livido
a forma di mezzaluna faceva bella mostra all'altezza dell'angolo destro della sua bocca e a me venne da vomitare. Vorrei poter
dire che fu perch il pensiero di ci che le aveva fatto suo padre
mi mand in subbuglio lo stomaco, ma avevo quattordici anni ed
ero egoista. Quel livido era il mio funerale.
Liv dissi, sperando che il suono del suo soprannome la addolcisse.
Eh? chiese, come se pensasse che qualcuno aveva pronunciato
il suo nome, ma non ne fosse sicura. Mi sedetti accanto a lei.
Mi dispiace tantissimo per sabato. Mi ricordai di quello che
mi aveva detto Dean e aggiunsi: Non dovrei mai fumare dopo
che ho bevuto. Mi fa andare fuori come un balcone.
Olivia si gir verso di me e mi rivolse un sorriso cos inquietante,
cos distaccato da ogni emozione umana che qualche volta mi
sveglio ancora di soprassalto nel cuore della notte, perseguitata da
quel ricordo. Sto bene. Indic la mia guancia, la ferita coperta
goffamente dal correttore. Siamo gemelle.
Ecco dove cazzo eri, Finny. Dean era accanto a me, con in
mano un vassoio del pranzo che straripava di sandwich, patatine
e bibite gassate. Lo sbatt sul tavolo accanto a me. Ma che cazzo
hai fatto? Pensavo che avessimo un accordo.
Dissi che non capivo.
Sono appena uscito dal fottutissimo ufficio di Mah disse. Poi
annunci ad alta voce al gruppo che si stava riunendo al tavolo di
aver ricevuto un avvertimento a proposito di un incidente che
si era verificato nel corso del fine settimana e che forse non avrebbe
potuto disputare la grande partita a Haverford quella settimana.
Ci provoc un sospiro scandalizzato da parte di tutti.
Ma questa  una cazzata assurda esclam Peyton schiumando
di rabbia, e Liam annu con ferocia anche se non giocava a calcio.
Be' bofonchi Dean. Posso giocare se non succede nient'altro
da adesso fino ad allora.
(Mi sarebbe sempre piaciuto aver detto: E allora non violentare
nessuno nei prossimi due giorni.)
Dean mi lanci un'occhiata fulminante. Pensavo che fosse
tutto a posto.
Non sono stata io piagnucolai.
E allora non sei stata nel suo ufficio stamattina presto? mi
chiese Dean.
S, ma non ci sono andata da sola dissi. Mi ci hanno chiamato
lui e il professor Larson. Non ho avuto scelta!
Dean socchiuse gli occhi piccoli e brillanti. Ma come facevano
a sapere di doverti chiamare se non hai detto niente?
Non lo so risposi a fatica. Immagino che lo abbiano capito
e basta.
Capito cosa? Il petto di Dean si gonfi con una risata malvagia.
Loro non sono come quel fottuto David Copperfield,
non possono leggere nel pensiero, porco cazzo. Dean incroci
le braccia mentre il gruppo scoppiava a ridere. Era una risata a
cui mi sarei unita se la frecciata non fosse stata diretta a me. C'era
qualcosa di cos bizzarramente affascinante nel fatto che Dean
sapesse chi era David Copperfield, che facesse riferimento a lui
in quel modo. Vattene di qui, TifAni. Vai da Larson a mordergli
il cazzo o quello che ti pare.
Mi guardai intorno. Vidi i sorrisetti di Olivia, Liam e Peyton.
Hilary non sorrise, ma comunque non mi guard.
Mi voltai e uscii dalla mensa nuova, sotto la targa sull'ultima
trave che con tono borioso declamava: famiglia barton,
1998.
Pensavo che quel giorno il professor Larson ci sarebbe andato
piano durante gli allenamenti con me, dopo tutto quello che avevo
passato, ma fu pi severo che mai. Fui l'unica che non riusc
a completare il test della corsa di due chilometri e per colpa mia
tutte quante dovettero fare altri giri di corsa. Lo odiavo. Me ne
andai durante lo stretching finale, anche se una volta il professor
Larson ci aveva propinato quella vecchia diceria secondo cui ci
sarebbero venuti i muscoli grossi se non li avessimo stirati per
ammorbidirli e distenderli dopo aver corso. Mi grid di tornare
indietro, ma io dissi soltanto che mia madre veniva a prendermi
presto e che dovevo andare.
Di solito tornavo a casa da scuola in treno, ma quel giorno mamma
sarebbe venuta a prendermi per andare a fare acquisti
sfruttando i saldi da Bloomingdale's al centro commerciale King of
Prussia.
Non usavo mai le docce nello spogliatoio dopo l'allenamento.
Non le usava nessuna. Facevano schifo. Ma quel giorno dovetti
fare un'eccezione perch non volevo passare le ore successive a
tremare con i vestiti sudati mentre mi provavo giacche di lana. Mi
lavai in fretta sotto l'acqua che aveva un odore di vecchio, come
se fosse rimasta nei tubi dall'epoca in cui l'edificio era un collegio.
Avvolta in un asciugamano, andai al mio armadietto in equilibrio
sulla punta dei piedi, cercando di limitare la quantit di pelle con
cui il pavimento appiccicoso poteva entrare in contatto. Mentre
svoltavo l'angolo, Hilary e Olivia entrarono nel mio campo visivo.
Nessuna delle due praticava uno sport n doveva fare educazione
fisica e non le avevo mai viste nello spogliatoio prima di allora.
Cosa fate, ragazze? chiesi.
Ehi! esclam Hilary, la strana voce di gola pi briosa del
solito. Si era raccolta i capelli in una crocchia alta da quando
l'avevo vista alla lezione di chimica. Una ciocca di capelli biondo
tiziano sbiadito era sfuggita, cos fragile e trattata che puntava
dritto in aria, un raggio acuminato della sua corona. Ti stavamo
cercando.
Ah, davvero? Alzai la voce.
Gi intervenne Olivia. Sotto le luci giallognole da laboratorio,
sembrava che il suo naso fosse disseminato di piccoli chicchi
neri. Che, uhm... che fai stasera?
Qualunque cosa mi chiedete di fare. Dovrei andare a fare shopping
con mia madre. Ma posso farlo un'altra sera se c' qualcosa
in ballo.
No. Olivia lanci un'occhiata a Hilary con aria nervosa. Va
bene cos, possiamo fare un'altra volta. Fece per andarsene e io
fui colta dal panico.
No, dico davvero le gridai dietro. Non  un problema. Posso
benissimo dire a mia madre che ci andiamo un'altra volta.
Non preoccuparti, Tif. Hilary si gir, e il suo profilo
praticamente era quello di un samurai. C'era una cosa che assomigliava
al rimorso nei suoi occhi da aliena. Un'altra volta.
Si affrettarono ad andarsene. Accidenti. Ero stata troppo ansiosa.
Le avevo spaventate. M'infilai rabbiosamente i miei vestiti,
cercai di spazzolarmi i capelli bagnati.
Ero seduta sul cordolo del marciapiede fuori dalla palestra ad
aspettare mamma, quando Arthur pos lo zaino per terra accanto
ai miei piedi e si sedette. Ehi.
Ciao dissi quasi timidamente. Era passato un po' di tempo
dall'ultima volta che avevamo parlato.
Tutto okay?
Annuii ed ero sincera. Quello scambio con Olivia e Hilary mi
aveva rivitalizzato. C'era ancora una possibilit.
Davvero? Arthur alz lo sguardo verso il sole, gli occhi
come fessure dietro gli occhiali, le lenti sporche per trascuratezza
ma chiss come anche per scelta, tipo graffiti sul muro di un
palazzo abbandonato. Perch ho saputo quello che  successo.
Girai la testa per guardarlo. Cosa hai saputo?
Be'. Fece spallucce. Voglio dire, lo sanno tutti da un pezzo
della festa a casa di Dean. Di quello che  successo con Liam. E
Peyton. E Dean.
Grazie dell'elenco borbottai, indisponente.
E della pillola del giorno dopo aggiunse.
Ges gemetti.
Pensano tutti che tu abbia boicottato la festa di Olivia perch
eri gelosa del fatto che lei e Liam pomiciassero.
 questo che pensa la gente? Seppellii la testa tra le ginocchia
e ciocche di capelli bagnati mi scivolarono sulle braccia come
serpenti.
 vero? chiese Arthur.
E non si domandano come mi sono fatta questo? Indicai la
mia guancia, che non mi ero neanche presa il disturbo di coprire
con il correttore dopo la doccia.
Arthur fece di nuovo spallucce. Sei caduta?
Certo. Sbuffai. E Dean mi ha tirato su.
Adocchiai la BMW rossa di mamma che entrava nel viale. Spiccava
in mezzo alle austere berline nere e beige e ai SUV: era ovvio
che la madre di TifAni FaNelli avesse una macchina rossa da mignotta,
la sua battonaggine era genetica.
Devo andare dissi ad Arthur.
Arriv la mattina, soleggiata e pungente. Era autunno per davvero
e mi avvolsi tutta contenta nella nuova giacca nera che mamma
mi aveva comprato la sera prima. L'avevo trovata da Banana
Republic e non era in saldo come quelle di Bloomingdale's. Ma
mamma aveva detto che ero cos elegante che me l'avrebbe presa
lo stesso. Aveva dovuto dividere l'acquisto a met tra carta di credito
e contanti e poi mi aveva detto di non dirlo a papi. Dio, mi
disgustava quando lo chiamava papi.
In treno verso la scuola, la speranza era ancora un grosso palloncino
scintillante nel mio petto. Hilary e Olivia non avevano
ancora chiuso con me. Nell'aria c'era una carica nuova e io ero
elegante.
Quando entrai a scuola, avvertii qualche altra cosa. Una pulsazione.
I corridoi pulsavano e questo li rendeva vivi. Quella mattina
una piccola folla di studenti del primo e secondo anno, studenti
del terzo e quarto emarginati, si radunava all'ingresso, rallentando
per osservare qualcosa di epico. Mi avvicinai alla Junior e Senior
Lounge, la sala ricreativa dove erano ammessi solo quelli del terzo
e del quarto, una regola terribilmente seria che persino i genitori
e gli insegnanti rispettavano: si fermavano sulla soglia, gridando il
nome dello studente che stavano cercando piuttosto che entrare
e cercarlo da s.
Stavolta, mentre mi avvicinavo, la folla si divise. Uno spazio
ampio che si form al rallentatore.
Oh, mio Dio disse Allison Calhoun, un'altra matricola che
mi aveva ignorato il primo giorno, ma aveva iniziato a leccarmi il
culo quando aveva visto che Olivia e Hilary mi avevano accettato.
Appena mi vide si mise a ridacchiare con malizia coprendosi la
bocca con la mano.
Quando riuscii ad arrivare al confine dell'aula, scoprii cosa
aveva attirato la folla. I miei pantaloncini da corsa - quelli che
avevo indossato il giorno prima per l'allenamento - erano fissati
con le puntine alla bacheca sul muro pi lontano sotto un cartello
scritto a mano che diceva: annusate una battona (a vostro
rischio E pericolo... puzza!). Le parole erano scritte con vivaci
lettere paffute, il colore e la forma allegri come un messaggio di
una vendita di dolci per raccogliere fondi in favore dei bambini
malati di cancro. Poteva averle scritte soltanto una ragazza. Una
consapevolezza prese corpo dentro di me mentre mi ricordavo di
Hilary e Olivia, che si comportavano in modo cos stranamente
gentile nello spogliatoio il giorno prima.
Mi feci largo tra la folla per allontanarmi come avevo fatto per
avvicinarmi. C'era un bagno proprio di fronte e mi chiusi in una
cabina, ricordandomi che il giorno prima mi era venuto il ciclo
e di come ero stata sollevata perch significava che la pillola del
giorno dopo aveva funzionato. La corsa aveva fatto scendere tutto.
Quando mi ero tolta i pantaloncini, erano macchiati di rosso
tendente al marrone. Non riuscivo neanche a immaginare quanto
fossero sporchi e schifosi, quanto dovesse puzzare la terribile
combinazione di sudore e sangue mestruale. Ero stata cos distratta
dall'improvvisa gentilezza di Hilary e Olivia che quando avevo
riempito la borsa non mi ero accorta che mancavano i pantaloncini.
La porta si apr e sentii la coda di una discussione animata: Se
lo merita.
E dai,  una cosa troppo cattiva, no?
Silenziosamente salii sulla tazza, piegando le gambe sotto di me.
Dean esagera disse un'altra. La prendono tutti a ridere, finch
lei non tenta il suicidio come Ben.
Ben non ci pu fare niente se  gay disse la prima ragazza.
Ma lei potrebbe evitare di fare la troia.
La sua amica rise e io buttai gi un grosso singhiozzo. Sentivo
l'acqua che scorreva e il rumore delle salviette di carta che scricchiolavano
tra le loro mani. Poi la porta si chiuse sbadigliando
dietro di loro.
Non avevo mai marinato la scuola in vita mia. Non riesco
neanche a darmi malata al lavoro adesso, tutta quella obbedienza
da brava bambina cattolica mi  penetrata nelle ossa, ma quella
giornata mi aveva distrutta, aveva raso al suolo ogni paura di ci
che sarebbe potuto succedere se non avessi seguito le regole. Tutto
ci che contava era onorare l'umiliazione, cos schiacciante da lasciarmi
senza fiato. Aspettai dov'ero, tormentandomi a ripetizione
una ciocca di capelli tra le dita (comportamento auto-calmante
secondo l'esperto di linguaggio del corpo del Women's Magazine)
finch la campanella della prima ora non smise di suonare.
Aspettai altri cinque minuti per assicurarmi che non avrei incrociato
nessun ritardatario nei corridoi. Poi scesi dal water, silenziosa
come l'Uomo Ragno, aprii la porta del bagno, percorsi in tutta
fretta il corridoio e uscii dall'ingresso secondario. Volevo prendere
il treno fino alla 30th Street Station. Volevo vagare tutto il giorno
per la citt. Ero quasi a met del parcheggio quando sentii qualcuno
dietro di me che gridava il mio nome. Era Arthur.
Credo che ci sia un po' di lasagna avanzata. Arthur sbirci
nel frigorifero, che vibrava rumorosamente.
Lanciai un'occhiata al display sui fornelli: le 10,15. Sto bene
cos.
Arthur chiuse lo sportello dandogli un colpo con un fianco,
una pirofila in mano, la parte di sopra incrostata di formaggio
giallo. Ne tagli una fetta generosa e fece scivolare il piatto nel
microonde.
Ah. Si lecc la salsa di pomodoro dal dito e s'inginocchi,
frugando nello zaino. Ecco. Mi lanci i miei pantaloncini.
Erano leggeri come carta, ma quando atterrarono sul mio
grembo emisi un uff baritonale, come se qualcuno mi avesse
dato un calcio nello stomaco.
Come hai fatto a prenderli? Li lisciai aprendomeli sulle ginocchia
come un tovagliolo.
Non stiamo parlando della fottuta Monna Lisa disse.
Che significa?
Arthur chiuse la cerniera dello zaino e mi rivolse un'occhiata
esasperata. Non sei mai stata al Louvre?
Cos' il Louvre?
Arthur scoppi a ridere. Oh, cielo.
Il microonde emise un bip e Arthur si alz per provare la lasagna.
Mentre mi dava le spalle, annusai rapidamente i miei pantaloncini.
Dovevo sapere che cosa avevano sentito tutti gli altri.
Era brutto. L'odore era intenso, primordiale, ti si installava nei
polmoni come una malattia. Infilai quella palla a rete umida nel
mio zaino e mi appoggiai la testa su una mano, le lacrime che serpeggiavano
lungo un sentiero silenzioso e diagonale sul mio naso.
Arthur si sedette di fronte a me, lasciandomi piangere mentre
s'infilava in bocca mucchi di carne coperta di salsa rossa e fumante.
Tra un boccone e l'altro mi disse: Appena finisco ti faccio
vedere una cosa che ti far sentire molto meglio.
Arthur si spazzol la fetta di lasagna nel giro di pochi minuti.
Port il piatto al lavello e lo lasci l, senza prendersi neanche il
disturbo di sciacquarlo. Con un piccolo cenno della mano, si diresse
verso la porta all'angolo della cucina. Avevo immaginato che
fosse la porta di una dispensa o un armadio a muro, ma quando
Arthur la apr rivel un rettangolo freddo e nero. Pi avanti avrei
scoperto che nella vecchia casa di Arthur le porte non mancavano
di certo: conducevano a scale posteriori; guardaroba; stanze
piene di libri e documenti, divani bitorzoluti a fantasie floreali
che si afflosciavano negli angoli. C'era stato un momento in cui
il lato materno della famiglia di Arthur aveva avuto i soldi, ma
erano talmente bloccati in fondi fiduciari, antiche e complicatissime
decisioni legali, che nessuno avrebbe mai potuto spenderli.
Il signor Finnerman aveva abbandonato Arthur e sua madre otto
anni prima, cosa che aveva distrutto la signora Finnerman, anche
se lei vuole dare a vedere che non  cos. Una bocca in meno da
sfamare! le piace dire tutte le volte che si sente compatita. La
signora Finnerman aveva ottenuto un lavoro alla Bradley poco
dopo la nascita di Arthur, sapendo che suo marito non si svegliava
mai prima di mezzogiorno e non avrebbe mai fatto la sua parte,
che la sua posizione avrebbe assicurato a suo figlio un tetto sopra
la testa e una tregua dal punto di vista finanziario. Non tutti sono
ricchi sfondati nella Main Line, ma le priorit sono senz'altro diverse
da quelle con le quali sono cresciuta io. Istruzione, viaggi,
cultura:  per questo genere di cose che dovrebbe essere usato
ogni centesimo, mai per macchine vistose, loghi pacchiani o cura
del corpo.
E comunque, nella Main Line, provenire da una famiglia che in
passato aveva i soldi era infinitamente pi accettabile che provenire
da una famiglia che li aveva fatti da poco. Questo era uno dei
motivi per cui Arthur disprezzava Dean. Arthur aveva un bene
che un giorno avrebbe potuto fruttare una rendita ben pi alta
dell'ultima Mercedes Classe S. Aveva la cultura. Sapeva cose misteriose
come non chiedere mai il sale alla padrona di casa e che
la cottura della bistecca doveva essere sempre media. Sapeva che
Times Square era il posto pi spregevole della Terra e che Parigi
era divisa in venti arrondissements. Tra non molto, grazie alle sue
conoscenze e ai suoi buoni voti, sarebbe stato ammesso alla Columbia,
che era stata frequentata da molti membri della famiglia
della madre.
Con la mano sul pomello, si gir verso di me. Vieni?
Mi avvicinai e feci alcuni passi incerti prima che il buio li inghiottisse
tutti. Avevo sempre odiato il buio. Andavo ancora a letto
con le luci del corridoio accese.
Arthur tast il muro finch non trov l'interruttore e una lampadina
solitaria si accese tremolando. Al primo passo una nuvola
di polvere si alz sotto il suo piede. Si era tolto le scarpe quando
eravamo entrati in casa e aveva i piedi gonfi, la pelle soda e lucente
come quella di un bambino.
Non assomiglia per niente al mio seminterrato dissi, seguendolo
a ruota. Il pavimento era di cemento grigio, le pareti squarciate,
con le morbide viscere arancioni in bella vista. Un esercito
di robaccia occupava un lato del seminterrato: mobili scartati,
scatole di dischi graffiati, libri polverosi in edizione economica,
vecchi New Yorker che cadevano a pezzi per la muffa.
Fammi indovinare. Arthur mi sorrise voltandosi. Sotto la
lampadina giallastra, la sua acne sembrava violacea. Da te c' la
moquette.
S, e allora? Arthur prosegu verso il caos accanto alla parete
pi lontana e non rispose. Io feci in modo che la mia voce attraversasse
la stanza.
Cosa c' che non va nella moquette?
 pacchiana dichiar, guadando tra gli scatoloni. Per il resto
della mia vita avrei vissuto solo in case con il parquet.
Arthur si accovacci, perci per un attimo riuscii a vedere soltanto
la massa unta dei suoi capelli. Oh, mio Dio. Poi arriv la
sua risata. Guarda questo. Quando si alz teneva in mano la
testa di un cervo morto, come un sacrificio.
Arricciai il naso. Ti prego, dimmi che non  vero.
Arthur fiss per un attimo gli occhi buoni dell'animale, come
se stesse cercando di decidere. Ovvio che  vero concluse. Mio
padre va a caccia.
Io non approvo la caccia dissi causticamente.
Ma approvi gli hamburger. Arthur lasci cadere il cervo in
una scatola aperta. Un paio di corna scultoree si avvolsero a spirale
nell'aria, un gambo ossuto da pianta di fagioli che non portava
da nessuna parte. Solo che fai fare agli altri il lavoro sporco.
Incrociai le braccia. Volevo dire che non ero d'accordo con
l'andare a caccia per sport, ma non volevo discutere con lui e prolungare
quella piccola escursione. Eravamo l solo da pochi minuti
e mi sentivo gi raggrinzita e infreddolita, come la pelle dopo
ore sotto un costume da bagno umido. Cosa vuoi farmi vedere?
insistetti.
Arthur si pieg, frugando in un altro scatolone, esaminando
tutto quello che esumava e buttandolo via quando stabiliva che
non era ci che stava cercando. Aha! Prese quella che sembrava
un'enciclopedia e mi fece cenno di avvicinarmi. Io sospirai e
seguii il sentiero che aveva aperto in mezzo alla discarica, rendendomi
conto una volta che fui accanto a lui che quello che teneva
in mano era un annuario.
Arthur sfogli le pagine fino all'ultima, inclinandola in modo
che potessi leggere le parole accanto alla punta rosa del suo dito.
Art-man,
non voglio fare il gay e cazzate varie dicendoti che sei un grande
amico, perci vaffanculo!
Bart-man
Lessi l'appunto tre volte prima di capire. Bart-man era Dean,
un gioco di parole con il suo cognome, Barton. Che anno era?
1999. Arthur si lecc la punta del dito e inizi a girare le
pagine. Prima media.
E tu eri amico di Dean?
Era il mio amichetto del cuore. Arthur ridacchi malignamente.
Guarda. Si ferm su un collage di foto spontanee. Studenti
che scherzavano tra di loro a pranzo, facendo facce buffe
prima di Natale, posando con un gigantesco drago verde, la mascotte
della Bradley. C'era una foto nell'angolo inferiore sinistro,
sfocata come appaiono tutte le foto dopo qualche anno, cosicch
il nostro io passato sembra un mondo antico e pittoresco, e ci
rendiamo conto, anche un po' sprezzantemente, di tutto ci che
sappiamo adesso e che allora non sapevamo. Arthur e Dean avevano
il tipico pallore invernale, i sorrisi screpolati disperatamente
bisognosi di una passata di burro di cacao. Arthur era un ragazzino
robusto, anche se non mastodontico come quello che mi stava
accanto in quel momento. Ma Dean. Era cos mingherlino, con il
braccio intorno al collo da bulldog di Arthur, cos magro e fragile
che avrebbe potuto essere il fratello minore di qualcuno.
 stato subito prima dell'estate in cui ha avuto lo scatto di
crescita spieg Arthur. Dopo  diventato grande e stronzo.
Non riesco proprio a credere che eravate amici. Avvicinai la
faccia alla pagina dell'annuario e strizzai gli occhi. Mi chiesi se le
ragazze alla scuola superiore Mt. St. Theresa dicessero la stessa
cosa a Leah adesso. Non riesco proprio a credere che tu fossi amica
di TifAni. Avrebbero riso incredule.  un complimento! Leah.
Se ancora non lo dicevano, lo avrebbero fatto presto.
Arthur richiuse l'annuario di scatto, quasi schiacciandomi il
naso. Feci un piccolo urlo di sorpresa. Perci non comportarti
come se fossi la prima a sperimentare l'ira divina di Dean Bar-
ton. Sfior le spesse lettere dorate della copertina tutto assorto.
Far qualunque cosa pur di far dimenticare a tutti che dormiva
abitualmente a casa del frocio.
Si mise l'annuario sotto il braccio. Pensavo che a quel punto ce
ne saremmo andati, ma qualcosa nell'angolo attir la sua attenzione.
S'insinu tra gli scatoloni e si pieg, barattando l'annuario con
la sua nuova scoperta. Mi dava le spalle, perci all'inizio non vidi
cosa aveva tra le mani, sentii soltanto la sua risatina frivola. Quando
si gir, la canna di un fucile lungo e affusolato era puntata
verso di me. Si avvicin l'arma alla faccia, appoggiando la guancia
carnosa contro l'impugnatura e il dito sul grilletto.
Arthur! strillai, incespicando all'indietro. Persi l'equilibrio
e la mia mano and a sbattere contro un vecchio trofeo di nuoto.
Era il polso ferito, quello su cui ero atterrata quando Dean mi
aveva schiaffeggiato, e urlai qualcosa di incoerente.
Oh, mio Dio! Arthur si pieg con una risata feroce e
silenziosa, appoggiandosi al fucile come se fosse un bastone. Calma
ansim, la faccia paonazza, non  carico.
Non fai ridere. Mi tirai su zoppicando e mi strinsi il polso
cercando di alleviare il dolore.
Arthur si asciug gli occhi e sospir, esorcizzando gli ultimi
mormorii del suo attacco di ridarella. Io lo guardai male e lui alz
gli occhi al cielo scherzosamente. Dico davvero capovolse la
presa, reggendo il fucile dalla bocca e allungandomelo, non  carico.
Lasciai andare il polso con qualche riluttanza, stringendo l'impugnatura,
un po' viscida dopo che lo aveva preso Arthur. Per un
attimo lo tenemmo in mano entrambi, due corridori sorpresi dalla
telecamera a passarsi il testimone. Poi Arthur moll la presa e tutto
il peso del fucile fu in una sola mano. Era pi pesante di quanto
pensassi e la canna oscill verso terra, grattando il pavimento di
cemento. Feci scivolare l'altra mano sotto la parte inferiore fresca
e lo sollevai di nuovo. Perch mai tuo padre lo avrebbe lasciato qui?
Arthur fiss la punta d'acciaio dell'arma, gli occhiali appannati
e macchiati sotto la luce tremolante. Fui sul punto di schioccare
le dita e di canticchiare: C' nessuno?, ma dopo un attimo spost
il fianco in avanti e afflosci il polso. Perch? disse, la voce
leggera come una piuma. Per fare di me un uomo, sciocchina.
Pronunci l'ultima parola con la s blesa, spost ancora pi in
avanti il fianco e io risi, senza sapere bene quale fosse la reazione
appropriata, solo che una risata era ci che voleva da me.
Erano i primi di novembre quando la temperatura si rivolt
contro di noi, scacciando le ultime sacche tiepide dell'estate. Eppure
sotto il mio reggiseno sportivo scorrevano gocce di sudore
mentre suonavo il campanello di Arthur. La viceallenatrice di
hockey su prato della squadra delle ragazze, che sostituiva il
professor Larson da settimane, non aveva idea di cosa fare e ci diceva
semplicemente di correre otto chilometri ogni giorno. Avrebbe
fatto qualunque cosa pur di liberarsi di noi per un'ora e poter flirtare
con il direttore sportivo della Bradley, che era sposato e aveva
due bambini alle elementari. Avevo preso l'abitudine di tagliare
per una scorciatoia nel bosco e andare a fumare a casa di Arthur
dal chilometro cinque al chilometro otto. O l'allenatrice Bethany
non si accorgeva che non tornavo con tutte le altre o non gliene
fregava niente. Propendo per la seconda ipotesi.
Arthur apr la porta quel tanto che bastava per incuneare una
porzione di faccia nella fessura, un Jack Nicholson brufoloso in
Shining.
Ah, sei tu disse.
E chi altri potrebbe essere? Passavo di l dopo l'allenamento
di corsa campestre da varie settimane, dal giorno in cui avevo
marinato la scuola. La scuola mi aveva sgamato, poco sorprendentemente,
e mamma e pap mi avevano punito, altrettanto poco
sorprendentemente. Quando i miei genitori mi avevano chiesto
perch lo avessi fatto, che cosa ci fosse di cos importante da
dover andarmene da scuola prima dell'inizio delle lezioni, avevo
detto loro che mi era venuta voglia di una fetta di pizza con penne
alla vodka da Peace A Pizza. Una voglia? aveva strillato mamma.
E cosa sei, incinta? Gli angoli del viso le si erano incurvati
quando si era resa conto che le liceali restavano incinte in continuazione
e di come sarebbe stato umiliante per lei dover portare
la figlia quattordicenne a fare shopping in un negozio premaman.
Mamma! sbuffai indignata, anche se non avevo diritto di arrabbiarmi.
Non era andata troppo lontana dalla verit.
Secondo me la Bradley sospettava che quel giorno fosse successo
qualcosa nella sala ricreativa, qualcosa che aveva violato il
codice di eccellenza morale della scuola, ma Arthur aveva staccato
i miei pantaloncini dalla bacheca prima che potessero capire
esattamente cosa, e certamente non ero io quella che glielo avrebbe
raccontato.
Ma peggio ancora del mio calo di quotazioni, il professor Larson
se n'era andato, senza una spiegazione. Ci ha lasciati per
cogliere una nuova opportunit era l'unica cosa che aveva fatto
sapere l'amministrazione. Avevo confidato ad Arthur, soltanto ad
Arthur, della notte che avevo trascorso a casa del professor Larson.
E lui aveva spalancato gli occhi dietro le lenti lerce quando gli
avevo raccontato che avevamo dormito nella stessa stanza. Porca
miseria! aveva esclamato. Sei andata a letto con lui?
Gli avevo rivolto un'occhiata disgustata e lui era scoppiato a
ridere. Sto scherzando. Ha la ragazza. Ed  pure figa. Ho sentito
che fa la modella per Abercrombie & Fitch.
Chi te lo ha detto? avevo sbottato, sentendomi istantaneamente
grassa e tozza, una piccola cicciona sfigata che una volta
aveva fatto pena al professor Larson.
Arthur aveva fatto spallucce. Lo dicono tutti.
Anche se ero in punizione, i miei genitori avevano solo una
vaga idea di quando finiva l'allenamento di corsa campestre, perci
potevo stare facilmente con Arthur la maggior parte dei giorni.
Per la prima volta ero felice di abitare cos lontano da dover
prendere il treno per tornare a casa. L'allenamento pu durare
un'ora e mezzo, oppure due avevo detto a mamma. Dipende da
quanti chilometri facciamo quel determinato giorno. Lei mi aveva
preso in parola, perci non dovevo fare altro che chiamarla dal
telefono pubblico pieno di germi alla stazione di Bryn Mawr e dirle:
Sto prendendo quello delle 18,37. A quell'ora l'allenamento
era finito da un pezzo e l'onda d'urto iniziale dello sballo si era
allentata in una poltiglia densa e calda. Riagganciavo, guardavo il
treno cigolante delle 18,37 fermarsi con uno sbuffo bianco esausto.
O ero io a muovermi pi lentamente o tutto il resto, almeno
cos sembrava.
Lo sguardo di Arthur guizz oltre la mia spalla, verso i campi
da squash subito dietro di me e il parcheggio ancora oltre, con le
tate che aspettavano di prendere i bambini dopo l'allenamento, le
loro Honda malandate che pulsavano al ritmo della playlist della
radio Y100 senza interruzioni pubblicitarie. Sono passate varie
persone, hanno suonato il campanello e sono corse via.
Chi? chiesi nauseata.
Tu chi credi? Mi guard con aria accusatoria, come se li
avessi portati io alla sua porta.
Mi fai entrare s o no? Una goccia tremolante di sudore sfugg
dal mio reggiseno sportivo. Si prese tutto il tempo che le serviva
per insinuarsi nelle mie mutande.
Arthur apr la porta e io mi chinai passando sotto il suo braccio.
Lo seguii su per le scale, tre rampe che gemevano rumorosamente
sotto il nostro peso. Si era trasferito in mansarda dalla sua
camera durante l'estate, come mi aveva spiegato la prima volta
che mi aveva portato l. Perch? Mi ero guardata intorno nella
stanza spoglia, a disagio, accarezzandomi le braccia per farmi
passare la pelle d'oca. Non c'era isolamento nelle pareti e come
stanza da letto sembrava improvvisata, vulnerabile. Non c'era alcun
calore casalingo. Arthur aveva allungato la mano fuori dalla
finestra e aveva dato qualche colpetto sul davanzale con la parte
centrale incrostata della pipa. Un po' di cenere nera era fluttuata
gi, come fiocchi di neve carbonizzati. Privacy aveva risposto.
Aveva portato ben poche cose con s quando si era trasferito,
persino i suoi vestiti erano rimasti nella sua vecchia stanza, perci
ogni mattina prima della scuola la usava come una specie di camerino.
Ma un oggetto molto importante aveva fatto il viaggio verso
nord con lui e si era guadagnato una posizione di primo piano su
una pila di libri di testo che fungevano da comodino: una fotografia
di lui da bambino con suo padre. Era estate ed erano al mare:
ridevano e guardavano la distesa d'acqua torbida. Qualcuno aveva
incollato conchiglie color pastello lungo tutto il bordo della
cornice. Una volta l'avevo presa e avevo detto ridendo: Sembra
un lavoretto dell'asilo, ma Arthur me l'aveva strappata di mano.
Me l'ha fatta mia madre. Non toccarla.
Sotto la sua amata foto c'era l'annuario delle medie, che giocava
un ruolo importantissimo in uno dei nostri nuovi passatempi
preferiti: deturpare le foto di classe delle HO e delle Gambe Pelose.
Era pi divertente distruggerli nella loro forma da scuola
media: apparecchi per i denti, capelli crespi, con gambe e braccia
dinoccolate, e brutti.
Lo facevamo dopo aver fumato e aver sceso incespicando le
scale, con le gambe molli e in preda alla ridarella, per razziare la
cucina. La signora Finnerman insegnava fino alle cinque, poi si
tratteneva pi o meno un altro paio di ore per rimettersi in pari
con le sue scartoffie, perci la casa era nostra fino ad allora. Era
l'organizzazione perfetta di cui lei non sapeva niente.
Alcuni quando sono stressati dimagriscono, non riescono a
mangiare. Io pensavo di essere cos finch non era successo tutto
per la prima volta, ma quando l'ansia acida di ci che ne sarebbe
stato di me si era dissolta per rivelare ci che ne era stato di me -
la nuova arrivata figa svanita dopo sette settimane dall'inizio del
semestre - il cibo non mi era mai sembrato cos buono.
Arthur lo aveva capito anni prima ed era un complice entusiasta.
Insieme ci inventavamo ogni tipo di miscuglio per nutrire i
nostri vuoti emotivi. Cuoci al microonde la Nutella e diventa un
biscotto al cioccolato duro. Questo succedeva prima che la Nutella
diventasse ubiqua. Gli avevo chiesto: Che diavolo ? quando
l'avevo trovata la prima volta nell'armadietto. Una strana merda
europea aveva risposto Arthur facendo spallucce e io avevo fatto
una smorfia, colpita. Oppure buttavamo un rotolo di impasto per
i biscotti su una teglia e lo infilavamo in forno senza neppure spezzarlo,
lasciandolo cuocere in blocco finch le estremit non diventavano
dorate ma la parte interna rimaneva una poltiglia cruda
che sapeva di uovo e che mangiavamo con il cucchiaio. Tutti i
vestiti che mamma mi aveva comprato all'inizio del semestre mi si
stavano rivoltando contro, la zip dei miei pantaloni kaki si apriva
come le mie gambe con la testa di Peyton in mezzo, rifiutandosi di
chiudersi per quanto ci provassi.
Quel giorno, dopo che avevamo caracollato gi per le scale
fino in cucina, l'annuario infilato sotto il braccio di Arthur come
la clutch vintage di Chanel della mia futura suocera, Arthur annunci
che voleva i nachos. Spalanc gli sportelli della credenza
della cucina, come un direttore d'orchestra che dirige la sua sinfonia.
Sei un genio dissi, con gli angoli della bocca che mi si stringevano
famelicamente.
Vuoi dire un genacho. Arthur mi lanci un'occhiata insolente
voltandosi appena e io risi cos tanto che le ginocchia mi
cedettero. Poi mi ritrovai distesa sulle piastrelle della sua vecchia
cucina, piastrelle che mamma avrebbe definito da bacucchi. La
parola bacucco mi fece prudere ancora di pi i fianchi per le
risate.
TifAni, forza mi riprese Arthur. Non hai molto tempo.
Indic il display sui fornelli. Erano le 17,50.
Il pensiero di non avere la mia dose mi fece concentrare. Mi
alzai in piedi e iniziai a tirar fuori condimenti dal frigo: un pezzo
scintillante di formaggio arancione, salsa rosso sangue, un contenitore
annacquato di panna acida.
Preparammo i nostri nachos in silenzio, strafatti, condendoli
con poca cura. Portammo il piatto sul tavolo di linoleum e ci
sedemmo, ancora senza parlare, troppo in competizione per i nachos
con pi formaggio. Quando non ne fu rimasta neanche una
briciola, Arthur si alz da tavola e and a prendere dal freezer una
confezione da tre chili di gelato alla menta con gocce di cioccolato.
Recuper due cucchiai, li infil nella superficie color pastello e
sistem la confezione sul tavolo tra di noi.
Sono cos grassa gemetti, esumando un grosso pezzo di cioccolato.
Chi se ne frega. Arthur si ficc il cucchiaio in bocca, tirandolo fuori lentamente, succhiando via tutta la ciccia dall'osso.
Oggi ho beccato Dean in corridoio. Ha detto: Sei proprio
un carico pesante. Mi piaceva di pi il gelato degli angoli. Si
scioglieva prima, obbediva quando lo trascinavo lungo il bordo
della confezione.
Cafone arricchito del cazzo. Arthur pugnal il gelato con il
cucchiaio. Tu non ne sai neanche la met.
Mi sfiorai con la lingua un molare posteriore, rimuovendo la
sottile copertura di cioccolato.
Cosa non so?
Arthur guard il gelato con aria accigliata. Niente. Lascia perdere.
Okay smisi di mangiare per un attimo, adesso devi dirmelo.
Fidati. Arthur abbass il viso per scrutarmi da sopra i suoi
occhiali e uno strato extra di pelle gli si raccolse sul mento. 
meglio che tu non lo sappia.
Arthur! insistetti.
Arthur sospir esageratamente, come se gli dispiacesse averlo
tirato fuori, ma io sapevo che non era cos. Pi un'informazione 
preziosa, pi chi la detiene  ansiosa di rivelarla, pi devi faticare
per tirargliela fuori. In questo modo lei non si sente terribilmente
in colpa per aver tradito delle confidenze: cosa doveva fare?
L'ha detto perch  stata costretta a suon di vessazioni! Parlo al
femminile perch  un gioco intrinsecamente femminile e quando
ripenso a tutto questo, al modo in cui ad Arthur veniva naturale
condurlo, mi rendo conto che  molto pi rivelatore della sua sessualit
rispetto alle sue dichiarazioni cos teatrali, cos eccessive,
al punto che non ero mai riuscita a capire se non volesse solo provocare
tutti; interpretare il ruolo che gli era stato assegnato, e per
di pi in maniera brillante.
Credo di meritare di saperlo dissi, con un tono molto significativo.
Pi di chiunque altro.
Arthur alz le mani, il gesto universale per dire ora basta.
Non ce la faceva pi! Okay acconsent. Conficc il cucchiaio nel
gelato e apr le mani sul tavolo, riflettendo su come dirmi ci che
stava per dirmi. C'era questo ragazzo. Ben Hunter.
Mi ricordavo il nome dalla sera del Ballo d'Autunno, quando
ero fuggita via con le HO e le Gambe Pelose per guardarli bere
al Posto. Il disgusto divertito di Olivia per aver visto Arthur fare
un pompino a Ben, l'aggiunta di Peyton che Ben aveva cercato
di uccidersi, la conclusione malvagia che non ci era riuscito. Non
avevo mai veramente creduto alla prima parte della storia, puzzava
di tipica bugia di Olivia, raccontata per raccogliere una folla di
curiosi intorno a lei. Eppure qualcosa m'imped di dire ad Arthur
quello che sapevo. C'era una piccola parte di me che credeva potesse
essere vero e non voleva sapere se era cos. Non riuscivo a
sopportare l'idea che Arthur si fosse inginocchiato al Posto, lo sfigato
numero uno che succhiava il cazzo allo sfigato numero due.
Arthur era la mia bussola intellettuale, non l'ennesimo animale in
calore avido e scatenato. Lui non era come me.
Finsi di non aver mai sentito prima il nome Ben Hunter.
Chi ?
Dean lo ha portato al suicidio. Be' Arthur si spinse gli occhiali
ancora pi sul naso, aggiungendo un'altra impronta alla lente
sinistra, almeno a tentare il suicidio.
Abbandonai il mio cucchiaio nel gelato, ormai cos tiepido e
sciolto che il manico sprofond, lentamente, mentre le sabbie mobili
verdi ne inglobavano la punta. Come? Come fai a spingere
una persona a cercare di suicidarsi?
Gli occhi di Arthur divennero inespressivi. La torturi per
anni e poi la umili con... Fece una smorfia. E disgustoso. Sei
sicura di volerlo sapere?
Il gelato mi gorgogli nella gola mentre gemevo. Me lo dici s o no?
Arthur sospir e le sue spalle da difensore si abbassarono ancora
di pi. Conosci Kelsey Kingsley? Annuii. Facevamo storia
insieme. Ha fatto una festa per la fine delle medie. Vive in una
propriet di tipo un ettaro, piscina, campi da tennis eccetera, ma
anche un sacco di terreni. Comunque. Dean, Peyton e qualche altro
coglione della squadra di calcio si sono presentati. Frequentavano
gi le superiori, perci  stato un po' inquietante, ma Kelsey
lo faceva venire duro a Peyton. Gli piacciono le piccole. Arthur
m'indic con il mento, come se fossi un esempio per eccellenza.
Hanno convinto Ben ad andare con loro nel bosco, gli hanno
detto che avevano l'erba. Arthur tir su col cucchiaio un ammasso
di gelato grande quanto una palla da golf. Aveva la bocca striata
di verde quando la riapr. Non so perch Ben ci abbia creduto.
Io al posto suo non ci sarei mai cascato. Peyton e quei tizi? Hanno
tenuto Ben fermo a terra, gli hanno alzato la camicia e Dean...
Arthur deglut e rabbrivid per un attacco di emicrania da gelato.
Dean cosa?
Arthur si premette le dita contro le tempie. Sospir. Mi guard
aggrottando la fronte. Dean gli ha cacato sul petto.
Mi appoggiai allo schienale della sedia e mi misi le mani sulla
bocca. Ma  disgustoso.
Arthur raccolse altro gelato con il cucchiaio. Te l'avevo detto.
E comunque fece spallucce, quando lo hanno lasciato andare
lui si  messo a correre. Era scomparso da quasi ventiquattr'ore
quando qualcuno lo ha scoperto nel bagno di un Rite Aid vicino
al Suburban Square. Aveva comprato un rasoio e... Arthur gir
la mano destra e fece il gesto di tagliarsi il polso, digrignando i
denti come se il dolore fosse reale.
Ma non  morto? Mi resi conto che mi stavo tenendo il polso
con una mano, facendo pressione su una ferita immaginaria.
Arthur scosse la testa. Di solito nessuno si fa un taglio abbastanza
profondo da incidere l'arteria principale. Sembrava orgoglioso
di saperlo.
E allora adesso dov'?
In una casa di cura. Arthur fece ancora spallucce. Sono
passati soltanto sei mesi, se ci pensi.
Tu lo senti? gli chiesi, osservando attentamente la sua reazione.
Arthur corrug tutta la faccia e scosse brevemente la testa.
Mi sta simpatico quel ragazzo, ma ha un sacco di problemi. Con
questo fece scivolare l'annuario al centro del tavolo, spingendo
via la confezione del gelato. Il mio cucchiaio ci cadde dentro e
scomparve.
Giochiamo con Dean in onore di Ben propose, sfogliando
le pagine fino alla nostra preferita. Avevamo disegnato delle orecchie
da scimmia su Dean e scritto Muori scimmia! sulla sua
faccia sorridente. Originariamente io avevo scritto Ho la scimmia!,
ma Arthur aveva cancellato il Ho la e scritto Muori.
Avevamo anche altre pagine preferite. Quella di Olivia riceveva
un bel po' di attenzioni. Io avevo decorato il suo naso con dei
pois neri. E avevo scritto: Mi servono i cerotti Bior. E una
mastoplastica aveva aggiunto Arthur.
Arthur per preferiva Peyton a Olivia. L'annuario risaliva a tre
anni prima e quando noi eravamo in prima media Peyton era in
terza. Era una vera impresa, ma Peyton era addirittura pi carino
quando era alle medie. Gli avevamo disegnato i codini ai lati della
testa e, anche se ero stata io a farlo, dovevo battere gli occhi tutte
le volte che aprivamo l'annuario alla pagina della sua foto, ricordando
a me stessa che non era veramente una femmina. Scopami
il mio bel culetto aveva scritto Arthur. E intanto strozzami
aveva aggiunto recentemente, spiegandomi che una volta durante
un viaggio in autobus Peyton gli aveva avvolto la sua sciarpa intorno
al collo e ce l'aveva tenuta finch non si era formato un anello
viola. Ho dovuto portare il collo alto per un fottutissimo mese
si era lamentato Arthur. E sai con quanta facilit mi surriscaldo.
Arthur disegn un fumetto che usciva dalla bocca di Dean:
A cosa sta pensando oggi quel gentiluomo di Dean Barton?.
Prima che potesse decidere, la porta si apr e sentimmo la signora
Finnerman che salutava. Arthur afferr la pipa dal tavolo e se la
infil in tasca. In cucina, mamma! grid. C' anche TifAni.
Mi girai e vidi la signora che entrava in cucina, srotolando i giri
di una sciarpa. Ciao, tesoro mi disse.
Salve, signora Finnerman. Sorrisi, sperando di non sembrare
sciatta e drogata.
Lei si tolse gli occhiali, appannati per il passaggio dal freddo
alla casa riscaldata, e li pul con l'orlo della gonna. Resti per
cena?
Oh, no, non posso risposi. Ma grazie.
Sai che sei sempre la benvenuta, cara. Si rimise gli occhiali e
i suoi occhi erano luminosi dietro le lenti pulitissime. Sempre.
Il professor Larson ci aveva avvertito che sarebbe successo.
Ci toccavano due settimane di grammatica, subito dopo la nostra
discussione su Aria sottile. Quell'annuncio aveva provocato un
lamento teatrale da parte della classe e un sorriso giocoso da parte
del prof: il sorriso che immaginavo rivolgesse a tutte le ragazze
con cui usciva, subito prima di far scivolare la mano sotto la massa
bionda dei loro capelli e inclinarsi per un dolce bacio.
A causa dell'estenuante corso di grammatica che avevo dovuto
subire alla Mt. St. Theresa, quella notizia era deludente ma, con
mia sorpresa, aliment anche in me una sorta di adrenalina territoriale.
Mettimi alla prova, avevo pensato a settembre. Frasi con il
gerundio, il participio presente, modificatori del sostantivo: avrei
steso quei dilettanti. Adesso per, senza il professor Larson e con
il mio spirito di competizione ridotto al lumicino, ero solo felice
di avere l'occasione di non dovermi applicare.
L'insegnante che avevano chiamato per sostituirlo, la professoressa
Hurst, aveva il corpo di un ragazzino di dieci anni e comprava
i vestiti - pantaloni kaki e camicie color pastello - da Gap
Kids. Vista da dietro, avrebbe potuto facilmente essere scambiata
per il fratellino noioso di un liceale. Sua figlia frequentava
l'ultimo anno alla Bradley e siccome era gi stata ammessa alla
Dartmouth e aveva un lungo naso affilato e occhi cerchiati da
virgole viola, avevo dato per scontato che fosse un'innocua secchiona.
Ma anni di rifiuto da parte di ragazze carine e ragazzi
che non erano cos tanto arrapati l'avevano trasformata in una
pettegola acida. Sua madre, seduta davanti alla classe con una
caviglia ossuta appoggiata sull'altra, sapeva tutto di me fin dal
primo giorno.
Inizi a prendermi di punta quando qualcuno port in classe
delle ciambelle che erano avanzate dalla riunione per l'annuario
di qualche ora prima. La professoressa Hurst tagli a met le
ciambelle rimaste, anche se ce n'erano undici e solo nove studenti,
per cui erano pi che sufficienti perch tutti ne mangiassero una
intera. Immaginai che lo avesse fatto perch potessimo assaggiare
vari gusti e ne presi una met al cioccolato e un'altra met con
zucchero a velo.
TifAni chiocci lei con tono di disapprovazione. Cavolo.
Lasciane un po' per il resto della classe.
I suoi insulti atterravano delicatamente, ma bastavano per
suscitare una cauta risatina da parte di alcuni studenti, esitanti
all'idea di farsi coinvolgere in queste dinamiche. Inglese avanzato,
che era pieno di figli di mamme della Ivy League con grandi
velleit artistiche, non era il suo pubblico ideale (avrebbe avuto
maggior fortuna con i malvagi degenerati di chimica), ma faceva
quel che poteva.
La mia amicizia con Arthur non le era sfuggita. Questo faceva
il paio con il fatto che Arthur era la persona pi intelligente della
classe - cattedra inclusa -, che non era esattamente modesto in
proposito e che portava sulla fronte un bersaglio ancora pi grande
del mio.
Una mattina, una spiegazione particolarmente contorta
dell'opposizione spinse Arthur a scrivere il suo esempio sul bigliettino
che ci stavamo passando a ripetizione, cosa che facevamo
continuamente, perfino in mensa, quando avremmo potuto parlare
in tutta libert. La Hurst, la nuova insegnante idiota... Mi
misi una mano sulla bocca per trattenere la risata, ma una scheggia
acuta sfugg. La classe si raggel insieme alla professoressa
Hurst, che si prese tutto il tempo necessario per guardare oltre la
sua spalla ossuta, il pennarello rosso che sanguinava sulla lavagna
come una ferita da arma da fuoco.
Sai cosa? Allung il pennarello verso di me. Voglio che tu
venga qui ad aiutarmi.
Qualunque altra studentessa avrebbe avvertito che l'umiliazione
era imminente, avrebbe incrociato le braccia viziate e
privilegiate e si sarebbe rifiutata di alzarsi. Meglio tentare la sorte
nell'ufficio del preside che ricevere una punizione davanti ai
tuoi compagni. Ma io ero ancora pesantemente gravata da quella
paura da ragazza cattolica e quando un insegnante ti diceva una
cosa, tu la facevi. Sentii l'occhiata che Arthur mi lanci di sfuggita
mentre mi alzavo e arrancavo verso la parte anteriore della
classe, un condannato a morte che sta per essere gettato a mare.
La Hurst mi premette il pennarello in mano e si allontan dalla
lavagna, facendomi spazio.
Forse un esempio pu essere di aiuto? propose fin troppo
dolcemente. Scrivi questo.
Io indugiai con il pennarello sulla lavagna e aspettai.
TifAni.
La guardai da sotto il mio braccio alzato, aspettando il resto
della frase.
Scrivilo tub lei. TifAni.
Scrissi il mio nome, con la paura che mi rivestiva le cuciture
dello stomaco.
Mentre mettevo il puntino sulla i, la Hurst continu: Virgola.
Ancorai il mio nome con il segno d'interpunzione e aspettai la
successiva gamma di istruzioni.
La professoressa dett: Una volgare sgualdrinella da centro
commerciale. Virgola.
Se il sussulto nell'aula fu una reazione a ci che aveva detto
la Hurst o al malvagio Vaffanculo di Arthur, io non lo so. Ma
subito dopo Arthur era in piedi, stava girando l'angolo della cattedra
e si avvicinava alla Hurst, che stava facendo una certa fatica
a mantenere la sua espressione da stronza mentre un toro di un
metro e novanta e centoquaranta chili la caricava.
Arthur Finnerman, torna immediatamente al tuo posto. Le
parole le uscirono precipitosamente di bocca e lei arretr mentre
Arthur si metteva davanti a me, un cane che protegge il padrone
da un intruso.
Arthur punt il dito contro la faccia della professoressa e lei
ebbe un sussulto. Chi cazzo ti credi di essere, stronza idiota?
Arthur. Gli misi una mano sul braccio, trovando la pelle sotto
la sua polo calda al tatto.
Bob! strill all'improvviso la professoressa Hurst. Poi a ripetizione,
con regolarit maniacale. Bobbb! Bobbbbb! Bobbb!
Bob Friedman, l'altro professore d'inglese della classe di fronte,
spalanc la porta dell'aula con l'espressione frastornata e una
mela morsicata stretta tra il pollice e l'indice. Che  successo?
disse ansimando con un boccone di Fuji in bocca.
Bob. La professoressa Hurst inspir tremando, ma si rimise
dritta, ringalluzzita dalla presenza minuta del collega. Ho bisogno
del tuo aiuto per accompagnare il signor Finnerman nell'ufficio
del professor Wright. Mi sta minacciando fisicamente.
Arthur scoppi a ridere. Lei  una stronza isterica, prof.
Ehi! Il professor Friedman punt la carcassa della sua mela
contro Arthur e si avvi verso la parte anteriore dell'aula, inciampando
in uno zaino e incespicando per tutto il resto del tragitto,
quasi perdendo gli occhiali nel frattempo. Se li rispinse in cima
al naso prima di lasciar aleggiare la mano sulla schiena di Arthur.
Avevamo sentito tutte le voci a proposito del seminario annuale
sulle molestie sessuali che gli insegnanti erano obbligati a frequentare.
Erano terrorizzati all'idea di toccarci. Andiamo. Nell'ufficio
del professor Wright, adesso.
Arthur fece un rumore disgustato e si scroll di dosso la mano
fantasma di Friedman. Usc dall'aula a passi pesanti, precedendo
di vari metri l'insegnante.
Grazie, Bob disse la Hurst, tutta compita e formale, tirandosi
l'orlo della camicia e gonfiando il petto inesistente. Friedman
annu e si affrett a seguire Arthur.
Vari studenti si coprivano la bocca con la mano; due nerd trattenevano
a stento le lacrime.
Chiedo scusa per l'interruzione disse la Hurst, cercando di
assumere un tono severo. Ma io vidi che le tremava la mano mentre
cancellava il mio nome con il cancellino e mi diceva di tornare
a posto. Almeno dopo quell'episodio smise di infastidirmi.
Per il resto della giornata non vidi Arthur a scuola. Dopo l'allenamento,
percorsi il sentiero di terra battuta fino a casa sua, le
foglie cadute erano cos sottili e secche che si frantumavano sotto
le mie scarpe da ginnastica.
Arthur non venne alla porta quando bussai. Continuai a picchiare,
le imposte che tremavano alle finestre, ma lui non rispose
alla mia chiamata.
Arthur non era a scuola neanche il giorno dopo e io immaginai
che fosse stato sospeso per il resto della settimana, ma quando mi
sedetti al tavolo del pranzo, il mio vecchio tavolo, che adesso era
la mia dimora fissa, gli occhi dello Squalo si riempirono di lacrime
mentre mi sussurrava che Arthur era stato espulso.
La parola espulsione mi riemp della stessa paura di cancro
o attacco terroristico. Come hanno potuto espellerlo? In
realt non ha fatto niente.
Credo che per loro sia stata semplicemente l'ultima goccia.
Lo Squalo sbatt le palpebre e si form una lacrima. Rimasi a
guardarla sorpresa mentre le rotolava gi non lungo la guancia,
ma lungo il lato della faccia. Le diede un colpetto, come si farebbe
con una formica che ti cammina sulla coscia. Dopo il pesce.
Avrebbe potuto benissimo parlare spagnolo, materia nella quale
me la stavo cavando a stento con una C. Il pesce?
Ah. Lo Squalo si spost sulla sua sedia. Pensavo che te lo
avesse raccontato.
Non ho idea di cosa tu stia parlando. L'impazienza mi fa
sempre alzare la voce e lo Squalo si port un dito alle labbra,
zittendomi.
Abbass la voce. Non lo so, io non c'ero. Ma l'anno scorso 
stato sospeso per aver calpestato un pesce durante la lezione di
biologia.
Mi resi conto che non facevo fatica a immaginarlo. Riuscivo a
immaginare il modo in cui Arthur aveva digrignato i denti e spalancato
gli occhi davanti alla Hurst, mentre il suo piedone scendeva
sul corpo azzurro e scivoloso che si dibatteva e boccheggiava
sul pavimento bagnato, sapendo di doverci mettere quanta pi
forza possibile, altrimenti sarebbe semplicemente sgusciato via.
Perch avrebbe fatto una cosa del genere?
Quei ragazzi. Lo Squalo scosse la testa, con l'aria di una
madre turbata dalla violenza dei video musicali di oggi. Dean.
Lo hanno sfidato a farlo. Si port le dita alle tempie, tendendo
la pelle in modo tale che divent uno Squalo asiatico. Povero
Arthur. Non riuscir mai a entrare alla Columbia con questi
precedenti. Neanche con tutti quei parenti che l'hanno frequentata.
Quel pomeriggio finsi di avere un crampo dopo due chilometri
del nostro giro di corsa da otto e feci cenno alle altre ragazze di
continuare senza di me. Poi tornai indietro verso la scuola e coprii
la stessa distanza in sette minuti.
Stavolta tenni premuto il campanello e non lo lasciai finch
non sentii la casa che tremava sotto i passi di Arthur. Lui spalanc
la porta e mi lanci un'occhiata indifferente.
Arthur! sbraitai.
Calmati. Si gir e si avvi su per le scale. Vieni.
Ci sedemmo sul suo letto e mi pass la pipa.
 davvero irrevocabile? chiesi.
Arthur spalanc la bocca ed esal una grossa boccata di fumo.
 davvero irrevocabile.
 quello stronzo di Dean che dovrebbe essere espulso mormorai.
C' un motivo se la mensa si chiama come la sua famiglia.
Arthur batt il lato della pipa contro la struttura del letto, smuovendone
il contenuto. Me la offr di nuovo e io scossi la testa.
Be', forse sarebbe stato espulso se io avessi mostrato un po'
di palle dissi.
Arthur grugn e si alz di scatto dal letto. Io cercai di mantenere
l'equilibrio mentre il materasso si inclinava verso di me. Che
c'? domandai.
Ma non l'hai fatto disse Arthur. Non l'hai fatto! Perci smettila
con questa stronzata del disprezzo che provi verso te stessa.
Sei incazzato con me per questo? Mi strinsi la pancia; non
potevo sopportare che qualcun altro fosse incazzato con me.
Sei tu che dovresti essere incazzata con te stessa! rugg Arthur.
Hai avuto la possibilit di affossarlo e non lo hai fatto perch
proruppe in una risata vigorosa che gli risal dal profondo,
pensavi davvero di poterti ancora riscattare. Questo lo fece
ridere ancora di pi. Oddio, oddio continu a ripetere, come
se fosse la cosa pi maledettamente divertente che avesse mai
sentito.
Tutto divent calmo e immobile dentro di me. Oddio, cosai
Arthur sospir pietosamente.  solo che, non te ne rendi conto?
Non lo capisci? Ti hanno fatto del male fin dall'inizio. E tu sei
cos... Si afferr i capelli. Quando li lasci andare, aveva ciuffi
sparati selvaggiamente in tutte le direzioni. Sei una mignotta talmente
stupida che non l'hai neanche capito.
Avrei preferito un milione di volte uno schiaffo di Dean a quel
discorso. Almeno quello che voleva lui, quello che lo faceva incazzare
se non poteva averlo, era la cosa pi basilare e primaria del
mondo, non era in alcun modo un riflesso su di me come essere
umano. La presa di coscienza che Arthur mi vedeva in una luce
completamente diversa da quello che pensavo fu devastante. Non
eravamo amici, compagni, uniti pi di ogni altra cosa dal nostro
disprezzo per le Gambe Pelose e le ho. Io ero una reietta che
Arthur aveva magnanimamente accolto. Non il contrario. Contrattaccai
nell'unico modo che conoscevo.
S, gi borbottai almeno Dean mi voleva. Io ho avuto un'occasione.
A differenza tua.  da tre anni che ti si rizza l'uccello per lui.
La faccia di Arthur si contrasse, anche se solo leggermente,
e per un attimo pensai che sarei potuta scoppiare a piangere
anch'io. Lui mi aveva difeso, era stato l'unico a farlo oltre
il professor Larson. Prima che potessi fermare quel treno che
stava per mettersi in moto cigolando, i lineamenti di Arthur si
ricomposero placidamente in un'espressione fredda e malvagia.
E a quel punto era davvero troppo tardi. Ma di che cosa stai parlando?
Lo sai di cosa sto parlando. Mi spostai la coda bionda dalla
spalla. I miei capelli, le mie tette, tutto ci di me che mi aveva
messo tanto nei guai improvvisamente era la mia sola arma per
difendermi. Non prendi in giro proprio nessuno. Il mio sguardo
guizz tutto intorno. Adocchiai l'annuario sulla scrivania di
Arthur. Scattai in piedi e lo afferrai, sfogliando le pagine fino alla
nostra preferita.
Uh, vediamo. Trovai la foto di Dean. Scopami nel culo.
Cos forte da farmi sanguinare. C'erano cos tanti scarabocchi
sulla foto di Dean che Arthur aveva disegnato una freccia dalla
faccia di Dean al fondo della pagina, dove aveva scritto altre cose.
Oh! E questa perla: Tagliami il cazzo. Alzai lo sguardo verso
Arthur. Certo, cos lo puoi fare impagliare e te lo puoi mettere
nel lettino come un orsacchiotto, checca del cazzo.
Arthur scatt verso di me. Le sue zampe erano sul libro e me
lo strappavano via dalle mani. Cercai di riprenderlo e, quando ci
riuscii, persi l'equilibrio. Incespicai all'indietro, sbattendo la testa
contro il muro. Come una mocciosa, quella bua mi fece infuriare.
Gemetti e mi misi una mano sul punto in cui faceva male.
Ti sei mai fermata a pensare ansim Arthur, con la nostra
piccola zuffa che gli incitava il cuore, seppellito sotto tutti quegli
strati di grasso che io non voglio scoparti non perch sono gay
ma perch sei disgustosa?
Aprii la bocca per difendermi, ma Arthur mi interruppe.
Quello che dovresti fare  tagliarti queste qui. Nessuno che abbia
mai fatto qualcosa di importante ha delle zinne cos. Si strinse
le sue tette e le agit violentemente.
Se avessi continuato il mio allenamento a quell'ora avrei affrontato
la collina di New Gulph Road, ma non avrei avuto comunque
il fiatone che avevo in quel momento. Avevo le dita intorno alla
foto sul comodino di Arthur, quella di lui e suo padre, che ridevano
guardando il mare, e prima che Arthur potesse prendermi,
scappai via. Lo sentii sulle scale dietro di me, ma diversamente
da un film dell'orrore, l'assassino era obeso, lento e strafatto. Io
ero davanti alla porta e mi stavo caricando lo zaino in spalla, addirittura
prima che Arthur fosse riuscito ad arrivare al secondo
piano. Poi uscii e continuai semplicemente a correre finch non
fui certa che Arthur era rimasto molto indietro, chino con le mani
sulle ginocchia, ansimante e furioso. Non mi fermai per quasi un
chilometro, accorgendomi che stavo andando verso la stazione di
Rosemont, che era pi lontana, ma era anche un posto in cui ad
Arthur non sarebbe venuto in mente di cercarmi. Quando finalmente
rallentai e mi misi a camminare, guardai la foto che avevo
tra le mani: vidi la felicit che Arthur desiderava e presi in considerazione
l'idea di tornare indietro. Ma poi pensai che suo padre
era un coglione. Probabilmente gli stavo facendo un favore prendendo
quella foto. Forse lo avrebbe aiutato ad andare avanti, a
smetterla di essere uno stronzo ciccione. Mi fermai sul ciglio della
strada e in ogni caso le trovai un posto sicuro, infilandola in una
cartellina per proteggere tutte le stupide conchiglie che decoravano
la cornice.
Qualche giorno dopo scoprii che Arthur si era iscritto alla
Thompson High, una scuola pubblica a Radnor. Nel 2003 la
Thompson High mand solo due diplomati di quell'anno, trecentosette
in totale, alle universit della Ivy League. Arthur non era
destinato a essere tra di loro.
.
Capitolo 11.
.
Se fossi stata una ventiduenne, appena uscita dall'universit,
alla ricerca disperata di un lavoro, avrei chiamato Nell per leggerle
ad alta voce questa email. Oh, mio Dio, senti questa!
Gentile signora FaNelli,
mi chiamo Erin Baker e sono la responsabile delle risorse umane
per Type Media. Stiamo aprendo una posizione per il responsabile
approfondimenti della rivista Glow, e saremmo lietissimi se lei
volesse venire a fare un colloquio, se  interessata. Posso invitarla a
prendere un caff per discuterne questa settimana? Lo stipendio 
concorrenziale.
Cordialmente,
Erin
Ho chiuso l'email. Non avevo fretta di rispondere perch non
ero minimamente interessata. S, responsabile approfondimenti
era un passo in avanti importante rispetto a caposervizio e potevo
guadagnare di pi, ma in realt i soldi non erano un problema. A
prescindere da quanto mi avessero offerto, non sarebbe stato mai
abbastanza per farmi trasferire in una rivista esattamente uguale
al Women's Magazine, che per giunta almeno era un'icona,
quando LoLo aveva lasciato cadere il fottuto New York Times
Magazine davanti alla porta di casa mia come fa un gatto con un
topo decapitato.
Anche se avevo scritto fin troppe volte le parole il suo membro
durante il mio incarico al Women's Magazine, nel suo nome
c'era un riconoscimento che mi offriva protezione, proprio come il
mio fidanzamento con Luke. Quando dico alle persone che lavoro
nel campo delle riviste e loro mi chiedono dove, non mi stanco mai,
proprio mai, di piegare modestamente la testa e di rispondere con la
mia migliore intonazione interrogativa: Il Women's Magazine?.
Quell'inflessione nella mia voce: ne hai mai sentito parlare? Come
quegli stronzetti arroganti di Harvard: Oh, sono andato all'universit
a Cambridge. Dove? Harvard? S, abbiamo sentito
parlare tutti di Harvard, porca puttana. Mi eccita quel riconoscimento
istantaneo. Ne ho avuto abbastanza di dare spiegazioni alle
scuole superiori, di giustificare la mia presenza plebea tra i re: Vivo
a Chester Springs. Non  cos lontano. Non sono cos povera.
Sono uscita dalla mia casella di posta. Avrei risposto pi tardi
a Erin Baker, con qualche cazzata del tipo: Grazie mille per aver
pensato a me, ma in questo momento sono molto felice nella mia
posizione attuale.
Ho tamburellato sul tavolo con le mie unghie verde muschio,
chiedendomi dove fosse Nell. Sono passati vari minuti prima che
mi accorgessi che era arrivata. Le teste che si voltavano all'ingresso
del ristorante sono state il primo segnale. Il secondo  stata la
sommit della testa di Nell, la tonalit di biondo pi scioccante
che puntava dritta verso di me.
Scusa! Si  piegata sulla sedia. Nell  cos alta che le sue
gambe filiformi non entrano mai sotto il tavolo. Le ha allungate
nel corridoio, con uno stivaletto che ciondolava sull'altro, il tacco
sottile e affilato come un artiglio. Era una di quelle sere. Non
riuscivo a trovare un taxi.
Qui si arriva direttamente da casa tua con la linea uno le ho
detto.
La metropolitana  per quelli che lavorano. Mi ha sorriso.
Stronza.
Il cameriere  arrivato e Nell ha ordinato un bicchiere di vino.
Io ne avevo gi preso uno e ne avevo bevuto met. Avevo cercato
di farmelo durare, visto che me ne sarei concessa solo due, essenzialmente
una cena.
Questa faccia? ha detto Nell e ha tirato in dentro gli zigomi.
Finalmente. Sto morendo di fame.
Lo so.  uno schifo. Nell ha aperto il menu. Che prendi?
La tartare di tonno.
Nell sembrava confusa mentre studiava il menu, piccolo come
un libro di preghiere tra le sue mani. Dov'?
 sotto gli antipasti.
Nell  scoppiata a ridere. Cazzo, sono cos felice che non mi
sposer mai.
Il cameriere  tornato con il vino di Nell e ci ha chiesto cosa
poteva portarci. Nell ha ordinato un hamburger perch  una sociopatica.
In ogni caso non lo avrebbe neanche mangiato tutto.
L'Adderall l'avrebbe aiutata a distrarsi dopo pochi morsi. Avrei
voluto che funzionasse anche per me, ma tutte le volte che prendevo
una pillola blu di Nell, perfino in quella sporadica serata che
la coca trasformava in mattina in un batter d'occhi, il mio appetito
riusciva sempre a farsi largo verso la superficie. L'unica cosa che
funzionava per me era la disciplina dura e pura.
Quando ho fatto la mia ordinazione, il cameriere ha detto:
Scusi se mi permetto, ma  un piatto molto piccolo. Ha chiuso
il pugno per mostrarmelo.
Sta per sposarsi. Nell ha sbattuto gli occhioni.
Il cameriere ha fatto un verso simile a un Aaahhh. Era gay, minuto
e grazioso. Probabilmente aveva un maschione barbuto con
cui si sarebbe visto dopo la fine del turno. Mentre prendeva il mio
menu ha detto: Congratulazioni. Quella parola  stata come un
cubetto di ghiaccio appoggiato sul nervo scoperto di un dente.
Cosa? ha esclamato Nell quasi senza fiato. La fronte mi si era
corrucciata con quella forma a v, come succede sempre prima che
io scoppi a piangere.
Mi sono coperta gli occhi con le mani. Non so se voglio
farlo. Ecco, l'avevo detto. A voce alta. L'ammissione era quell'unico
sassolino che si stacca e rotola gi per il fianco della montagna,
cos insignificante che sembra impossibile che la travolgente valanga
bianca sia partita da l.
Okay ha detto Nell con tono clinico, le labbra pallide tirate.
 una cosa recente? Da quanto tempo ti senti cos?
Ho esalato a denti stretti. Da tanto.
Nell ha annuito. Le sue mani hanno indugiato sui lati del calice
di vino, mentre lei ne fissava le profondit rosse. Nel ristorante in
penombra non c'era traccia di azzurro nei suoi occhi. Alcune ragazze
hanno bisogno di quella luce, di quelle due pozze brillanti,
prima che si possa decidere che s,  carina. Ma Nell no.
Come ti sentiresti ha detto, allargando per un attimo le narici
se annullassi tutto?
Ha piegato la testa verso di me. I capelli biondi le sono scivolati
oltre la spalla, scintillando come un ghiacciolo sul bordo di un tetto.
Ho sospirato. Ci ho pensato per un attimo.
C'era stata una sera, non molto tempo prima, in cui un tizio
bellicoso mi aveva chiamato brutta troia perch pensava che lo
avessi scavalcato nella coda al bancone di un locale.
Fottuto! gli avevo detto sogghignando.
Ti piacerebbe. La catena intorno al suo collo danzava argentata
sotto le luci e la sua pelle rettiliana si piegava in punti in
cui non avrebbe dovuto alla sua et. Se solo avesse resistito alle
lampade degli Hollywood Tan di zona come avevo fatto io.
Avevo alzato il mio dito pi importante. Sei adorabile, ma
sono fidanzata.
L'espressione del suo viso. I poteri quasi magici di quell'anello
per come m'imbaldanziva, mi proteggeva dal dolore.
Ho detto a Nell: Mi renderebbe molto triste.
Perch ti renderebbe triste?
Perch se hai ventotto anni e vivi in un palazzo con portiere
a Tribeca, se quando scendi da un taxi ti precedono i tuoi tacchi
Giuseppe, se stai organizzando un matrimonio a Nantucket con
un uomo che ha il pedigree di Luke Harrison, vuol dire che la tua
vita sta andando alla grande. Se invece hai ventotto anni, sei single
e non assomigli per niente a Nell, e cerchi di piazzare quelle stesse
scarpe su eBay per pagare la bolletta della luce, Hollywood fa dei
film tristi su di te.
Perch lo amo.
Le due parole successive sembravano del tutto innocenti, ma
io conoscevo Nell ed erano state scelte per ottenere il massimo
impatto. Che dolce.
Le ho fatto un cenno di scuse.
Il silenzio che  seguito sembrava ronzare come l'autostrada
dietro casa mia in Pennsylvania. Quando ero piccola ci ero cos
abituata che per me era come il silenzio. Lo notai soltanto quando
per la prima volta invitai alcune amiche della Mt. St. Theresa
a dormire da me. Che cos' questo rumore? chiese Leah, arricciando
il naso mentre mi rivolgeva un'occhiata accusatoria.
Adesso Leah era sposata. Aveva una bambina che vestiva di rosa
confetto per i suoi album su Facebook.
Nell ha giunto le mani per un'ultima implorazione. Sai, per
gli altri non  cos importante come credi tu. Si  messa a ridere.
No, cos suona male. Volevo dire solo che il fatto che tu abbia
qualcosa da dimostrare potrebbe essere soltanto nella tua testa.
Se era vero, significava che ci avrebbero restituito la caparra
del ricevimento, che il mio abito di Carolina Herrera sarebbe rimasto
chiuso nell'armadio a tenere il broncio. Che avrei partecipato
al documentario senza il mio tumore da quattro carati, la
prova tangibile che valevo molto di pi della stima precedentemente
stabilita. Non  vero.
Nell mi fiss con i suoi occhi color inchiostro. S che  vero.
E dovresti pensarci. Molto bene. Prima di fare un grosso errore.
Questa s che  bella. Ho riso aggressiva. Detto da colei che
mi ha insegnato a manipolare ogni singola persona della mia vita.
Le labbra di Nell si sono aperte, muovendosi intorno a parole
che non stava pronunciando. Mi sono resa conto che stava
ripetendo quello che avevo appena detto, per se stessa, cercando di
capirne il senso. In un attimo la sua espressione  passata dalla
frustrazione alla sorpresa. Perch pensavo che questo ha fatto
roteare freneticamente le mani, evocando tutto ci che avevo messo
insieme per me, fosse ci che volevi. Pensavo che tu volessi
Luke. Pensavo che questa piccola farsa ti rendesse felice. Si 
data uno schiaffetto sulla guancia e ha farfugliato: Cristo, Ani,
non lo fare se non ti rende felice!.
Sai? Ho appoggiato un braccio sull'altro. Due barriere piazzate
con cura per tenerla lontano da dove contava di pi. Ti avevo
chiesto di venire sperando che mi avresti fatto sentire meglio. Non
peggio.
Nell si  tirata su, vivace come una cheerleader. Okay, Ani.
Luke  un ragazzo fantastico. Ti vede esattamente per quella che
sei e ti accetta cos. Non si aspetta che tu cambi in nessun modo.
Accidenti, dovresti proprio ringraziare la tua buona stella. Mi ha
guardato in cagnesco.
Il nostro adorabile cameriere  ricomparso con un cestino tra
le mani. Scusate ha borbottato. Probabilmente non lo volete.
Ma, pane?
Nell gli ha rivolto un sorriso abbagliante ed esasperante. Mi
farebbe davvero piacere un po' di pane.
Lui si  visibilmente rallegrato sotto i suoi riflettori, con il sangue
che gli schizzava verso le guance e gli occhi che si illuminavano,
aguzzandosi, come succede a tutti quando Nell getta loro una
manciata della sua polverina magica. Mi sono chiesta se se ne sia
reso conto mentre il suo braccio intersecava lo spazio tra di noi,
quando ha messo il cestino al centro del tavolo. Il modo in cui
l'aria ha crepitato in quel punto, come un avvertimento.
Le settimane passavano, allontanando sempre di pi New
York dall'estate, con settembre che ormai combatteva il caldo con
poca convinzione. Era previsto che le riprese iniziassero, che io
fossi pronta o no. Ho fatto una prova per l'abito e la sarta si 
meravigliata per lo spazio vuoto tra la mia vita e il corpetto taglia
quaranta. Ero sgomenta quando l'avevo ordinato. Una taglia quaranta?
Le taglie degli abiti da sposa sono completamente diverse
da quelle dei vestiti normali mi aveva assicurato la commessa.
Lei pu essere benissimo una trentotto o addirittura una trentasei
in un negozio come Banana Republic, ma ci la rende una
quaranta o una quarantadue quando si parla di abiti da sposa.
Non ordini la quarantadue avevo detto, sperando che la mia
espressione inorridita spiegasse anche che non avrei mai fatto acquisti
da Banana Republic.
Dovevo tornare a casa nella Main Line gioved sera. Venerd
era il primo giorno di riprese. La squadra del documentario non
aveva ottenuto il permesso per girare all'interno della scuola, cosa
che mi aveva sollevato, ma non per i motivi pi ovvi. La Bradley
non avrebbe voluto nessuna pubblicit negativa e la mia storia
gliel'avrebbe assicurata, perci questo implicava che l'angolazione
che il documentario stava prendendo era pi in linea con la
mia. Mi chiedevo chi altri la squadra avesse convinto a partecipare
a parte Andrew. Glielo avevo chiesto, ma non me lo avevano
detto.
Il giorno prima di partire ho depredato la redazione Moda:
jeans scuri cerati, top di seta Theory, stivaletti di camoscio n
troppo alti n troppo bassi. Ho convinto il redattore Accessori
a prestarmi una collanina deliziosa: una catena sottile di oro
rosa con una piccola barretta di brillanti che scintillavano.
In tiv avrebbe fatto una bella impressione, elegante. Quel pomeriggio
ho fatto una messa in piega per ottenere delle onde disordinate e
di tendenza. L'obiettivo era apparire semplice e ricercata.
Stavo piegando una blusa color carbone per metterla nel borsone
da weekend quando ho sentito la chiave di Luke nella toppa
della porta.
Ciao, piccola ha gridato.
Ciao ho detto, a voce non abbastanza alta perch potesse
sentirmi.
Ci sei? Le scarpe di Ferragamo di Luke si sono avvicinate
ticchettando e ben presto la sua figura ha occupato lo specchio
della porta. Indossava un completo blu navy spettacolare, i pantaloni
stretti cuciti a mano di una stoffa cos sontuosa che brillava.
Ha appoggiato le mani sugli stipiti e si  chinato in avanti, con il
petto che si allargava.
Bel bottino ha detto, indicando con un cenno il mucchio di
vestiti sul letto.
Non li ho pagati, non preoccuparti.
No, non era questo che intendevo.
Luke mi ha guardato trasferire pile di abiti dal letto alla bocca
spalancata della borsa.
Come ti fa sentire tutto questo?
Bene ho risposto. Sento che sto bene. Mi sento bene.
Tu stai sempre bene, piccola. Luke ha sorriso.
Non ero in vena di scherzare. Vorrei che potessi venire con
me ho sospirato.
Luke ha annuito comprensivo. Lo so. Anch'io. Ma mi sento
troppo in colpa perch non so quando avr la possibilit di vedere
di nuovo John. Luke era pronto a partire con me, ma qualche
settimana prima aveva scoperto che il suo amico John, che nutriva
orfani in India o qualche altra merda che mi faceva sentire
una stronza di plastica per quello che faccio, sarebbe passato da
New York. Sarebbe rimasto solo due giorni prima di tornare in
India per un altro anno. Non sarebbe riuscito a venire neppure
al nostro matrimonio. Avrebbe portato con s la sua fidanzata,
un'altra volontaria di nome Emma, che aveva venticinque anni.
Ero stata ferita all'istante dal suo splendido nome e dalla sua et
perfetta. Non riuscivo ancora a credere che di l a due anni ne
avrei compiuti trenta. Venticinque? avevo commentato sbuffando
con Luke. Che cos', una sposa bambina ordinata per
corrispondenza?
A venticinque anni non si  poi cos giovani aveva replicato
lui. Si era reso conto di quello che aveva detto e aveva aggiunto:
Per sposarsi, voglio dire.
Capivo quanto era importante John per Luke. Anche se al momento
tra me e Nell c'era un po' di freddezza, se si fosse trasferita
dall'altra parte del mondo e fosse tornata a New York per
due giorni, avrei mollato tutto per vederla. Non mi dava fastidio.
Quello che invece m'infastidiva era il sollievo tangibile di Luke
per essersi tirato fuori dai guai. Quello era un dolore che non potevo
fingere di non provare. Avevo mandato un'email al professor
Larson, pensando: Mi hai spinto tu a questo. Vogliamo vederci
per quel pranzo nella Main Line?
Per ti amo ha detto Luke. Gli  venuta fuori come una domanda:
Per ti amo?. Te la caverai alla grande, piccola. Di'
soltanto la verit. Improvvisamente  scoppiato a ridere. La
verit vi render liberi! Accidenti,  un sacco che non vedo quel
film. A proposito, che gli  successo a Jim Carrey?
Avrei voluto dirgli che era una citazione dalla Bibbia, non da
Bugiardo bugiardo. Di prendere questa cosa sul serio per una volta,
porca puttana. Stavo andando nella tana del leone senza niente
che mi proteggesse a parte qualche vecchio carato verde sul mio
dito. Come poteva bastare? Invece ho detto: Ha fatto quel film
su Burt Wonderstone. Era anche piuttosto divertente.
Quando avevo chiesto al regista, Aaron, quale albergo mi aveva
prenotato, le sopracciglia gli erano schizzate al centro della
fronte per la sorpresa. Avevamo immaginato che saresti stata a
casa dei tuoi.
Vivono piuttosto lontano avevo risposto. Probabilmente
sarebbe pi comodo se mi prendeste un albergo in zona. Direi
che il Radnor Hotel potrebbe andare bene.
Devo controllare se rientra nel nostro budget aveva detto
lui. Ma sapevo che sarebbe stato cos. Non me lo aveva detto nessuno,
ma sospettavo che la mia storia fosse la puntina che teneva
insieme tutto. Non c'era nessuna luce da gettare sull'incidente
senza la mia versione dei fatti. Aiutava anche il mio seno, su cui lo
sguardo di Aaron sembrava appuntarsi involontariamente.
Non avevo pi dormito nella stanza della mia infanzia dopo
l'universit, e anche allora capitava solo sporadicamente. Ogni
estate facevo uno stage, il primo anno a Boston e poi sempre a
New York. Cercavo di passare il pi possibile le vacanze con la
famiglia di Nell. A casa di Nell dormivo divinamente.
Era un'esperienza completamente diversa a casa dei miei, dove
spesso giacevo sveglia per quasi tutta la notte, stringendo qualche
stupido giornaletto di gossip in preda al terrore. Nella mia stanza
non avevo la tiv e le universit non avevano ancora iniziato
a dispensare computer portatili come preservativi gratuiti in un
ambulatorio, dunque l'unico modo che conoscevo per distrarmi
dall'ansia galoppante, dal disgusto che quella stanza, quella casa
rivangavano dalla miniera oscura del passato, era leggere del triangolo
amoroso di Jennifer Aniston-Brad Pitt-Angelina Jolie. Per
me l'unico valido rivale della memoria cupa e senza stelle sono le
sciocchezze superficiali. Queste due cose si escludono reciprocamente
con successo.
Crescendo e avendo pi soldi,  stata come un'epifania: posso
davvero permettermi di andare in albergo. Era facile dare la colpa
al fatto che, quando tornavo a casa, portavo Luke e i miei genitori
non ci avrebbero permesso di dormire nella stessa stanza. Neanche
adesso che siamo fidanzati.  solo che non mi sento a mio
agio con voi due che dormite insieme sotto il mio tetto finch non
siete sposati ha detto mamma, contegnosamente, guardandomi
male quando sono scoppiata a ridere.
Fino all'ultimo minuto non ho detto ai miei genitori che Luke
non sarebbe pi venuto. E di fronte all'insistenza ipocrita di mia
madre perch stessi a casa, le ho spiegato con calma che la societ
di produzione aveva gi pagato una stanza deluxe al Radnor
Hotel e che comunque per me era pi comodo visto che era soltanto
a cinque minuti dalla Bradley.
In realt sono quasi dieci ha precisato mamma.
Sempre meglio che quaranta ho sbottato io. Poi mi sono sentita
in colpa. Perch non usciamo insieme a cena sabato sera?
Offre Luke. Gli dispiace tanto aver dovuto annullare.
Che carino da parte sua ha cinguettato mamma. Perch non
scegli tu il posto? Poi ha aggiunto: Ma io adoro Yangming.
E cos gioved sera ho infilato il mio corpo in procinto di avvizzire
sulla Jeep di Luke (la nostra Jeep, continua a correggermi).
Fiera della targa di New York. Fiera della mia nuova patente di
New York. Le luci dei lampioni si appuntavano sulla patacca ogni
volta che giravo il volante e la collisione creava un'esplosione di
luce color giada cos intensa che poteva accecare. Philadelphia.
Solo un tiro di schioppo, un taxi, un treno e un altro taxi da New
York, aveva detto una volta Carrie Bradshaw. Sentivo che era molto
pi lontana di cos. Come un'altra dimensione, come la vita di
qualcun'altra che adesso mi faceva pena. Era stata cos ingenua e
impreparata a quello che sarebbe successo, che non era stato solo
triste. Era stato pericoloso.
Allora la prima cosa  farti dire il tuo nome, l'et e quanti
anni avevi all'epoca del... Aaron ha farfugliato alla ricerca di una
parola. Del, uhm, dell'incidente. Magari riferiamoci alla data dei
fatti. Perci quanti anni avevi il 12 novembre 2001.
Mi ci vuole altra cipria? mi sono preoccupata. Il naso tende
a diventarmi molto lucido.
La truccatrice si  avvicinata e ha esaminato la base di fondotinta.
Va bene cos.
Ero seduta su uno sgabello nero. Anche il muro dietro di me
era nero. Venerd era il giorno in cui giravamo in studio, una stanza
cavernosa sopra uno Starbucks a Media, Pennsylvania. Ogni
angolo della stanza puzzava del carburante bruciato e ipercostoso
per americani diabetici. Era l che avrei raccontato la mia storia
e poi sabato mattina, mentre gli studenti smaltivano le buffonate
della sera prima, mi avrebbero fatto qualche ripresa nei dintorni
della Bradley. Aaron aveva detto che voleva che indicassi qualche
posto d'interesse. Supponevo che i punti di navigazione in cui
la mia vita era diventata prima mediocre e poi straordinaria adesso
fossero posti di interesse.
Immagina che siamo soltanto io e te, che stiamo chiacchierando
ha detto Aaron. Voleva avere tutto in un'unica ripresa.
Dovevo continuare, dall'inizio alla fine, senza nessuna interruzione.
La continuit emotiva della storia  importante. Se senti
che ti vengono le lacrime agli occhi, non fa niente. Vai avanti.
Potrei intervenire di tanto in tanto per riportarti in carreggiata se
ho l'impressione che tu stia divagando. Ma vogliamo che tu vada
semplicemente avanti a parlare.
Avrei voluto dirgli che non mi sarebbero venute le lacrime agli
occhi, ma la nausea s. Per molto tempo vomitare bile chiara e
sciropposa nel water, nella mia mano, fuori dal finestrino della
macchina era stato il mio modo di reagire. ( normale e non 
niente di cui preoccuparsi aveva assicurato la psicologa di sostegno
ai miei genitori.) Ho preso un respiro profondo. I bottoni
della camicia di seta hanno tirato mentre il mio petto si allargava
e si ritraeva.
Allora, iniziamo semplicemente dalle informazioni di base,
come ti ho detto. Aaron si  premuto l'auricolare nell'orecchio e
ha detto a bassa voce: Posso avere silenzio sul set?. Mi ha guardato.
Stiamo facendo soltanto un sound-check di trenta secondi.
Non dire niente.
La troupe - pi o meno dodici persone -  rimasta in silenzio
mentre Aaron contava guardando l'orologio. Per la prima volta
ho notato che portava una fede. D'oro. Molto spessa. Forse sua
moglie era piatta ed era quello il motivo per cui non riusciva a
staccare lo sguardo dal mio seno?
Ce l'abbiamo? ha chiesto Aaron e uno dei fonici ha annuito.
Ottimo. Aaron ha battuto le mani e si  spostato dietro
l'obiettivo. Okay, Ani, quando diciamo Azione, voglio che tu
dica queste tre cose: il tuo nome, la tua et. Ah! E questo  importante.
Deve essere l'et che avrai quando il documentario andr in
onda, tra otto mesi...
Lo facciamo anche nelle riviste ho balbettato nervosamente.
Usiamo l'et che una persona avr quando uscir il numero.
Esatto! ha detto Aaron. E non dimenticare di aggiungere
quanti anni avevi il 12 novembre 2001. Ha alzato un pollice verso
di me.
Otto mesi pi tardi avrei avuto ventinove anni. Riuscivo a sopportarlo
a stento. Mi sono resa conto di una cosa che mi ha risollevato.
Tra otto mesi anche il mio nome sar diverso ho detto.
Devo usare quello?
S, assolutamente ha detto Aaron. Giusta osservazione. Dovremmo
girare tutto daccapo se non lo facessimo come si deve.
Si  allontanato da me e ha alzato di nuovo il pollice. Andrai alla
grande. Sei stupenda.
Come se fossi l per registrare un talk-show mattutino del cazzo.
Aaron ha fatto un cenno a uno dei membri della troupe. L'atmosfera
era solenne quando ha detto: Prima. Azione. Ha battuto
il ciak e Aaron mi ha indicato e ha mimato con la bocca: Vai.
Ciao, mi chiamo Ani Harrison. Ho ventinove anni. E il 12
novembre 2001 ne avevo quattordici.
Stop! ha gridato Aaron. Addolcendo il tono ha detto: Allora,
non c' bisogno che tu dica: Ciao. Solo: Mi chiamo Ani
Harrison.
Oh, giusto. Ho sbuffato. S, sembra stupido. Scusa.
Non ti scusare! ha detto Aaron, fin troppo indulgente. Te
la stai cavando alla grande. Giuro che ho sorpreso una dei
membri della troupe ad alzare gli occhi al cielo. La donna aveva un
bouquet di ricci crespi che le incorniciavano il viso stretto, gli
zigomi probabilmente pi pronunciati ora che era adulta, come
sarebbero potuti essere quelli di Olivia.
Stavolta, quando hanno urlato Stop, lo avevo detto giusto.
Mi chiamo Ani Harrison. Ho ventinove anni. Il 12 novembre
2001 avevo quattordici anni.
Stop. Aaron che si affannava a dirmi quanto ero stata brava. La
donna che alzava senz'altro gli occhi al cielo.
Facciamone qualcuna dove dici solo come ti chiami, okay?
Ho annuito. Silenzio sul set e Aaron che mi faceva segno di
iniziare.
Mi chiamo Ani Harrison.
Aaron che contava sulle dita fino a cinque, facendomi segno di
dirlo di nuovo.
Mi chiamo Ani Harrison.
Stop.
Ti senti bene? mi ha chiesto Aaron e io ho annuito. Fantastico.
Fantastico. Era tutto elettrizzato. Allora adesso devi soltanto
parlare. Dicci solo quello che  successo. O, meglio ancora,
di' a me quello che  successo. Non devi neanche guardare dritto
in camera. Fai solo finta che io sia un tuo amico e che tu mi stia
raccontando questa storia sulla tua vita.
Ho capito. Mi sono sforzata in tutti i modi per riuscire a
sorridergli.
Silenzio sul set. Il ciak si  abbassato come una ghigliottina.
Non era rimasto niente da fare se non raccontare.

Capitolo 12.

Se non fosse stato per i pesciolini gommosi, non sarei stata l,
proprio al centro del suo cuore palpitante rosso e blu. Prima che
andassi alla Bradley non mi piacevano neanche i pesciolini gommosi,
ma erano tra le poche cose che Olivia mangiava e lei era
magra. Razionalmente capivo che Olivia era magra non perch
aggiungeva i pesciolini gommosi alla sua dieta, ma perch erano la
sua dieta. Comunque non contava. Il bisogno di masticarli, quel
sapore forte che mi bruciava gli angoli della bocca, mi spingeva
ad attraversare la mensa una seconda e ogni tanto anche una terza
volta. Non esistevano deterrenti. N il tavolo dei miei ex amici
precariamente collocato nelle vicinanze della cassa, n i miei pantaloni
adesso cos stretti che avevo iniziato a usare una grossa molletta
come bottone. (Mi dava un altro paio di centimetri.)
Mi feci largo tra i banconi delle vivande. Superai la fila della
gastronomia, il piatto caldo del giorno, il bancone delle insalate e la
postazione delle bevande gassate - Teddy era l e stava imprecando
perch la macchina del ghiaccio era sempre rotta - e mi misi in fila
per pagare. Proprio come in un emporio, caramelle, cioccolatini
e gomme stavano accanto alla cassa. C'erano due file e ci fu un
momento imbarazzante in cui per poco non mi scontrai con Dean,
quando ci facemmo entrambi avanti per cercare di accodarci alla
fila pi breve. Gli cedetti il passo senza lottare, era quella pi vicina
al suo tavolo, la fila che cercavo di evitare in ogni caso. Osservai
Dean avanzare fino all'inizio della fila, trascinando i piedi come
se l'attesa lo stesse annoiando. C' qualcosa nel vedere qualcuno
da dietro, qualcosa nel modo in cui le persone si allontanano, che
ho sempre trovato inquietantemente intimo. Forse perch la parte
posteriore del corpo non  all'erta come quella frontale: la postura
incurvata delle spalle, la flessione dei muscoli della schiena,  la
versione pi onesta che si possa vedere di una persona.
Il sole alto di mezzogiorno filtrava dal cortile da sinistra; i ricci
si attorcigliavano intorno alle chiazze di capelli lanuginosi sul collo di Dean. Stavo pensando: Com' strano che abbia i capelli biondi
e sottili come quelli di un bambino, quando nel resto del corpo ha
i peli scuri e ispidi, quando Dean schizz in aria.
Perch Dean sta saltando? Fu la prima cosa che pensai, e continuai
a pensarlo anche mentre un fumo denso occupava la parte
nuova della mensa, la parte in cui non ero pi la benvenuta. La
mia scomunica divenne la mia grazia salvifica, letteralmente.
Ero a terra, il mio polso ferito era infuriato. Ululai quando
qualcuno correndo accanto a me mi pest il dito. Fisicamente avevo
la sensazione di stare urlando. Percepivo i bordi sfilacciati della
mia gola, ma le mie orecchie non sentivano nulla. Qualcuno mi
afferr il polso malandato e mi mise in piedi e io sentii di nuovo
la pressione di un grido nel mio petto, ma la sua fuoriuscita fu interrotta
mentre i polmoni mi rimanevano impigliati nel fumo. Fui
scossa da una tosse perfida, quella sensazione che non riuscirai
mai pi a respirare per bene.
Era Teddy che mi stringeva il polso. Lo seguii a ritroso da dove
ero appena arrivata, uscendo dall'ingresso per la parte vecchia
della mensa, dove iniziava la fila per la gastronomia per il primo
turno del pranzo alle 11,51. Sentii qualcosa di caldo e appiccicoso
sul mio palmo e abbassai lo sguardo, aspettandomi di vedere
del sangue, ma era solo il sacchetto di pesciolini gommosi, ancora
stretto nella mia mano.
La mensa era piena di fumo nero. Non riuscimmo a uscire
dalla parte da cui entravamo di solito e io e Teddy ci girammo
simultaneamente, come se stessimo provando un balletto per un
talent-show. Salimmo incespicando la rampa di scale dietro di noi
verso la Sala Brenner Baulkin, dove io ero stata soltanto una volta,
per sostenere il mio esame di ammissione.
Adesso, quando penso a quel momento,  un ricordo silenzioso.
In realt l'allarme antincendio stava emettendo un suono
acuto insopportabilmente alto sopra le nostre teste e c'erano urla,
lamenti. In seguito mi dissero che la voce rauca che Hilary curava
con tanta fatica era sparita e lei era solo una bambina piccola, che
piagnucolava: Mamma, mamma mentre rabbrividiva a terra,
con i frammenti di vetro che le scintillavano come diamanti tra
i capelli chiari e secchi. Il suo piede sinistro, ancora stretto nello
zoccolo Steve Madden, non faceva pi parte del suo corpo.
Olivia giaceva accanto a lei e non chiamava nessuno. Olivia era
morta.
Teddy spalanc la porta. Sotto il tavolo di quercia imponente,
dove il preside Mah teneva cene eleganti per i genitori che facevano
le donazioni pi cospicue, c'erano gli altri. Lo Squalo, Peyton,
Liam e Ansilee Chase, una dell'ultimo anno che faceva spesso la
protagonista nelle recite scolastiche e recitava in modo troppo teatrale.
Una gamma casuale di et e status sociali, nient'altro che questo.
Questo vincolo orribile che ci avrebbe tenuti legati per sempre.
Il mio primo ricordo sonoro  Ansilee che ansimava, il modo
in cui piagnucol Oh, mio Dio, oh, mio Dio quando lui entr
nella sala meno di trenta secondi dopo di noi, la pistola che pendeva
allegramente al suo fianco, all'altezza esatta dei nostri occhi.
All'epoca non lo sapevo, ma quella che teneva in mano era una
pistola semiautomatica Intratec TEC-9. Sembrava una mitragliatrice
in scala ridotta. Implorammo silenziosamente Ansilee di stare
zitta, portandoci le dita tremanti alle labbra. Ci avrebbe trovato
comunque. Non era certo un gran nascondiglio.
Buu! La sua faccia comparve tra le gambe eleganti a zampa
di leone della sedia. Un faccino pallido, circondato da boccoli
neri che sembravano morbidi e nuovi come quelli di un lattante.
Ansilee esplose, singhiozzando e gattonando via da lui, rovesciando
una sedia mentre si divincolava per uscire da sotto il tavolo
e schizzare in piedi. La faccia di lui scomparve e poi non vedemmo
altro che le sue gambe dalle ginocchia in gi. Portava un paio di
pantaloncini, anche se era novembre, e i suoi polpacci erano pallidi
e sorprendentemente lisci. Mi piacerebbe dire che qualcuno di noi
le and dietro, cerc di salvarla - era stata ammessa in anticipo ad
Harvard, non poteva morire - e invece ecco quello che dico sempre:
Eravamo sotto choc!  successo tutto cos in fretta!.
Il rumore che produsse la pistola non fu niente in confronto
a quello del corpo di Ansilee quando colp il pavimento. Porco
Dio ansim Liam. Era accanto a me e mi prese la mano, mi guard
come se mi amasse. Il parquet era coperto da un grande tappeto
orientale, ma dal disgustoso crac che fece la testa di Ansilee
quando entr in contatto con il pavimento, non doveva essere assolutamente
spesso e soffice come sembrava.
Lo Squalo mi strinse al petto e io sentii il suo grande seno che
si gonfiava come sulla copertina di un romanzo rosa. La sua faccia
comparve di nuovo tra le gambe della sedia.
Ciao. Sorrise. Era un sorriso totalmente slegato da tutte le
cose della vita che ci portano gioia: un giorno spettacolare di primavera
dopo un inverno uggioso, la prima volta che uno sposo
vede la sua sposa, il viso emozionato della sposa che galleggia su
strati di bianco. Lui punt la pistola verso di noi, facendo oscillare
l'arma da destra a sinistra, quindi per un attimo fu rivolta contro
ciascuno di noi, e un gemito sommesso corse per il gruppo. Quando
fu il mio turno guardai a terra, imponendomi di non tremare,
di non sembrare quella pi spaventata, cosa che in un certo senso
capivo mi avrebbe reso la pi interessante per lui.
Ben sussurr lo Squalo. Ti prego. Sentii le sue dita che mi
si conficcavano nella carne, la sua ascella sudata sulla mia spalla, e
mi ricordai il nome Ben.
Vaffanculo. Non era diretto a nessuno di noi. Ci fu un lungo
momento in cui ci sfin. Poi la sua espressione si ammorbid come
la fiamma di una candela che scende sulla cera. Oh, che bello.
C' Peyton.
Ben. Peyton stava tremando cos tanto che anche il pavimento
inizi a tremare. Amico, non c' bisogno che... Non disse
mai pi niente dopo quel che. Che parola piccola e stupida per
essere l'ultima della tua vita. Il suo bellissimo viso ebbe la peggio.
Un dente di Peyton schizz proprio davanti a me, bianco e perfetto
come un confetto di gomma da masticare.
Stavolta la pistola era stata bassa e vicina. Il rumore mand
Liam dietro lo Squalo e me, quanto pi lontano poteva da Peyton
senza abbandonare la copertura del tavolo. Teddy era dalla parte
opposta e stava stringendo la gamba di una sedia come se fosse
quella di sua madre e lui la stesse implorando di non uscire un sabato
sera. Avevo la sensazione che le orecchie mi si stessero ripiegando
nel cranio. Me ne sfiorai una con un dito e sentii il bagnato.
Una goccia di sangue colp il tappeto, si allarg in cerchi rossi tra
le fibre come un boato sonico. Fu la mia unica goccia di sangue.
Ben rimase accovacciato ancora un po', ammirando la sua opera.
Le sedie avevano afferrato Peyton e reggevano il suo corpo
dritto, le braccia spalancate come quelle di uno spaventapasseri.
Della sua faccia non rimaneva pi niente sotto il naso. Un'enorme
vampata di fumo fluttuava intorno a lui, come una risata in una
notte gelida.
Liam si era scavato un cunicolo nella mia schiena, la bocca
come un bacio umido sulla mia spalla, perci non vide la cosa
miracolosa che successe subito dopo. Ma il resto di noi guard
incredulo Ben che si alzava e a quel punto di lui si videro soltanto
i polpacci bianchi e lisci che si allontanavano sempre di pi
da noi, girando a sinistra, in direzione della scala posteriore che
conduceva al piano terra, dove si trovava l'ala di lingue. Al piano
di sopra c'erano le stanze abbandonate del dormitorio, retaggio
del periodo in cui la Bradley era un collegio. Adesso le usavano
soltanto per le punizioni.
Non mi ero neanche accorta di stare trattenendo il fiato finch
non mi ritrovai a boccheggiare come se fosse il traguardo a
una gara di corsa campestre. Chi ? Mi appoggiai sul petto
dello Squalo. Chi era quello? Lo chiesi di nuovo, anche se lo
sapevo.
Ansilee sta bene? piagnucol Liam con la voce stridula e pateticamente
straniera. Quell'improvviso spostamento delle forze
lo spogliava di tutta la sua spacconeria tranquilla da nuovo arrivato.
Non doveva fare altro che guardare dietro di s per rispondere
alla propria domanda. Perch io l'avevo fatto e la testa di Ansilee
era aperta come uno scrigno.
 come la fottuta Columbine mormor Teddy dall'altro
capo del tavolo. Eravamo tutti alle medie quando era successo.
Non so alla Bradley, ma alla Mt. St. Theresa eravamo rimaste tutte
davanti all'unica televisione gracchiante in biblioteca a guardare
la diretta, finch suor Dennis non l'aveva staccata e ci aveva minacciato
di affibbiarci una nota se non fossimo tornate immediatamente
in classe.
Il fumo che veniva dalla mensa iniziava a strisciare nella stanza.
Ero consapevole che dovevamo andarcene, ma anche che l'unico
modo per uscire era seguire i suoi passi.
Qualcuno ha un cellulare? All'epoca non tutti gli adolescenti
possedevano un cellulare, ma in quella stanza ce lo avevano tutti.
Non importava, perch nessuno aveva avuto il tempo di prendere
lo zaino prima di scappare.
Cosa facciamo? Guardai lo Squalo, certa che avesse la risposta.
Lei rimase in silenzio, e parlai io: Dobbiamo uscire di qui.
Nessuno di noi voleva uscire da sotto il tavolo. Ma il fumo si
stava diffondendo, putrido di capelli umani e materiali sintetici che
si stavano sciogliendo: zaini di poliestere, vassoi di plastica, roba di
rayon di Abercrombie & Fitch. Spinsi via la sedia alla nostra destra,
Teddy fece lo stesso dall'altro capo del tavolo e scattammo in
piedi tutti e quattro. Nell'angolo c'era un buffet immenso che divenne
il nostro punto d'incontro. Il suo corpo che ci riparava dalla
vita in gi dava la sensazione di una piccola misura di protezione.
Litigammo. Liam voleva rimanere nascosto e aspettare la polizia,
che sicuramente doveva essere sul punto di arrivare. Teddy
voleva andarsene. Il fuoco era troppo veloce. C'era una grande
finestra in alto sulla parete, che proiettava la luce del sole sul tavolo
sotto il quale Peyton e Ansilee aspettavano. Per un po' fu il
nostro compromesso. Teddy sal su una sedia, urtando la spalla di
Ansilee mentre la posizionava sotto la nostra possibile via di fuga.
Teddy spinse e sbuff, ma non riusc ad aprire la finestra, e lui era
il pi forte tra quelli rimasti nella stanza.
Dobbiamo uscire di qui! insistette.
Potrebbe essere l ad aspettarci! disse Liam. Quei ragazzi
alla Columbine hanno fatto cos! Sbatt la mano sul buffet.
Frocio! Frocio maledetto!
Stai zitto! strillai. Bisognava strillare per farsi sentire sopra
l'allarme antincendio, che ci sfrigolava nelle orecchie.  per questo
che lo sta facendo! Liam mi guard come se avesse paura di
me. Allora non capii quanto fosse importante.
Non ci far del male se siamo con lei. Teddy indic lo Squalo.
Liam rise malignamente. Non far del male neanche a te!
Ecco perch te ne vuoi andare.
No. Teddy scosse la testa. Io e Ben non siamo mai stati
amici. Ma voleva bene a Beth. Era passato moltissimo tempo
dall'ultima volta che avevo sentito il vero nome dello Squalo che
all'inizio non capii neanche di chi stesse parlando Teddy.
Era tanto che non vedevo Ben. Lo Squalo tir su con il naso,
pulendoselo con l'avambraccio. E quello... quello non era Ben.
Una sedia si rovesci e il trambusto ci avvicin tutti in un nervoso
clamore di corpi. Fu il suo gemito che ci fece disgregare.
Oh, mio Dio disse lo Squalo. Peyton.
L'aria suonava bagnata mentre cercava di respirare. Io e lo
Squalo facemmo il giro del buffet e ci accovacciammo accanto
a Peyton. Era riuscito a trascinare met del suo corpo da sotto il
tavolo e stava ghermendo l'aria, con le dita cos deformate che era
come se le avesse immerse nel gesso prima che si seccasse. Cerc
di parlare, ma solo il sangue sal gorgogliando fin dove avrebbero
dovuto essere le sue labbra.
Prendete un asciugamano o qualcosa! grid lo Squalo a Teddy
e Liam, entrambi immobili nell'angolo come fotografie.
Si misero in moto. Sentii l'argenteria che tintinnava mentre
razziavano il buffet, trovando finalmente delle tovaglie con dei
ricami verdi e la scritta the bradley school. Ce le lanciarono.
Io e lo Squalo prememmo un tovagliolo su entrambi i lati del
bellissimo viso devastato di Peyton. Sangue e tessuto muscolare
appiccicoso incollarono la stoffa al punto in cui c'era stata la
sua mascella e la fecero diventare subito tutta rossa, come per
un trucco di magia. Era una cosa orribile da vedere, la sua faccia
senza pi fattezze n pelle, ma era come quando ripeti la parola
il in continuazione finch non la riconosci neanche pi, il potere
della ripetizione di trasformare l'ordinario in esotico. Saziet
semantica, giusto? Con Peyton, era il contrario: se gli guardavi la
faccia abbastanza a lungo era meno grottesco che se non l'avessi
mai vista, se avessi soltanto immaginato quanto poteva essere
brutto.
Peyton riusc a emettere un lamento. Presi la sua mano, che
stava ancora indicando all'impazzata, e la guidai verso il pavimento,
stringendogli delicatamente le dita.
Va tutto bene disse lo Squalo. La prossima settimana hai
quella partita importante. Si mise a piangere ancora pi forte.
Vincerai quella partita importante la prossima settimana.
Tutti sapevano che la Bradley non aveva neanche una speranza.
Peyton singhiozz e mi strinse a sua volta la mano.
Non so per quanto rimanemmo sedute l. A parlare con Peyton.
A dirgli che i suoi genitori gli volevano bene e che avevano bisogno
che tornasse a casa, perci doveva lottare. Continua a lottare,
te la stai cavando alla grande, sei tanto forte, gli dicemmo, anche
mentre la sua mano si raffreddava nella mia, anche mentre smetteva
di essere cos laborioso per lui respirare, perch ben presto
non stava quasi pi respirando.
E nel frattempo le fiamme nella mensa rimbalzavano su per
le scale, fino a che a un certo punto non riuscimmo a vederne le
sommit appuntite, che minacciavano di danzare gi per il corridoio,
intrappolandoci nella Sala Brenner Baulkin senza farci uscire
mai pi.
Dove cazzo  la polizia? gemette Liam. Avevamo pianto tutti
per il sollievo quando avevamo sentito le sirene almeno dieci minuti
prima.
Dobbiamo andare disse Teddy. Guard Peyton e distolse lo
sguardo, strofinandosi gli occhi gonfi con la parte bassa dei palmi
delle mani. Mi dispiace, ragazzi, ma dobbiamo andare.
Ma respira ancora. Abbassai lo sguardo su Peyton. Avevo
adagiato la sua testa nel mio grembo quando aveva iniziato a
strozzarsi con il suo stesso sangue. Il cavallo dei miei pantaloni era
inzuppato e appiccicoso e un angolo folle e disgustoso della mia
mente accese il ricordo dell'ultima volta che la sua testa era stata
tra le mie gambe, come un guizzo di luce improvviso e irritante
che si accende nel cuore della notte, risvegliandoti di colpo dalla
fase pi profonda del sonno.
Almeno in quella visione gli occhi di Peyton erano aperti, cristallini,
ignari e gentili, pensando che stava facendo qualcosa di
buono.
TifAni, moriremo qui dentro se non andiamo via adesso!
disse Teddy.
Lo Squalo implor: Ce la fai a trasportarlo?.
Teddy prov e tutti noi tentammo di aiutarlo, anche Liam, ma
Peyton era definitivo e pesante come un blocco di cemento.
La stanza aveva un odore caldo e disgustoso. Teddy ci implor
un'ultima volta.
Prima che scivolassimo nel corridoio, stringendo la mano della
persona davanti a noi e dietro di noi, quattro adolescenti tosti
attaccati l'uno all'altro come bambini dell'asilo che attraversano
la strada, Liam depred il buffet. Stava cercando qualcosa, qualunque
cosa, che potesse proteggerci. Il meglio che pot fare fu
offrire a ciascuno di noi un coltello per la carne.
Mia madre mi ha detto di non minacciare mai uno stupratore
con un coltello dissi, cos frastornata dal caldo che non mi
venne neanche in mente la morbosa ilarit di dire una cosa del
genere a Liam. Perch lui ti pu sopraffare e usare il coltello
contro di te.
Lui non  uno stupratore disse lo Squalo sommessamente.
Oh, chiedo scusa disse Liam. Forse avrebbe dovuto dire:
frocio assassino psicopatico?
Prendemmo anche i tovaglioli di lino sottile, gli ultimi rimasti
di quelli che avevamo appoggiato sulla faccia di Peyton, legandoceli
davanti alla bocca come banditi.
Guardai Peyton per un'ultima volta prima che ce ne andassimo.
Il suo petto sospir un addio, una dichiarazione finale: sono
ancora vivo. Avvertii il supplizio di lasciarlo l solo e vivo come
una gravidanza, cos piena e onnicomprensiva da avere il potere
di cambiare tutta la mia vita.
Dove ci muovemmo pi velocemente fu lungo il corridoio,
verso sinistra, finch non arrivammo alle scale. Ci precipitammo
fuori dalla porta e la nostra piccola fila ordinata si spezz quando
diventammo un mulinello di braccia e gambe che si stringevano a
vicenda in un cerchio ravvicinato: nessuno sapeva cosa avremmo
trovato l, nessuno voleva essere il primo della fila.
Con nostro immenso sollievo la scalinata era vuota. Ci togliemmo
i tovaglioli dalla faccia.
Che pensate? chiese lo Squalo. Sopra o sotto?
Io dico sopra rispose Teddy. Non credo che possa essere
andato al piano di sopra. Le vecchie stanze del collegio davano
su un'altra scala che ci avrebbe portati all'ala di matematica. E
nell'ala di matematica c'era un'uscita.
Buona idea disse Liam e Teddy sorrise. Stava ancora sorridendo
quando la pallottola gli si conficc nella clavicola, con il
sangue che schizzava il muro dietro di lui come i quadri di Jackson
Pollock che stavamo studiando ad arte contemporanea.
Sapevo soltanto che il proiettile era arrivato dall'alto. E stavo
correndo gi per le scale, sbandando quando c'era una svolta,
andando a sbattere contro lo Squalo e Liam mentre i proiettili
colpivano il corrimano, il brusco fragore del metallo sul metallo
diverso da qualunque suono avessi mai sentito.
La porta del primo piano conduceva all'ala di lingue e il momento
pi lungo della mia vita fu il tempo che ci volle allo Squalo per girare il pomello e spalancarla e quei secondi bastarono
perch Ben ci raggiungesse. La porta era vecchia e lenta e rimase
aperta dietro di noi dopo che la varcammo di corsa. Ben non dovette
rallentare per aprirla di nuovo, si limit a piegarsi per infilarvisi
dietro di noi. Era magro e veloce, sarebbe stato un atleta di
corsa campestre eccezionale.
Liam svolt a destra, prendendo un'aula vuota come riparo.
Fu una svolta inconsapevolmente nobile, intenzionalmente dettata
dall'istinto di autoconservazione (non che lo biasimi per questo),
e mi salv.
Perch non l'hai seguito? mi chiedono di solito a questo
punto della storia.
Perch rispondo, irritata per essere stata interrotta, perch
qualunque idiota mi abbia interrotto non potrebbe capire che
Ben era cos vicino che riuscivo a sentire che il suo respiro era
diverso dal nostro. Forte e veloce, come quello di un animale i cui
polmoni si sono evoluti per cacciare. Era proprio dietro di noi.
Sapevo che ci avrebbe visto e ci avrebbe seguiti e a quel punto ci
saremmo ritrovati chiusi in un angolo, che  ci che successe.
A Liam? ha chiesto Aaron.
A Liam.
Torniamo a quello che  successo dopo.
Io e lo Squalo attraversammo di corsa l'ala di lingue. Salimmo
le scale e quando arrivammo all'ultimo gradino, ci ritrovammo davanti
alla porta che conduceva alla mensa. Chiusa, avrebbe dovuto
aumentare il rischio d'incendio, come ci ammoniva sempre il professor
Harold, solo che non era stato cos. Aveva contenuto il fuoco
nella parte vecchia della mensa e lo aveva fatto ripiegare ancora
pi all'interno, perci era avanzato fino alla Sala Brenner Baulkin
da dove venivamo, dove erano rimasti Peyton e Ansilee. C'era un
tratto sgombro dalla porta attraverso la nuova aggiunta dove gli
erogatori dell'impianto antincendio erano entrati in funzione, dominando
le fiamme. L c'era un'uscita sul cortile. Io e lo Squalo
non rompemmo mai il passo, ci precipitammo dentro e basta.
Ma fu nel punto in cui le Gambe Pelose e le HO si sedevano di
solito che ci fermammo entrambe, con l'acqua alle caviglie e che
ancora veniva gi, schiacciandoci i capelli ai lati della faccia. Dove
pensai che avrei vomitato il mio stesso cuore, quando vidi Arthur.
Arthur, che ci bloccava il passo, tra le macerie e i corpi, la faccia
schizzata di acqua, con il fucile da caccia del padre davanti a
s come la sbarra che il funambolo usa per tenersi in equilibrio.
Dean era appoggiato contro un registratore di cassa rovesciato, il
braccio destro, quello che era stato pi vicino all'esplosione, un
muscolo bianco marmorizzato di sangue venuto da un posto cos
profondo che avrebbe potuto essere catrame.
Eccoti qui mi disse Arthur. Il suo sorriso mi spavent pi di
ogni altra cosa.
Lo Squalo disse: Arthur, e si mise a piangere.
Arthur la guard con aria di disapprovazione. Vattene, Beth.
Le punt il fucile contro e lo agit indicando il cortile dietro di s.
La sua libert.
Lo Squalo non si mosse e Arthur s'incurv in modo da ritrovarsi
al livello dei suoi occhi strani. Dico davvero, Beth. Mi stai
simpatica.
Lo Squalo si rivolse a me e singhiozz: Scusa. Poi gir intorno
ad Arthur in punta di piedi e si mise a correre quando lui le
grid: Non chiederle scusa, cazzo!. La vidi sentire l'erba secca
sotto i piedi. And a sinistra, un ultimo scatto verso il parcheggio
della scuola media. Poi non riuscii pi a vederla, ascoltai soltanto
il suo urlo rabbioso quando si rese conto di essere ancora viva.
Vieni qui. Arthur us il fucile per chiamarmi come un lungo
dito da strega.
Perch? Mi vergognavo perch stavo piangendo. Odio sapere come reagir quando  tutto finito. Sapere che non sar coraggiosa.
Arthur punt il fucile verso il soffitto e spar, e sia io che Dean
urlammo all'unisono con l'allarme antincendio che ancora ululava,
furioso per non essere stato ascoltato. Vieni qui! ringhi
Arthur.
Feci quello che mi era stato detto.
Arthur punt il fucile verso di me e io lo implorai. Mi dispiaceva
tantissimo di aver preso la foto di suo padre, dissi. Gliel'avrei
restituita. Ce l'avevo nell'armadietto. (Non era vero.) Potevamo
andare. Era sua. Qualunque cosa per ritardare ci che sapevo stava
per fare.
Arthur mi gel con lo sguardo, i capelli bagnati che gli scendevano
sugli occhi senza che lui si prendesse neanche il disturbo
di spostarli.  per te disse. All'inizio pensai che le sue parole
fossero un modo per dire questo  il tuo destino, accetta quello
che ti sta per succedere, un'esortazione a mostrare coraggio. Ma
poi mi accorsi che Arthur non mi stava puntando il fucile contro,
me lo stava porgendo.
Non vuoi essere tu a farlo? Guard Dean. La paura aveva
stravolto i suoi tratti scimmieschi facendoli diventare qualcosa di
nuovo, trasformandolo in una persona che non avevo mai incontrato
prima e che non mi aveva mai fatto del male. Non vuoi far
saltare in aria l'uccello a questo figlio di puttana? Adesso che
ero pi vicina ad Arthur, mi accorsi che una crosta bianca si era
indurita agli angoli della sua bocca.
Commisi l'errore di abboccare, di allungare la mano e cercare
di prendere il fucile. No no. Arthur lo tir indietro. Ho cambiato
idea.
Poi si gir, con una grazia sorprendente, e spar a Dean in
mezzo alle gambe.
Dean emise un rumore inumano mentre il sangue e l'acqua
schizzavano in aria davanti al suo viso come una fontana all'Epcot
Center.
Il coltello da carne scivol sotto la scapola di Arthur. Ma fu una
puntura superficiale, un taglio di traverso, come si passerebbe un
tagliacarte sotto la linguetta di una busta. Usc come era entrato,
quasi senza nessuno sforzo. Arthur si gir verso di me, inarc il
labbro e disse davvero: Eh?. Io spostai il mio peso all'indietro,
come mio padre mi aveva insegnato a fare prima di tirare una palla,
l'unica cosa utile che quell'uomo mi abbia mai insegnato in vita
mia. Gli conficcai il coltello nel lato del collo e Arthur incespic, facendo
un rumore come se stesse cercando di espellere il catarro dal
petto. Io lo seguii, tirai di nuovo fuori il coltello e lo conficcai ancora
una volta. Sapevo di aver colpito lo sterno, sentii lo scricchiolio
mentre affondavo la lama e stavolta non fui in grado di tirarla fuori.
Ma andava bene cos, perch non ce ne fu bisogno. Arthur riusc a
gorgogliare qualcosa come: Volevo solo essere d'aiuto, e il sangue
brillante che gli usciva dalla bocca si affrett ancora di pi.
 a questo punto che termino sempre la storia ed  dove l'ho
terminata per Aaron.
Ma c' un'altra cosa, la parte che non racconto mai a nessuno.
Cio che pensai davvero: Adesso devono perdonarmi, mentre
Arthur atterrava in ginocchio, il peso della parte superiore del
corpo che lo spingeva in avanti. Il suo istinto di sopravvivenza si
manifest all'ultimo secondo, quando un circuito tremolante nel
cervello si rendeva conto che se fosse atterrato di petto avrebbe
solo spinto il manico pi in profondit nella sua ultima dimora.
S'inclin all'indietro, ma i muscoli delle cosce lo bloccarono e
piomb di fianco con un grande spruzzo, un braccio steso sotto
la testa, una gamba appoggiata sull'altra, una leggera flessione
delle ginocchia. Penso sempre ad Arthur quando arrivo alla parte
di lavoro sulle cosce della lezione di sbarra, quando assumo la
stessa identica posizione per stringere i rotolini di grasso. Altri
dieci! chiede l'istruttrice con tono allegro, mentre alzo la gamba,
quando sento mancare il muscolo e il desiderio di arrendermi
 enorme. Potete fare qualsiasi cosa - qualsiasi cosa! - per dieci
secondi!

Capitolo 13.

Incredibile. Aaron ha battuto le mani e ha rotto l'incantesimo
dell'immobilit della stanza. I ragazzi della troupe si sono
stiracchiati e hanno iniziato a girovagare. Ho sentito: Prendi
qualcosa da bere? e mi sono asciugata la faccia.
Aaron  venuto da me, le mani giunte. Grazie per essere stata
cos aperta e vulnerabile con noi.
Mi sono affrettata a cancellare la storia scritta sulla mia faccia.
Prego ho mormorato.
Magari hai bisogno di bere qualcosa. Aaron si  chinato e mi
ha strizzato teneramente il braccio. Ho fatto in modo che sentisse
che m'irrigidivo sotto la sua mano. Si  allontanato.
Aaron mi ha ricordato un tizio che frequentavo all'universit,
uno di quegli avvocati che inseguono le ambulanze dopo le
tragedie, in cerca di clienti. Quello squallido coglione emo mi
aveva chiesto dei tendini del collo di Peyton, di come il sipario
era calato lentamente sui suoi occhi azzurri. La scintilla si era
spenta piano piano oppure aveva capito quello che stava succedendo?
Aveva accettato il suo destino? Un tempo pensavo che
anche quello fosse amore: il suo pacifico godimento degli episodi
pi raccapriccianti della mia vita. Adesso il pendolo oscilla nella
direzione opposta.
Aaron si  schiarito la voce. Allora, vai a prenderti qualcosa
da bere! Ha riso, ma era rigido. E ricordati, domani mattina
alle sette in camera tua. L'appuntamento era per i parrucchieri e
i truccatori, poi avrebbero raccolto le loro spazzole tonde e i loro
piegaciglia e saremmo andati tutti alla Bradley per le riprese sul
posto.
Perfetto. Mi sono alzata e mi sono spolverata i vestiti. Ero
quasi arrivata alla porta quando Aaron mi ha fermata.
Argh, okay ha detto. Ho avuto il dubbio se chiedertelo o
meno per tutto il pomeriggio.
L'ho guardato male per fargli capire che non era proprio il caso.
Ma poi si  chinato in avanti e mi ha detto qualcosa che non
mi aspettavo assolutamente. Qualcosa che mi ha messo sulla lingua
quel gusto acido cos familiare. Quando ha finito, ha alzato
le mani - Non sparare! - e ha aggiunto: Naturalmente solo se ti
senti a tuo agio.
L'ho lasciato macerarsi per un attimo davanti al mio silenzio.
 un trucco? Ho incrociato le braccia. Per avere una sequenza
sensazionale per il tuo documentario?
Aaron mi  parso sorpreso. Addirittura ferito. Ani, oddio, ma
certo che no. Ha abbassato la voce. Sai che sono dalla tua parte,
giusto? Siamo tutti ha indicato la stanza dalla tua parte. Capisco
che magari non ci credi, dopo tutto quello che hai passato.
Caspiterina, anch'io sarei diffidente con tutti. La parola caspiterina
mi  suonata calda, come qualcosa che avrebbe detto un
nonno. Ma spero che potrai arrivare a fidarti di me. Non  un
trucco. Non giocherei mai sporco con te.  indietreggiato e mi
ha fatto un piccolo inchino. Perch non ci pensi? Abbiamo tutto
il fine settimana.
Ho serrato le labbra e ho studiato di nuovo la fede che portava
al dito. Riclassificare Aaron come una persona gentile e non maliziosa.
Mi sono chiesta se non fosse sempre stato vero e, se era cos,
cos'altro avevo sbagliato a interpretare.
Ho aperto la porta dello studio e sono entrata nel ventre fresco
di settembre. Ero cos felice che Testate fosse finita. La odiavo,
era sempre stato cos. Potrebbe sembrare strano, considerando i
ricordi che associo all'autunno, ma tutte le volte che sento per la
prima volta l'aria che si fa pungente o noto le foglie che cadono
rabbrividisco di gioia. L'autunno sar per sempre un'opportunit
di reinventarmi.
Ho salutato alcuni ragazzi della troupe che caricavano telecamere
e attrezzature varie sul retro di un vecchio furgone nero. Per
un attimo ho pensato di fare una foto e di mandarla a Nell con la
didascalia: Il pi classico dei furgoni da stupratore?. Ma poi mi
sono ricordata di come mi aveva guardata a cena, la combinazione
di delusione e disgusto che rovinava il suo viso perfetto, e ho
deciso di non farlo. Ho inserito il Radnor Hotel nel GPS della Jeep.
Durante le scuole superiori non andavo molto da quelle parti e
da allora ero tornata a casa cos raramente che perfino le strade
che frequentavo di pi, ora mi davano solo un vago senso di
dj-vu. Sono gi passata di qui, ma quando? Questa confusione si
 gonfiata in me come orgoglio. Significava che non era pi casa.
New York era casa mia adesso. Non sei tu che mi hai cacciato, sono
io che ti ho condannato a rimanere.
Sono uscita lentamente in retromarcia dal parcheggio. Adesso
che non guidavo spesso ero un'automobilista insicura. Stringendo
il volante come una vecchia signora dai capelli azzurrini,
mi sono immessa su Monroe Street. Ho sentito il telefono vibrare
nella mia borsa, ma volevo fermarmi prima di guardarlo.
Qualche anno prima, per qualche partnership con Oprah, LoLo
aveva fatto firmare a tutti noi un impegno a non mandare mai
messaggi mentre guidavamo. Non era tanto la parola che avevo
dato a trattenermi, quanto la statistica sotto cui avevo scritto il
mio nome: mandare messaggi mentre si guida aumenta il rischio
di incidente mortale del duemila per cento. Non pu essere
corretto avevo commentato con Martin, uno dei nostri addetti
alla verifica delle notizie. Martin  cos preciso che una volta avevamo
litigato per una frase che avevo scritto: Avrete bisogno di
questo lucidalabbra.
Forse potremmo metterla in un altro modo? mi aveva proposto.
Non si tratta di cibo o acqua, perci tecnicamente non ce
n' bisogno.
Mi stai prendendo in giro, vero?  spiritoso.
Be', almeno togli l'enfasi sulla parola bisogno.
Ma quando avevo messo in dubbio l'accuratezza di quella percentuale
del duemila per cento, si era limitato ad annuire solennemente.
 giusto.
C' stato uno schianto e io ho sussultato cos violentemente
che la macchina ha sterzato. Mi sono portata la mano alla nuca,
un controllo veloce delle ferite. Sopra il battito violento del mio
cuore mi sono resa conto che erano solo i muratori alla mia sinistra
che stavano costruendo qualcosa che sarebbe diventato una
villa sproporzionata e senza stile. Qualche volta, quando aspetto
la metropolitana o attraverso la strada, mi compare un dolore fantasma
alla testa e io mi tocco e poi stacco la mano aspettandomi
di vedere del sangue. L'ultima persona che si rende conto che le
hanno sparato  sempre la persona cui hanno appena sparato.
Un Wawa incombeva alla mia destra. Ho stretto il volante,
confondendo la signorina del GPS mentre entravo nel parcheggio.
Mantieni la sinistra, mantieni la sinistra mi ha sgridato. Ho
smanettato con i pulsanti finch non si  zittita.
Ho infilato la mano in borsa e ho preso il cellulare. Nessun
messaggio di Luke. Ho aperto le email. Ne ho trovata una del professor
Larson - Andrew - sul nostro pranzo di domenica. Oggi 
stata pi dura di quanto credevo ho scritto. Potremmo vederci
per una cosa veloce? Mi sono bloccata. Mi rendevo conto che
stavo insistendo, perci ho scritto: Fetta di pizza da Peace A Pizza?.
Per Andrew avrei mangiato carboidrati.
Peace A Pizza era un ritrovo di zona quando eravamo alle superiori.
Il preside Mah ne era un grande fan, tanto che risultava
sempre il cliente del mese, e ogni volta alzava i pollici in maniera
imbarazzante nelle foto che appendevano accanto al distributore
di bibite. Una volta Dean aveva scritto: Io faccio amole lungo
lungo con pizza sulla faccia del preside. Ovviamente non era finito
nei guai, anche se tutti sapevano che era stato lui.
Ho premuto invia e ho aspettato cinque minuti, anche se
dubitavo che avrei ricevuto una risposta di l a breve. Ho deciso
di tornare al mio albergo. Magari per quando ci sarei arrivata lui
avrebbe chiamato.
Il Radnor Hotel  uno di quelli che si presentano come boutique
hotel nel cuore della Main Line - la location perfetta per
un matrimonio - quando in realt  solo un Marriott affollatissimo
con enormi parcheggi e il rimbombo dell'autostrada poco
distante.
Chi aveva occupato la stanza prima di me aveva fumato, e non
con discrezione. Alla trasmissione Today la nostra caposervizio
Beauty aveva parlato allarmata del fumo di terza mano, quello che
resta imprigionato nelle brutte stoffe dei divani e a quanto pare
causa i danni peggiori alla pelle. Normalmente avrei chiamato
la reception da stronzetta viziata e preteso che mi venisse cambiata
la stanza, ma nell'alito cattivo della camera c'era qualcosa che
trovavo confortante. Ho immaginato una ragazza, un'aliena come
me, accoccolata sulla poltrona a fiori accanto alla finestra, che
strizzava gli occhi mentre aspirava una sigaretta, con la punta che
bruciava in risposta. Era tornata in citt per un funerale, ho deciso.
Neanche lei andava d'accordo con i suoi genitori, ecco perch
stava l invece che da loro. Ho avvertito un meraviglioso senso di
cameratismo con lei che mi ha fatto sentire meno sola. Ma invece
era proprio ci che ero, alle sei di sera di un venerd, mentre la TBS
trasmetteva l'ultima scena di Mai stata baciata. Tenevo tra le mani
una tazza piena di vodka tiepida, cercando di ignorare le M&M's
nel minibar che mi chiamavano come una prostituta in quella
zona di Philadelphia dove una volta Hilary si era fatta tatuare una
farfallina sulla parte bassa della schiena.
Era passata un'ora da quando avevo scritto ad Andrew e le
uniche email che avevo ricevuto erano da parte di Groupon, che
mi proponeva liposuzioni, trattamenti alla cheratina, massaggi
svedesi, ringiovanimento cutaneo ablativo, incontri romantici.
Ce n'era un'altra di Saks, che aveva selezionato un paio di stivaletti di
pitone di Jimmy Choo a millecentonovantacinque dollari solo per
me. Non ero cos ricca.
Ho controllato l'agenda per l'indomani, cercando di calcolare
se avessi abbastanza tempo per andare a correre prima dell'arrivo
di parrucchieri e truccatori. In generale non mi aspettavo mai di
dormire, ma certamente non mi aspettavo di riuscirci proprio l.
All'improvviso un pensiero mi ha attraversato la mente e ho posato
la tazza. Ho frugato nel comodino e - ah-ah - eccolo l, un
elenco telefonico, giallo e antico tra le mie mani.
Larson, Larson, Larson, ho pensato, girando le pagine fino alla
L, passando un'unghia rosso scuro sui nomi una volta arrivata
a Lar.
C'erano tre Larson, ma solo uno viveva a Grays Lane a Haverford.
Una volta Andrew aveva indicato la casa dei suoi vecchi
durante una corsa, aveva usato proprio quella parola, vecchi,
cos dolce e cos tipica di Andrew, perci sapevo che l'indirizzo
era quello.
Ho lanciato un'occhiata al telefono. Chiamando da quel numero,
avrei potuto semplicemente riagganciare se mi avesse risposto
qualcuno che non era Andrew. Poteva esserci Whitney e
i suoi genitori erano l di sicuro. Ma, Cristo, com' che adesso
tutti quanti hanno questi aggeggi che ti mostrano il numero di
chi sta chiamando sullo schermo della televisione? Avevo detto
a Andrew che avrei alloggiato l. E se avessi chiamato e Radnor
Hotel avesse lampeggiato in bella vista, interrompendo il programma
della PBS che tutta la famiglia stava guardando? Avrebbe
capito che ero stata io a chiudere il telefono in faccia a sua madre,
se fosse arrivata a rispondere prima di lui. Non sapevo niente
dei genitori di Andrew, ma me li immaginavo due ex professori
universitari, entrambi con una zazzera morbida e bianca, con un
bicchiere di vino rosso tra le mani mentre discutevano della crisi
energetica attraverso la lente dell'amministrazione Obama con
toni bassi e rispettosi. Quel tipo di intellettuali gentili responsabili
di aver prodotto una persona come Andrew Larson, con tutta
la sua intelligenza emotiva che mi attirava verso di lui, disperata
come una groupie.
La vodka ha aperto un varco nella mia memoria, perch in un
attimo mi sono ricordata un trucco dai tempi in cui dormivo fuori
alle superiori. *67 prima del numero e si nasconde l'identit di chi
chiama. Ho deciso di provare prima con il mio cellulare, digitando
il codice segreto seguito dal mio prefisso di zona 917. Adoravo
il mio prefisso di zona 917. Non ero pi una ragazza della Pennsylvania.
Ero una newyorkese.
Sul mio schermo  comparso Numero sconosciuto e ho soffocato
una risata. Non riuscivo a credere che avesse funzionato
davvero.
Ho preso un altro po' di coraggio dalla tazza. Sapete, forse
non avrei neanche dovuto riagganciare se avessero risposto i suoi
genitori. Era una richiesta assolutamente innocente. La produzione
aveva cambiato il mio ordine del giorno per domenica e non
ero pi libera per pranzo, dunque volevo solo cercare di vederlo
mentre eravamo entrambi l. Non era ancora una bugia. Il mio ordine
del giorno sarebbe cambiato, se avessi accettato la proposta
di Aaron.
Ho digitato *67 prima del numero. C' stata una pausa e poi
il leggero ronzio del segnale di linea nell'orecchio, il trillo acuto a
casa dei Larson, a vari chilometri di distanza.
Casa Larson. La voce che ha risposto avrebbe potuto spaccarvi
il cranio a met.
Salve. Mi sono alzata e ho iniziato a camminare avanti e indietro.
Ma avevo dimenticato il filo, quanto era corto, e il ricevitore
 piombato gi dietro di me, strappandomi il telefono di mano.
Cazzo! ho sibilato, chinandomi a terra per raccoglierlo.
Pronto? ha detto la voce da terra. Pronto?
Salve ho ripetuto. Mi scusi. C' il signor Larson?
Sono io.
Mi scusi, Andrew Larson.
Sono proprio io. Con chi parlo?
Volevo riagganciare. Sarebbe stato tutto pi facile. Ma la memoria
muscolare ha preso il sopravvento e le nocche sono diventate
bianche sul telefono. Sono Ani FaNelli. Sto cercando di rintracciare
suo figlio. Aggiungendo, in modo che questa richiesta
non sembrasse indecente-. Ero una sua allieva.
Ci sono stati un paio di sbuffi scorbutici da parte di Larson
senior. Poi: Dio mio, signora, pensavo che fosse uno scherzo telefonico.
La linea gracchiava per le sue risate. Solo un attimo.
Ha messo gi. In sottofondo si sono sentite delle voci sommesse.
Momenti strazianti di silenzio prima che Andrew Larson
junior dicesse: TifAni?.
Mi sono dimenticata del tutto le pose e le scuse. Gli ho detto
soltanto la verit. La giornata era stata dura ed ero sola.
Andrew non aveva portato Whitney con s per il fine settimana.
Quando l'ho saputo, ho trattenuto il fiato, sperando che
proponesse di andare a bere qualcosa invece di vederci da Peace
A Pizza come gli avevo suggerito, ma lui ha detto solo: Peace
A Pizza. Sono anni che non ci vado. Facciamo tra quaranta minuti?.
Ho appoggiato il telefono sul ricevitore con un clic accusatorio.
Pizza. In un orario tale che il sole era ancora in cielo a schernirmi.
Non c'era niente di indecente in una cosa del genere. Il sollievo e
la delusione hanno iniziato a lottare. Ho sentito la cruda determinazione
di entrambi.
Mi ero tolta il trucco da telecamera appena entrata nella stanza,
distogliendo lo sguardo dai punti sottolineati dalle luci al neon, la
cipria e il fondotinta raccolti in pieghe intorno agli occhi e alla
bocca. A ventotto anni, grazie alla mia pelle liscia e olivastra, venivo
spesso scambiata per una neolaureata, ma era impossibile
dire quanto ancora sarebbe durata. Avevo visto l'invecchiamento
impadronirsi delle persone come un tumore in rapida espansione.
E non c'era antiossidante in grado di scongiurarlo.
Mi sono rimessa all'opera: crema idratante colorata, correttore,
terra, mascara, matita per le labbra. Luke  sempre sorpreso
dal peso della mia trousse. Ma usi davvero tutte queste schifezze?
mi ha chiesto una volta. Era un complimento perch s, le
uso tutte.
Erano le 18,50 quando sono salita sulla Jeep di Luke. Quattordici
minuti. Ecco quanto mi ci  voluto per percorrere solo quattro
chilometri fino a Bryn Mawr. Quell'andatura a passo d'uomo
terrorizzata non era solo per poter arrivare con il giusto ritardo.
Ero sinceramente preoccupata di aver sfidato troppo la sorte. Che
l'universo non avesse altra scelta se non intervenire, puntare il
dito su un lussuoso SUV dall'aria cattiva e trascinarlo nella mia
corsia, bloccandomi tra il suo corpo lucido e la linea di mezzeria,
con il volante che mi avrebbe schiacciato lo sterno riducendolo
in schegge ossee, una delle quali avrebbe trafitto il cuore o un
polmone. Questa sarebbe stata la prova che non era vero che ero
uscita viva da quella mensa perch mi aspettavano grandi cose,
cose che invece i Cinque non erano destinati a realizzare. Ogni
tanto mi racconto queste storie quando ho un crollo depressivo,
quando non riesco a vedere altro che la noce aperta della testa
di Ansilee nella mia mente e quando sembra che il giorno non
diventer mai notte.
Non sapevo che tipo di macchina avesse Andrew, perci non
avevo modo di adocchiarla nel parcheggio prima di entrare.
Quell'unico drink a stomaco vuoto aveva provocato un annebbiamento
coraggioso, ma l'ansia era ancora pi forte. Il posto straripava
di arti di adolescenti, gambe troppo lunghe e irrequiete per
stiparsi sotto il tavolo e che, come quelle di Nell, si allargavano nei
corridoi vuoti, come una fila di bastoni pogo rovesciati. Nessuna
traccia di Andrew. Arretrando mi sono infilata in un angolo e ho
aspettato.
Avevo la sensazione di non sapere cosa fare delle braccia - incrociarle,
reggermi un gomito con una mano? - quando le porte
si sono aperte e un sibilo di aria gelata ha accompagnato Andrew
dentro il locale. Indossava un maglione dalla trama sottile e un bel
paio di jeans: jeans scelti da Barneys da una stylist meravigliosamente
magra.
Gli ho fatto un piccolo cenno e lui  venuto verso di me.
Ha lanciato un fischio. Questo posto scoppia di gente. Ho
annuito, sperando di nuovo che proponesse di andare altrove, ma
poi ha aggiunto: Credo che dovremmo metterci in coda.
Quando andavo a scuola, le pizze fantasiose erano ancora una
grande novit. Pizza con maccheroni al formaggio, pizza con
cheeseburger al bacon, pizza con penne alla vodka, ne andavo
pazza. Adesso vedo solo carboidrati su carboidrati. Non c' da
stupirsi che fossi una tale cicciona.
L'ho detto a Andrew e lui  scoppiato a ridere. Non sei mai
stata una cicciona. Si  dato un colpetto sull'addome muscoloso.
Questo ragazzotto qui, invece. Era vero. All'epoca aveva una
rotondit spensierata, da membro di una confraternita. Non riesco
ancora a credere che Andrew avesse ventiquattro anni quando
era il mio insegnante. Ventiquattro anni quella notte nel suo letto,
quando mi aveva svegliato dal mio incubo e l'avevo implorato di
restare. Prima di accettare aveva un'espressione cos triste dipinta
sul viso. Avevo pensato a lungo che fosse perch gli dispiaceva per
me, ma adesso mi chiedo se non fosse qualcos'altro. Forse stava
rimpiangendo la grande distanza tra di noi, quello che sarebbe
potuto succedere se la nostra differenza d'et fosse stata solo di
cinque anni di meno.
Dal vetro divisorio le pizze luccicavano, solo le farciture erano
pi abbondanti dei miei pasti completi di quel periodo. Ho sentito
lo stomaco che sbadigliava.
Ho ordinato una fetta di margherita. Una scelta sicura, secondo
il mio ragionamento, perch se lasciavo perdere il tocco di originalit
avrei evitato anche che il tocco di originalit mi rimanesse
in mezzo ai denti. Andrew ha ordinato una fetta di pizza con insalata
mediterranea.
Non c'erano tavoli liberi, solo sedie, ma se quello era l'unico
momento che avevo a disposizione con Andrew non lo avrei sprecato
accanto a due ragazzini ossuti e ridacchianti, con il tovagliolo
sulle ginocchia nell'eventualit di un'erezione intempestiva. Ho
indicato la porta con un cenno. Ti va di sederti fuori?
C'erano due panchine all'ingresso, ma erano occupate, perci
io e Andrew abbiamo svoltato l'angolo e ci siamo seduti sul cordolo
del marciapiede, con il piatto di carta cautamente in equilibrio
sulle cosce e la ghiaia che ci lasciava i segni sulla pelle attraverso
i jeans.
Ho preso un morso. Oh, mio Dio mi  sfuggito con un gemito.
Non  meglio di quella di New York ha detto Andrew.
Meglio di qualunque altra cosa. Ho alzato il dito con l'anello.
Dieta prematrimoniale.
Andrew ha annuito. Anche Whitney era impazzita. Un grosso
carciofo  rotolato gi dalla sua fetta e ha toccato terra con un
tonfo umido. Ho pensato alla testa di Ansilee e mi sono dovuta
sistemare il piatto di carta in grembo. Da un minuto all'altro la
salsa di pomodoro aveva assunto la consistenza del sangue. Di
tanto in tanto mi capita anche con il ketchup, di solito quando
attraverso un periodo in cui penso a Peyton. Ci sono volte in cui
penso tutto il giorno allo scempio del suo viso e nessun alimento
rosso  innocuo. Neanche la carne. Solo il pensiero. Mi sono portata
il tovagliolo alla bocca e mi sono costretta a ingoiare l'ultimo
morso che avevo preso.
Allora oggi non  stato facile, eh?
Andrew era seduto vicino a me, ma non cos vicino che potesse
verificarsi un innocuo sfregamento di cosce. Quella mattina non si
era rasato e la sua barbetta era dorata sull'abbronzatura estiva che
ancora durava. Era uno spettacolo da togliere il fiato.
Non  perch ho dovuto parlarne ho detto. Quello non 
un problema. Il problema  che voglio che la gente mi creda.
Mi sono inclinata all'indietro appoggiandomi sulle mani, una cosa
che non avrei mai fatto all'angolo di una strada di New York. Ho
guardato la troupe dopo che avevamo finito e mi sono chiesta soltanto:
Mi credono veramente? Non so cosa fare per riuscire a farmi
credere dalla gente. Ho guardato la strada, le macchine che si
superavano. Sarei disposta a fare qualunque cosa. Ho respirato
a fondo, con quella vecchia disperazione che divampava in me
come un tiro di sigaretta. Mi rende capace di cose di cui non voglio
essere capace e se non mi sorveglio con un controllo militante,
la mia lama potrebbe scivolare molto facilmente, tagliare Luke
troppo in profondit, recidermi dalla vita che ho messo insieme
con un lavoro cos duro. Ma quando sto accanto a Andrew e vedo
come la mia testa raggiunge a stento il punto in cui si stacca la sua
spalla, quando penso a quanto  alto e a quanto deve essere difficile
per lui controllarsi, mi chiedo se potrebbe essere lui l'unica
cosa che vale il mio esilio dalla trib del tartan.
Lo stai gi facendo ha detto Andrew. Lo fai adesso. Raccontando
la tua versione. Se dopo la gente comunque non ti creder,
avrai fatto tutto quello che potevi.
Ho annuito obbediente, ma non ero convinta. Sai cosa mi fa
impazzire pi di tutto?
Andrew ha dato un morso alla sua fetta, e un rigagnolo scintillante
di olio gli  gocciolato gi lungo il polso. Lo ha catturato
con la bocca prima che sparisse sotto il polsino del suo maglione,
affondando i denti nella carne. Ho fissato i segni bianchi del morso
che svanivano dalla sua pelle.
Quelli che stanno dalla parte di Dean ho detto. Credo di
odiarli ancora pi di quanto odio Dean. Soprattutto le donne.
Non crederesti alle cazzate che mi arrivano da questa gente. Ancora
oggi. Ho adottato il tono severo di una beghina del Midwest
con menti multipli e ginocchia pelose. Il Signore sa quello che
hai fatto e gliene renderai conto nell'aldil. Ho strappato in due
il cornicione della mia pizza. Bastardi fanatici cristiani di merda.
Sono inorridita di fronte alle mie stesse parole, pentendomene
immediatamente. Luke poteva anche ridere quando parlavo
cos, ma non era quello che Andrew voleva da me. Distrutta, mi
sono ricordata, questo ci vuole con lui. Scusa.  solo che, se solo
sapessero cosa mi ha fatto Dean.
Andrew ha bevuto un sorso della sua bibita. Ma allora perch
non glielo dici?
 l'unica cosa che... ho sospirato.  l'unica cosa che mia
madre non vuole che racconti. Neanche Luke. Sa cosa  successo
con quei ragazzi, naturalmente, ma non vuole che i suoi genitori
vengano a sapere di quella notte.  umiliante. Ho trovato un
pezzo di crosta senza neanche un po' di rosso e l'ho mangiucchiato.
Ma non  solo per mia madre o per Luke. Anch'io ho
molti dubbi sull'opportunit di parlarne pubblicamente, soprattutto
perch dovrei nominare anche Liam.  un'accusa grave da
rivolgere contro qualcuno che avr per sempre quindici anni nella
testa di tutti. Ho guardato un gruppo di ragazzini scherzare tra
di loro sul marciapiede, con i bicchieroni di Starbucks tra le mani.
Quando avevo la loro et per me il caff aveva lo stesso sapore
della benzina, adesso era il mio pranzo. Un quindicenne che 
stato inseguito in un'aula e a cui hanno sparato in pieno petto.
C' qualcosa di strano in tutto questo, persino per me. Non lo so.
I suoi genitori non hanno gi sofferto abbastanza?
Andrew ha sospirato.  una decisione tosta, Tif.
Mi sono appoggiata le mani sulle tibie. Che cosa faresti al
posto mio?
Al posto tuo? Andrew si  tolto le briciole dal grembo e si
 spostato in modo che le sue ginocchia puntassero verso di me.
Io penso che esista un modo per cui tu possa essere onesta senza
parlare male dei morti. E certamente non rinuncerei all'opportunit
di smascherare Dean per quello che  davvero. L'estremit
del suo ginocchio mi ha sfiorato inavvertitamente la coscia e si 
spostato indietro in tutta fretta. Non c' nessuno al mondo che
meriti quest'onore pi di te.
Ho lasciato che le lacrime affiorassero in superficie e mi sono
girata per farglielo vedere. Non ci  voluto molto. Il mio petto
sembrava una pezzuola che si stringeva, si stringeva, si stringeva.
Grazie.
Andrew mi ha sorriso. Aveva un pezzetto di rucla tra i denti e
l'ho amato ancora di pi.
Ho fatto un tentativo. Vuoi andare alla Bradley per vedere se
stasera succede qualcosa? Naturalmente avevo immaginato noi
due che ci andavamo, ma non pensavo che glielo avrei chiesto
davvero. Per il cielo stava perdendo la sua battaglia contro il
buio e della pizza di Andrew era rimasto solo la crosta e non potevo
gi lasciarlo andare. Andrew ha detto di s in un modo che mi
ha fatto pensare che stava aspettando che glielo chiedessi, e il mio
cuore ha esteso il suo battito a ogni parte del mio corpo.
Andrew ha proposto di andare con la sua macchina. Aveva
una BMW, vecchia quel tanto che bastava per trasmettere quella
ricchezza disinvolta di lungo corso che io non sarei mai stata in
grado di dimostrare naturalmente. C'erano mazze da golf sul sedile
posteriore e un bicchierone di Starbucks vuoto nella plancia
centrale. Andrew si  allungato per prenderlo. Me lo passi, per
favore? ha chiesto. Mentre gli passavo il bicchierone ho scorto
un Whitney scritto sul lato. C'era una linea che attraversava
le caselline di latte macchiato e latte scremato. Non avrei saputo
pensare a una descrizione migliore dell'insignificante moglie di
Andrew: Whitney  il tipo di donna che beve il latte macchiato
scremato di Starbucks.
Andrew ha gettato il bicchierone del caff in un cestino della
spazzatura l vicino e si  seduto alla guida. Ha messo in moto,
svelando che aveva ascoltato la stazione anni Novanta su Pandora
Internet Radio. I Third Eye Blind hanno ululato sinistramente.
Quante volte avevo percorso quelle stesse strade, ascoltando le
stesse canzoni? Cos tanto tempo prima che quella situazione, io e
Andrew seduti l'uno accanto all'altra sulla sua macchina, avrebbe
destato allarme. Anche adesso ne destava, in effetti, ma per motivi
diversi.
La Bradley non era molto lontana. Una svolta a sinistra su Lancaster
Avenue, un'altra a sinistra su North Roberts Road e una a
destra su Montgomery. Spesso i ragazzi della Bradley andavano a
piedi in quel Peace A Pizza prima di passare l'esame di guida. Io
facevo sempre cos con Arthur.
Alla nostra sinistra si estendeva il campo da calcio, di un verde
estivo vuoto e ostinato. La grande mano di Andrew ha azionato la
freccia e abbiamo aspettato pazientemente un varco nel traffico.
Poi eravamo l, stavamo sfrecciando paralleli agli spalti, superavamo
l'apertura verso il sentiero che prendevo sempre per andare
a casa di Arthur. La signora Finnerman non si era mai trasferita
altrove, era rimasta bene in vista: la madre del ragazzo che aveva
allegramente progettato la morte dei suoi compagni alla prestigiosa
Bradley School. Con i media rammaricati: Com' potuto
succedere qui? e, una volta tanto, parlavano sul serio. Le sparatorie
a scuola appartenevano alla piccola borghesia del Midwest,
alle cittadine con un solo centro commerciale dove nessuno ha
genitori che hanno frequentato le universit della Ivy League e
dove le pistole te le trovi pure nella calza di Natale. La macchina
ha crepitato lungo il cordolo e Andrew si  voltato verso di me.
Sei pronta?
Ho guardato fuori dal finestrino gli occhi neri della scuola.
Quasi sempre ero entrata alla Bradley con il vomito che arrostiva
in gola. Avrei dovuto sentirlo anche in quel momento, una specie
di riflesso pavloviano provocato da quel posto, ma Andrew era
come una rete che teneva fuori la paura. Ero vagamente consapevole
che un tempo Luke aveva quest'effetto su di me, quando
ci eravamo appena conosciuti - mi aveva ricordato che in me esistevano
speranza e calore, perci era possibile anche dormire -,
quando Andrew mi ha toccato e io sono saltata sul sedile. Scusa.
Ha sorriso e le sue dita hanno armeggiato con la fibbia della
mia cintura di sicurezza. Qualche volta si blocca.
No, scusa tu, mi hai solo colto di sorpresa ho balbettato. Ho
sentito un clic e la pressione sul mio petto si  allentata.
Il Centro di Atletica non era chiuso a chiave. Ottimo, Bradley
ho bofonchiato, e Andrew ha assentito con un mormorio
mentre teneva aperta la porta. La Bradley avrebbe dovuto adottare
procedure di sicurezza migliori dopo quello che era successo,
ma la scuola si era opposta con forza alle pressioni politiche
e mediatiche perch venissero installati metal detector e assunte
guardie giurate armate. Per quanto l'amministrazione fosse preoccupata,
quello era stato un incidente isolato e non c'era motivo di
terrorizzare ulteriormente gli studenti violando la loro privacy e
sottoponendoli a perquisizioni a campione da parte di poliziotti
in affitto dal grilletto facile. L'amministrazione poteva contare anche
sul sostegno dei genitori, visto che molti di loro si erano a loro
volta diplomati alla Bradley, e nessuno voleva vedere l'istituzione
che era stata frequentata dalla prima moglie di J. D. Salinger
gestita secondo gli stessi standard di sicurezza di una scuola pubblica
dei quartieri poveri.
Abbiamo sceso le scale verso i campi di basket. Sono sicuro
che scarpe come quelle non sono consentite su questo tipo di
pavimenti. Andrew ha indicato con un cenno le mie ballerine
scamosciate, quelle con il tacco d'argento squadrato, e si  avviato
verso la moquette che circondava il campo.
L'ho ignorato e sono salita sul pavimento di acero lucido. Le
mie scarpe hanno ticchettato un po' di volte e Andrew si  fermato
e mi ha guardato trascinare il tacco lungo la superficie, tracciando una linea bianca sfocata che si  conclusa con uno scricchiolio
stridente.  sceso dalla moquette,  venuto accanto a me
e ha sfregato il tacco del suo mocassino sul pavimento, unendosi
al mio segno.
La palestra ci ha depositati nell'ala di scienze, dove un poster
con una cornice d'ottone della tavola periodica degli elementi mi
ha fatto sorridere. Conosci il professor Hardon? Hardon era
l'insegnante di chimica avanzata. Aveva dei baffi che si contraevano
involontariamente e a causa del suo nome sfortunato e di
quella strana propensione, era noto perlopi come un pervertito
e tutti lo chiamavano il professor Hard-on.(6)
Vuoi dire Hard-on? Andrew ha sorriso a trentadue denti e
questo gli ha cancellato quattordici anni dalla faccia.
Ho smesso di camminare. Sapevi che lo chiamavamo cos?
Tif, l'intero corpo docenti lo chiamava cos. Il suo nome era
letteralmente Hard-on. Ha inclinato il mento verso di me, chiedendo
un po' pi di fiducia. Era un salto logico da fare.
La mia risata ha fatto una capriola lungo il corridoio vuoto e ha
colpito i sette gradini che portavano all'antica magione. In cima ai
gradini la mensa era a destra e l'aula d'inglese a sinistra. Ho pensato
a quel suono che rimbalzava nello spazio che io e lo Squalo
avevamo attraversato dopo aver perso Liam e immediatamente
avrei voluto poterlo riavvolgere.
Il laboratorio di informatica  comparso alla nostra destra: una
volta era una specie di magazzino, adesso era pieno di iPad montati
su sostegni dall'aspetto futuristico. La stanza al buio ha trattenuto
nel vetro l'immagine di noi che guardavamo dentro.
Andrew ha premuto le nocche sul vetro. Non riesco neanche
a immaginarmi cosa dicevano di me.
Non dicevano niente. Ti adoravano tutti. Quando sei andato
via eravamo distrutti.
Il vetro ha catturato il riflesso di Andrew che portava la testa
al petto. Quei Barton sono persone che giocano sporco. Mi ha
guardato nel nostro riflesso. Sarebbe stato comunque l'ultimo
anno per me. L'insegnamento era una sosta finch non fossi cresciuto
un po'. Dopo la laurea non ero pronto per un lavoro vero.
Anche se ha storto la bocca da una parte all'altra, riflettendo,
se non fosse stato per loro forse sarei rimasto, dopo quello che 
successo. Almeno un altro anno per aiutare voi ragazzi.
Quella cosa non mi era mai venuta in mente, che avrei potuto
averlo per pi tempo. La rabbia mi ha stretto il petto mentre mi
rendevo conto che il professor Larson era solo un'altra delle cose
che Dean mi aveva tolto.
Abbiamo proseguito lungo il corridoio, arrivando all'ingresso
della Junior e Senior Lounge. Sono entrata, e quella sala mi intimidiva
ancora con la sua estraneit. Avevo passato ben poco tempo
l dentro, anche quando ero all'ultimo anno. C'era un codice
esclusivo per quel posto anche quando avevi l'et giusta e non era
un luogo dove gli emarginati potevano andare tranquillamente a
fare pausa. Non che fossi completamente senza amici, durante
gli altri anni alla Bradley. Avevo lo Squalo. Eravamo molto unite,
ma una volta all'universit avevamo perso i contatti. Lo rimpiango
ancora. C'erano anche alcune delle ragazze della squadra di
corsa campestre, alla quale avevo continuato a iscrivermi ogni
anno. Amavo davvero la corsa prima di trasformarla in qualcosa
di duro e straziante, che facevo per impressionare Luke. C'era
un conforto che si posava dentro di me mentre collezionavo i
chilometri sotto i piedi, un'assenza totale di mancanza di fiducia
in me stessa.
Andrew ha indugiato sulla porta. Era cos alto che poteva appoggiare
le mani sullo stipite. Si  inclinato in avanti, il petto largo
che si allargava ancora di pi, il suo corpo che ostruiva il passaggio.
Avevo l'abitudine di giocare a quel gioco quando avevo iniziato
a toccare con la punta del piede il confine dell'adolescenza,
quando mi erano spuntate le tette ed ero ansiosa che i ragazzi
della mia et si rimettessero al passo: esaminavo il seminterrato
umido in cui si teneva qualunque festa di seconda media a cui
stavo partecipando e mi chiedevo chi dei maschi fosse pi forte
di me. Chiunque fosse, per quanto brufoloso e stridulo, se era
abbastanza grande da farmi male, lo volevo.  una cosa che sono
arrivata a capire di me: voglio qualcuno che potrebbe farmi male
ma non lo far. Luke mi aveva deluso in quel senso. So che Andrew
non lo farebbe.
Pensi mai ad Arthur? gli ho chiesto.
Andrew ha fatto scivolare le mani - tranne i pollici - nelle tasche.
L'esperto di linguaggio del corpo del Women's Magazine
mi aveva detto che quando qualcuno si mette le mani in tasca si
vergogna, a meno che non continui a tenere fuori i pollici, nel
qual caso  un segnale di sicurezza in se stesso. A dire il vero s,
molto.
Ho annuito. Anch'io.
Andrew ha fatto qualche passo nella sala, riducendo la distanza
tra di noi e facendo scattare tutti i miei allarmi come un aereo
in avaria. Se avesse voluto varcare quel confine avrebbe potuto
farlo, quel posto aveva frantumato ci che rimaneva della mia
determinazione d'acciaio, rendendola leggera come la farina.
Della luce del giorno non restava altro che una traccia di grigio,
e con il bianco della sala che ci sbatteva intorno avremmo potuto
essere in un film in bianco e nero. Cosa pensi quando pensi a
lui?
Ho tracciato l'arco della sua cassa toracica con lo sguardo
mentre soppesavo la domanda. Penso a quanto era intelligente.
Sveglio. Arthur capiva le persone come io non riuscir mai a fare.
Sapeva leggerle veramente. Mi piacerebbe esserne capace.
Andrew si  avvicinato ancora di qualche passo, fino a ritrovarsi
di fronte a me, appoggiando il gomito sul davanzale alto della
finestra. Aveva il labbro superiore appena appena arricciato.
Credi di non saper leggere le persone?
Ci provo. Ho sorriso compiaciuta. Quello era flirtare?
Sei molto solida, Tif. Ha indicato le mie viscere. Non ne
dubitare mai.
Ho abbassato lo sguardo verso il suo dito, a pochi centimetri
dal mio corpo. Sai un'altra cosa? gli ho chiesto.
Andrew ha aspettato che continuassi.
Era simpatico. Ho guardato fuori dalla finestra, la struttura
bassa del cortile. Arthur era simpatico. Una volta l'avevo detto
a Luke e lui era inorridito.
Gli occhi di Andrew si sono stretti per un vecchio ricordo di
Arthur. Sapeva essere molto simpatico.
Ma non mi sento in colpa ho detto a bassa voce.  una cosa
brutta? Non mi sento in colpa per quello che gli ho fatto. Non
sento niente. Ho fatto scivolare la mano da sinistra a destra. 
tutto piatto, cos. Non sento niente quando immagino di ucciderlo.
Ho inspirato ed espirato, con un suono come se soffiassi
su un boccone di cibo troppo caldo. La mia migliore amica pensa
che io sia ancora sotto choc per questo. Che abbia represso
qualunque emozione per risparmiarmi il trauma. Ho scosso la
testa. Vorrei che fosse cos, ma non penso che sia vero.
Andrew ha assunto un'espressione perplessa e ha aspettato che
aggiungessi qualcosa. Io non ho detto niente, e lui mi ha chiesto:
E allora come pensi che sia?.
Che forse ho affondato gli incisivi nel labbro sono una persona
fredda. Ho tirato fuori in fretta la parte successiva. Che
sono un'egoista e che sono capace di provare qualcosa soltanto
per quello che mi porta un vantaggio.
Tif ha detto Andrew, tu non sei un'egoista. Sei la persona
pi coraggiosa che conosca. Affrontare quello che hai affrontato
tu alla tua et - e non solo affrontarlo, ma sopravvivere e crescere
forte come hai fatto tu -  straordinario.
Adesso stavo trattenendo le lacrime, terrorizzata all'idea che lo
avrei spaventato con quello che stavo per dire. Sono capace di
uccidere il mio amico con un coltello, ma non di ammettere che
sto per sposare l'uomo sbagliato.
Andrew ha assunto un'espressione inorridita.  vero?
Ci ho pensato prima di farlo, c'era ancora tempo per ritirare
tutto e trovare una giustificazione per i dubbi, come faccio sempre
con me stessa, ma ho annuito.
E allora cosa stai facendo? Perch non te ne vai e basta? Andrew
mi  sembrato cos turbato che mi ha fatto sentire soltanto
peggio. Pensavo che tutti, sotto un certo punto di vista, avessero
qualche riserva sulla persona con la quale stavano.
Ho fatto spallucce. Non  ovvio? Ho paura.
Di cosa?
Ho fissato un punto oltre la spalla di Andrew e ho cercato di
pensare a un modo per spiegarlo. Con Luke provo questa...
questa solitudine schiacciante a volte. E non  colpa sua. Mi
sono passata un dito sotto l'occhio. Non  una cattiva persona, 
solo che non capisce. Ma poi penso: Be', ma chi lo capirebbe? Chi
potrebbe capire quel pezzo orribile della mia vita? Non sono una
persona facile e forse questo  il meglio che posso sperare. Perch
ci sono anche un sacco di aspetti positivi. Stare con lui  una specie
di assicurazione.
Andrew ha fatto una smorfia. Assicurazione?
Mi sono messa in testa questa cosa. Mi sono portata le dita
alla tempia e ho dato qualche colpetto. Che nessuno potr farmi
del male se sono Ani Harrison. TifAni FaNelli  il genere di ragazza
che viene schiacciata, forse, ma Ani Harrison no.
Andrew si  chinato in modo da guardarmi negli occhi. Non
ricordo che qualcuno abbia mai schiacciato TifAni FaNelli.
Ho aperto il pollice e l'indice a due centimetri di distanza. E
invece s. Mi hanno fatto diventare piccola cos.
Andrew ha sospirato e poi il suo maglione elegante mi ha graffiato
la faccia, le sue dita si sono piegate dietro la mia nuca. Ci eravamo
toccati cos poche volte nella nostra vita e mi ha distrutto,
davvero, che non conoscessi meglio il suo odore e la sua pelle. Nel
mio petto si  gonfiato un dolore inspiegabile per Luke, Whitney,
per i bambini di Andrew dai nomi bellissimi, per tutti i cuori
coinvolti che ci avrebbero tenuti lontani: ha preso tutti loro nel suo
gorgo e si  abbattuto ai miei piedi.
La disposizione nella vecchia classe di Andrew non era cambiata;
c'erano ancora quei tre lunghi tavoli uniti a formare un ferro
di cavallo, con l'insegnante di fronte alla classe fra i suoi artigli.
Ma dei tavoli di metallo lucido e degli sgabelli avevano sostituito
i vecchi banchi di formica e le sedie sgangherate e spaiate. Ora
faceva molto Restoration Hardware, ed era un abbinamento che
in fondo non sarebbe stato fuori posto nemmeno a casa mia, dove
ho creato uno stile che il signor Harrison ha descritto come eclettico.
Mi sono chinata sul tavolo e ho esaminato la mia immagine
distorta: il mento lungo e appuntito, un occhio da una parte e uno
dall'altra. Alle superiori, quando avevo un brufolo, ne valutavo la
gravit in qualunque superficie anche solo vagamente riflettente:
il bagliore della finestra dell'aula, il pannello di vetro tra me e la
carne del bancone in mensa. Non sarei mai stata in grado di concentrarmi
in classe con una tale opportunit davanti a me.
Andrew  andato verso la sua vecchia cattedra e ha esaminato
alcuni dei gingilli del suo successore.
Sai che il professor Friedman lavora ancora qui? ha detto.
Davvero? Mi ricordavo del giorno in cui aveva trascinato
Arthur fuori dall'aula, con la Hurst che fingeva di non essere spaventata
quanto avrebbe dovuto. Era un po' tonto.
A dire il vero Andrew si  girato e si  appoggiato alla cattedra,
mettendo una caviglia sull'altra esattamente come aveva l'abitudine
di fare quando insegnava, Bob  molto sveglio. Troppo
sveglio per fare l'insegnante. Ecco perch non  in sintonia con gli
studenti. Andrew si  sfiorato la fronte. Era su un altro livello
rispetto a tutti noi.
Ho annuito. Adesso fuori era pi sera che tramonto, ma l'ala
di inglese e lingue affacciava su una strada principale, illuminata
dai lampioni e dall'edificio di discipline artistiche del Bryn Mawr
College.
Ecco perch tutti amavano le tue lezioni ho detto. Tu eri sul
nostro livello. Pi come un nostro pari.
Andrew si  messo a ridere. Non so se questo  un complimento.
Ho riso anch'io. Certo che s. Ho abbassato di nuovo lo
sguardo verso il mio strano riflesso. Era bello avere una persona
cos giovane. Lontana solo pochi anni da tutto quello.
Non so se ho potuto aiutarvi ha detto Andrew. Non avevo
mai visto prima quel genere di brutalit. Non so, forse succedeva
anche quando alle superiori ci andavo io e semplicemente non
stavo prestando attenzione. Ci ha pensato su per un attimo. Ma
credo che me ne sarei accorto. C'era qualcosa di molto spietato
alla Bradley che ho notato immediatamente. E tu ha fatto un
cenno verso di me non hai mai avuto neanche un'occasione.
Non mi piaceva quell'idea. Un'occasione c' sempre. Io avevo
solo sprecato la mia. Quando ero qui non ero molto sveglia ho
detto. Ma se devo trovare qualcosa di positivo in tutto questo, 
che ho imparato a cavarmela. Ho sfregato la lamina di metallo
del tavolo con le nocche. Arthur mi ha insegnato molto, che tu
ci creda o no.
Ci sono modi migliori per imparare ha detto Andrew.
Io ho sorriso tristemente. Sarei stata felice di conoscerli. Ho
fatto del mio meglio con quello che ho avuto.
Andrew ha portato il mento al petto, come se stesse raccogliendo
i pensieri per fare un collegamento importante tra il museo di
storia naturale e la paura del cambiamento di Holden Caulfield.
Tu sei stata onesta con me, perci si  schiarito la voce io voglio
essere onesto con te.
C'era una perfetta zona di luce che illuminava lo spazio dietro
di lui. Era cos intensa che non sembrava altro che una sagoma,
senza volto, senza espressione. Il cuore mi ha rimbombato nel
petto, sicura che stesse per ammettere qualcosa di importante.
Il nostro legame, la nostra splendida reazione chimica, non era
soltanto nella mia testa. A proposito di cosa?
Quella cena. Non  dipesa soltanto dal fatto che il mondo in
cui viviamo  veramente piccolo. Ha respirato rumorosamente
dal naso. Sapevo che Luke era il tuo fidanzato. Ho insistito con
lui per organizzare la cena in modo da poterti vedere.
La speranza  salita dentro di me come la febbre. Come facevi
a saperlo?
Non mi ricordo neppure chi me lo ha detto, comunque uno
dei miei colleghi, che sapeva che avevo lavorato qui. Mi ha detto
che Luke era fidanzato con una ragazza della Bradley. Luke mi
aveva fatto il tuo nome - Ani - ma non mi ricordavo nessuna
Ani dai tempi della Bradley. Ho fatto quella cosa con Facebook.
Andrew ha fatto il gesto di digitare, poi si  coperto la faccia con
le mani, un gesto dolcemente femminile, e ha riso. Dio,  imbarazzante,
ma ho cercato Luke su Facebook. Ti ho vista nelle sue
foto. Non riuscivo a credere che fossi tu.
Il cielo aveva smesso di cambiare e la stanza  diventata immobile,
completa delle ombre che aveva raccolto per la notte. Ma a
quel punto qualcosa ha interrotto la luce del lampione e, per un
secondo, senza quell'esplosione accecante di giallo dietro di lui,
ho visto la faccia di Andrew nella sua interezza. Sembrava terrorizzato.
Abbiamo guardato fuori dalla finestra mentre una macchina
che era un piccolo proiettile argentato ha parcheggiato di fronte
all'ingresso della vecchia magione. La parola Sicurezza si 
spezzata a met quando il guidatore ha aperto lo sportello ed 
sceso, camminando con passo da cerimonia verso la scuola.
Mi  sembrato che il cuore mi sprofondasse in basso e poi
all'indietro, come fa sempre prima che io inizi a ruotare e ruotare.
Mi rifiuto di chiamarlo attacco di panico. Gli attacchi di panico
sono per viaggiatori ansiosi, hipster nevrotici. I loro demoni, qualsiasi
essi siano, non possono neanche essere paragonati al terrore
di sapere che quella cosa sta per succedere, quella cosa brutta che
mi aspetto da quando sono uscita dalla mensa. Il mio turno. 
qui per noi?
Andrew ha scosso la testa. Non lo so.
Cosa ci fa qui?
Andrew ha ripetuto: Non lo so.
La guardia giurata  scomparsa nell'edificio e in lontananza abbiamo
sentito una porta sbattere e l'eco di un grido. C' qualcuno?
Andrew si  portato un dito alle labbra e mi ha fatto segno di
avvicinarmi a lui. Stava allontanando la sedia e poi, non riuscivo
a crederci, ci stavamo infilando insieme sotto la cattedra, con Andrew
che si piegava e sistemava le sue enormi gambe e braccia per
farmi spazio.
Quando eravamo ginocchio contro ginocchio Andrew ha spinto
la sedia dietro di noi, strizzandoci davvero l sotto, e poi mi ha
sorriso.
Non riuscivo pi a sentire il battito del mio cuore, un'altra caratteristica
che distingue la rotazione da un attacco di panico -
niente palpitazioni concitate, solo una triste bandiera bianca - e
dopo qualche minuto ho avvertito la certezza di una presenza nella
stanza. Era davvero la macchina di una guardia giurata quella
che avevamo visto? Nel corso degli anni il Women's Magazine
aveva pubblicato vari articoli per mettere in guardia le donne sugli
aggressori che si camuffavano da poliziotti, idraulici, persino
fattorini per poter avere accesso alla tua macchina, alla tua casa, a
te. Era sempre te che volevano, per violentarti, per torturarti, per
ucciderti. Mi  sembrato che il mio campo visivo si restringesse a
una puntura di spillo, come quando spegni un vecchio televisore,
quell'unico puntino che resta sospeso finch lo schermo non diventa
tutto nero. In quel momento non stavo respirando, ne ero
sicura. Il mio cuore si era fermato e quelli erano soltanto gli ultimi
attimi di coscienza, con i neuroni nel cervello che ancora ardevano
come braci, prima che io sprofondassi nell'oscurit.
Una luce si  mossa nella parte frontale della stanza e qualcuno
si  schiarito la voce. C' nessuno?
Aveva un tono basso e uniforme, proprio come Ben. Buu.
Cos piatto che avrebbe potuto essere qualunque altra parola.
Ciao. No. Certo. Il professor Larson si  coperto la bocca,
mi sono accorta dalle zampe di gallina che gli si sono allargate
intorno agli occhi che stava cercando di non ridere, e i fianchi
hanno iniziato a tremarmi. Perch i fianchi? Forse perch non
ero in piedi; normalmente sarebbe toccato alle gambe, ma in quel
momento erano i fianchi che mi stavano sorreggendo.
La luce  scomparsa e abbiamo anche sentito i passi allontanarsi,
ma io sapevo che era ancora l, avvertivo la sua presenza. Aveva
enfatizzato la sua uscita, poi si era insinuato di nuovo nell'aula
aspettando che noi sgusciassimo fuori, come due idioti che pensavano
di essere al sicuro. Era un emulatore. La Bradley aveva
cercato di fingere che non dovessimo preoccuparcene. Ma noi ci
eravamo preoccupati. Era sempre stato cos. Lui ha sussurrato:
Penso che se ne sia andato, e io ho scosso la testa, spalancando
disperatamente gli occhi.
Cosa? ha sussurrato di nuovo il professor Larson e ha spinto
la sedia.
Io ho stretto il suo polso grosso e ho scosso di nuovo la testa,
implorandolo di non andare.
TifAni. Ha abbassato lo sguardo verso la mia mano e io ho
visto l'orrore sul suo viso, rendendomi conto che eravamo finiti
Sei di ghiaccio.
Ancora. Qui ho mimato con la bocca.
TifAni! Il professor Larson si  liberato dalla mia stretta e
ha iniziato a gattonare, ignorando i miei folli cenni di tornare indietro.
Ha usato la sedia per tirarsi su e io sono scivolata ancora
pi in fondo sotto la cattedra, preparandomi allo scoppio caldo
della pistola, all'interno molliccio della sua testa. Ma ho sentito
soltanto: Se n' andato.
Il professor Larson si  inginocchiato e ha sbirciato sotto la
cattedra: ero un gatto selvatico in gabbia. La sua fronte si  frantumata
in mille pezzi ed  sembrato contrito, pronto a piangere
per me. Se n' andato. Stiamo bene. Non avrebbe potuto farci
niente. Quando non mi sono mossa, ha chinato la testa e ha sussurrato.
Quel suono era pieno di rimorso. Tif, mi dispiace cos
tanto. Merda, non ci ho pensato... la cattedra... Mi dispiace. Mi
ha teso una mano e con lo sguardo mi ha implorato di prenderla.
Per tutto quel tempo con Andrew avevo indossato la mia maschera
da vittima, pensando che fosse quello che voleva da me.
Ma non c'era finzione nelle mie braccia, gelatinose e tremanti,
quando le ho tese verso di lui: il mio corpo era cos inutile che ha
dovuto afferrarmi per i polsi, gli unici punti solidi che  riuscito a
trovare, l'unico modo in cui  riuscito a mettermi in piedi. La mia
met inferiore non stava reagendo molto meglio e mi ha spinto
contro il suo petto. Siamo rimasti stretti l'uno all'altra molto pi
del dovuto, molto dopo che avevo ripreso il controllo delle mie
gambe, e non fare niente era la parte pi pericolosa. Alla fine, la
sua mano ha rivolto la domanda alla parte bassa e morbida della
mia schiena, e poi ci stavamo baciando, con un sollievo ben pi
grande del terrore che lo aveva preceduto.

Capitolo 14.

Nel mio ricordo l'ospedale  verde. Pavimenti verdi, pareti verdi,
avvallamenti di cancrena sotto gli occhi degli agenti. Persino
i conati producevano una scialba sostanza color chartreuse che
sprofondava sul fondo del water. Scaricai, pensando a tutte le volte
che mamma mi aveva detto di indossare slip puliti, perch,
TifAni, se ti ritrovassi coinvolta in un incidente stradale?. Non
che gli slip che mi stavo togliendo in quel momento non fossero
puliti, ma erano vecchi e c'era un buco sopra il cavallo, grande
abbastanza per permettere a qualche pelo pubico di infilarsi. Dovevano
passare ancora diversi anni prima che iniziassi a divaricare
regolarmente le gambe di fronte alle ragazze indiane di Shobha:
Togliamo tutto?. Tutto.
Ho infilato gli slip logori nella gamba dei miei pantaloni kaki
prima di metterli in un sacchetto trasparente e porgerlo alla poliziotta,
quella che assomigliava a un uomo pi dell'agente Pensacole.
Dentro c'erano gi il mio cardigan J.Crew e la canotta Victoria's
Secret, entrambi sfumati di sangue che non si era ancora
completamente asciugato. Il suo odore cos nostalgico e familiare
per me. Dove avevo sentito prima quell'odore? Tra i prodotti per
la pulizia, forse. O all'YMCA di Malvern, dove avevo imparato a
nuotare.
Qualsiasi poliziotto avesse ricevuto quel sacchetto trasparente,
con vestiti che recavano il DNA di vari adolescenti morti, senza
dubbio avrebbe trovato gli slip nella gamba dei pantaloni. Non
era un nascondiglio intelligente. Ma c'era qualcosa nei miei slip
che venivano sballottati nel sacchetto di plastica, in bella mostra
dovunque fosse passato, che mi riempiva di disperazione. Ero
cos stanca di tutto che era imbarazzante essere in bella mostra.
Mi sono avvolta nella camicia da notte sottile dell'ospedale e
ho iniziato a camminare in punta di piedi per la camera per poi
sedermi sul letto, con le braccia strette al petto, cercando di contenere
il seno. Le mie tette sembravano enormi e imprevedibili
senza reggiseno. Mamma era sulla sedia accanto al letto, le avevo
dato l'ordine tassativo di non avvicinarsi n toccarmi, e stava
piangendo. Era esasperante.
Grazie mi disse l'agente Maschiona, ma non sembrava affatto
grata.
Piegai i piedi sotto di me. Erano passate settimane dall'ultima
volta che mi ero rasata e non volevo che qualcuno vedesse gli
aculei neri che avevo intorno alle caviglie. Il medico, una donna
anche lei (nessun uomo era autorizzato a entrare. Anche pap era
in corridoio), venne verso di me per visitarmi. Insistetti che non
ero ferita, ma la dottoressa Levitt disse che a volte siamo cos sotto
choc che non ci rendiamo conto di essere feriti, e voleva solo
accertarsi che non fosse il mio caso. Ero d'accordo a lasciarglielo
fare? Avrei voluto gridarle di smettere di parlarmi come se fossi
una bambina di cinque anni in fila per la punturina dell'antitetanica.
Avevo appena infilato un coltello nel petto di una persona.
Chiedo scusa. L'agente Maschiona si mise in mezzo tra la
dottoressa Levitt e me. Prima devo passarle il tampone. Potrebbe
distruggere delle prove durante la visita.
La dottoressa Levitt indietreggi. Ma certo.
L'agente venne da me con il suo piccolo kit per la raccolta delle
prove e improvvisamente mi resi conto di quanto mi era andata
bene finch era solo la dolce dottoressa Levitt a volermi visitare.
Non avevo ancora pianto. Avevo visto abbastanza puntate di Law
& Order da sapere che probabilmente dipendeva dal fatto che ero
ancora sotto choc, ma questo non mi faceva sentire meglio. Avrei
dovuto piangere, non pensare alla cena, a come mamma
probabilmente mi avrebbe lasciato mangiare qualunque cosa dopo una
giornata del genere. Dove saremmo andate? Mi venne l'acquolina
in bocca mentre prendevo in considerazione le varie possibilit.
L'agente Maschiona mi pass un tampone sotto le unghie e
quella parte fu tranquilla. Ma poi si avvicin all'apertura della
mia camicia da notte e le lacrime iniziarono a scendere regolari
e violente e le afferrai i polsi a salsicciotto. Basta! Sentii quella
parola in continuazione e all'inizio pensai che fosse l'agente che
mi diceva di smetterla, ma poi mi resi conto che ero io che stavo
lottando contro di lei come se fosse Dean, tirando calci, picchiando,
mordendo. La camicia da notte si apr e i miei seni mastodontici
si rovesciarono dappertutto e quando mi resi conto che adesso
anche mamma era su di me e stava vedendo il mio corpo nudo,
rotolai su un fianco e vomitai di nuovo. Una parte del vomito fin
sui pantaloni neri da lesbicona dell'agente Maschiona e questo mi
fece quasi sorridere.
Quando ripresi conoscenza pensai di essere tornata indietro
nel tempo. Pensai di essere in ospedale perch avevo avuto una
reazione alla marijuana che avevo fumato a casa di Leah. Pensai:
Devono esserci un sacco di persone incazzate nere con me.
Mi tastai il corpo ancora prima di aprire gli occhi, sollevata nel
sentire che qualcuno mi aveva riallacciato la camicia da notte e mi
aveva rimboccato una spessa coperta bianca.
La stanza era vuota e immobile e l'imbrunire ombreggiava le
finestre. Ora di cena. Volevo andare da Bertucci's, avevo deciso.
La loro focaccia e il loro pane al formaggio erano esattamente ci
che avevo voglia di mangiare.
Mi tirai su appoggiandomi sui gomiti, con i tricipiti che tremavano
in un modo che mi fece rendere conto di quanto fossero
coinvolti nei momenti quotidiani che davo per scontati. C'era una
patina che mi ricopriva le labbra e che la mia lingua non riusciva
a spaccare. Era attaccata saldamente e dovetti rimuoverla con un
pugno.
All'improvviso la porta si apr e mamma entr. Oh! Fece
un passo all'indietro, sorpresa. Aveva in mano una tazza di caff
e un dolcetto stantio. Non bevevo ancora caff, ma ero talmente
affamata che li volevo tutti e due. Sei sveglia.
Che ore sono? Avevo la voce roca. Come se fossi malata.
Deglutii per accertarmi delle mie condizioni, ma la gola non mi
faceva male.
Mamma agit il polso per scoprire il Rolex di brillanti falso.
Sono le 6,30.
Andiamo a cena da Bertucci's dissi.
Tesoro. Mamma si curv per sedersi sul bordo del letto, ma
si ricord del mio divieto e scatt in piedi. Sono le 6,30 di mattina.
Guardai di nuovo fuori dalla finestra: quella rivelazione mi fece
vedere la luce esterna come nascente e non pi come calante.
 mattina? ripetei. Stavo iniziando a sentirmi di nuovo frastornata
e piagnucolosa. Ero cos furiosa che non capivo niente. Perch
mi hai lasciato dormire qui? chiesi.
La dottoressa Levitt ti ha dato quella pillola, ti ricordi? disse
mamma. Per aiutarti a rilassarti.
Strizzai gli occhi per vedere attraverso i miei ricordi, ma non
ci riuscii. Non mi ricordo gemetti. Mi coprii la faccia con le
mani. Stavo piangendo silenziosamente per qualcosa e non sapevo
cosa.
Shhh, TifAni sussurr mamma. Non riuscivo a vederla, ma
me la immaginai che tendeva la mano prima di ricordarsi di nuovo.
Il suo sospiro fu rassegnato. Vado a chiamare la dottoressa.
I passi di mamma si allontanarono e mi ricordai dei polpacci
di Ben, cos bianchi che mi nauseavano, che sparivano nel fumo.
Mamma torn, per non con la dottoressa Levitt. Questa dottoressa
non portava il camice, ma un paio di jeans sbiaditi arrotolati
a rivelare delle caviglie sottili e un paio di sneaker bianche,
nuove di zecca. Sfoggiava un caschetto lucido e argentato. Aveva
l'aspetto di una donna che possedeva un giardino, che portava un
cappello floscio di paglia mentre curava i suoi pomodori,
ricompensandosi con un bicchiere di limonata in veranda quando
aveva finito.
TifAni disse. Sono la dottoressa Perkins. Ma voglio che mi
chiami Anita. Parlava dolcemente, ma la sua richiesta era decisa.
Mi premetti le mani contro le guance, tirando su lacrime e l'unto
della pelle. Okay dissi.
C' qualcosa che posso portarti? chiese Anita.
Io tirai su con il naso. Mi piacerebbe tanto lavarmi i denti e
la faccia.
Anita annu solennemente, come se fosse importante che lo
facessi. Tieni duro. Adesso ci penso io.
Anita se ne and per cinque minuti prima di ritornare con uno
spazzolino da viaggio, un dentifricio per bambini al sapore di frutta
e una saponetta Dove. Mi aiut a scendere dal letto. Mi stava
bene che Anita mi toccasse, perch non sembrava una che sta per
avere un attacco isterico da un momento all'altro, costringendomi
a essere io a consolare lei.
Aprii l'acqua in modo da non poter sentire Anita e mamma
che parlavano di me mentre ero in bagno. Feci pip e mi strofinai
la faccia, poi mi lavai i denti, sputando un lungo filo appiccicoso
di dentifricio dolce nel lavandino. Si rifiut di staccarsi dalle mie
labbra e dovetti farlo con le dita.
Quando riemersi dal bagno, Anita mi chiese se avessi fame e s,
ero brutalmente affamata. Chiesi a mamma cosa ne fosse stato del
caff e del dolcetto e lei mi disse che lo aveva mangiato pap. Le
lanciai un'occhiataccia mentre tornavo a letto.
Ti posso portare tutto quello che vuoi, tesoro. Il bar ha bagel,
spremuta d'arancia, frutta, uova, cereali.
Un bagel dissi. Con formaggio cremoso. E una spremuta.
Non sono sicura che abbiano il formaggio cremoso disse
mamma. Potrebbero avere solo il burro.
Qualunque posto che abbia i bagel ha anche il formaggio cremoso
sbottai.
Era il genere di risposta sgarbata che solitamente avrebbe
spinto mamma a darmi della stronza ingrata, ma non os farlo
davanti ad Anita. Si limit a stamparsi in faccia un grande sorriso
falso e a girare i tacchi per andarsene, rivelando il bozzo di capelli
che le era venuto dietro la testa per aver dormito sulla sedia dura
dell'ospedale.
Va bene se mi siedo qui? Anita indic la sedia accanto al letto.
Feci spallucce come se non m'importasse. Certo.
Anita cerc di sedersi piegando le gambe sotto il corpo, ma
la sedia era troppo piccola e troppo scomoda. Si accontent di
sedersi normalmente, con una gamba incrociata tranquillamente
sull'altra, le mani appoggiate sul ginocchio. Aveva le unghie color
viola chiaro.
Hai affrontato un bel po' di cose nelle ultime ventiquattro
ore disse Anita, il che non era del tutto vero. Ventiquattro ore
prima mi stavo solo alzando dal letto. Ventiquattro ore prima ero
solo una ragazzina impertinente che non voleva andare a scuola.
Era stato diciotto ore prima che avevo scoperto qual  l'aspetto
della parte interna melmosa di un cervello, qual  l'aspetto di una
faccia senza pelle, labbra e strani brufoli.
Annuii, anche se il calcolo era sbagliato, e Anita disse: Vuoi
parlarmene?.
Mi piaceva che Anita fosse seduta accanto a me, e non di fronte
a me, dove mi avrebbe guardata dall'alto come se fossi un cadavere
incartapecorito in attesa di essere dissezionato. Anni dopo ho
scoperto che questo  un trucco psicologico per spingere le persone
ad aprirsi. Ho scritto un consiglio sul Women's Magazine
per cui se devi affrontare un discorso difficile con il tuo ragazzo
- quanto detesto questa espressione -  meglio farlo mentre stai
guidando, perch lui sar pi aperto a ci che devi dirgli quando
siete fianco a fianco piuttosto che se affronti l'argomento di andare
a vivere insieme in maniera frontale.
Arthur  morto? chiesi.
Arthur  morto rispose Anita, con un tono molto neutro.
Conoscevo gi la risposta, ma fu sconvolgente sentire quelle
parole che uscivano dalla bocca di una persona che non aveva
mai neanche conosciuto Arthur. Che non aveva idea che Arthur
esistesse, fino a poche ore prima.
Chi altri? azzardai.
Ansilee, Olivia, Theodore, Liam e Peyton. Non mi ero mai
neanche resa conto che il vero nome di Teddy fosse Theodore.
Oh, e Ben aggiunse.
Aspettai un attimo che le venissero in mente altri nomi, ma
rimase in silenzio. E Dean?
Dean  vivo rispose Anita e io la fissai a bocca aperta. Ero
convinta che fosse morto quando ero uscita dalla mensa. Ma 
gravemente ferito. Potrebbe non camminare pi.
Mi tirai la coperta fino alla bocca. Potrebbe non camminare?
Il proiettile gli  penetrato nell'inguine e gli ha reciso una
vertebra. Sta ricevendo le migliori cure possibili disse Anita, aggiungendo:
 fortunato a essere vivo.
Deglutii nel momento esatto in cui un singhiozzo mi saliva su
per la gola. L'impatto mi fece male al petto. Com' morto Ben?
Si  ucciso disse Anita. Avevano entrambi questo piano fin
dal principio. Perci non devi sentirti in colpa per quello che hai
fatto. Avevo paura di dire ad Anita che non mi sentivo in colpa.
Non sentivo niente.
Mamma comparve sulla soglia, con un bagel rotondetto in una
mano e un contenitore di spremuta nell'altro. Avevano il formaggio
cremoso!
Mamma si era incaricata di farcire il bagel. Non ci aveva messo
assolutamente abbastanza formaggio, ma avevo cos tanta fame
che non la rimproverai.  strano, avere fame cos. Non  come
a pranzo, quando anche se sono passate poche ore dalla colazione
lo stomaco ti borbotta e ti gorgoglia durante la lezione di storia.
 come se la fame si fosse estesa a tutto il tuo corpo e non
riguardasse pi lo stomaco. Anzi, lo stomaco non si fa sentire per niente,
ma hai le membra leggerissime e deboli e la tua mascella lo capisce
e cerca di masticare il pi velocemente possibile.
Trangugiai la spremuta. Sembrava che ogni sorso mi rendesse
pi assetata e schiacciai il contenitore cercando di berne fino
all'ultima goccia.
Mamma mi chiese se volessi qualche altra cosa, ma non volevo
niente. Il bagel e la spremuta mi avevano rinvigorito, dandomi la
forza di afferrare la realt delle ultime diciotto ore, che s'impossess
della stanza, un'onda invisibile che non si sarebbe spezzata
per un po'. Continu a portarmi sulla sua cresta dovunque andassi,
sommergendo tutto nell'infelicit.
Mi chiedevo Anita s'inclin in avanti e si premette le mani
sulle ginocchia, dirigendo un'occhiata disperata a mamma, se
potessi parlare con TifAni da sola.
Mamma un le scapole e si mise pi dritta. Credo che dipenda
da quello che vuole TifAni.
Era esattamente quello che volevo, ma con il sostegno di Anita,
il mio desiderio mi sembr troppo potente per arrendermi a esso.
Dissi sommessamente, per non urtare i suoi sentimenti: Va tutto
bene, mamma.
Non so cosa si aspettasse mamma da me perch sembr molto
sorpresa. Raccolse il contenitore vuoto della spremuta e i tovaglioli
dal mio grembo e disse freddamente: Va benissimo. Se hai
bisogno di me, sar qui fuori in corridoio.
Per favore, pu chiudere la porta quando esce? grid Anita
dietro di lei, e mamma dovette combattere con il fermaporta, non
riusc a prenderlo per qualche atroce secondo e mi sentii malissimo
per lei. Alla fine ci riusc, ma la porta si chiuse lentamente
dietro di lei, perci la vidi quando non pensava che la vedessi.
Stava alzando lo sguardo verso il soffitto e poi si strinse le braccia
intorno al corpo magro come meglio pot e dondol avanti e indietro,
la bocca tesa in un singhiozzo muto. Avrei voluto gridare a
pap di abbracciarla, accidenti.
Ho la sensazione che per te sia difficile stare con tua madre
disse Anita.
Io non risposi. In quel momento mi sentivo protettiva nei suoi
confronti.
TifAni disse Anita. So che ne hai passate tante. Ben pi
di quante ci si immaginerebbe che una quattordicenne debba affrontare.
Ma devo farti qualche domanda su Arthur e Ben.
Ho detto tutto all'agente Pensacole ieri protestai. Dopo che
ero fuggita dalla mensa, sicurissima che Dean fosse morto, mi ero
precipitata fuori seguendo lo stesso percorso di Beth, solo che
non avevo gridato come aveva fatto lei. Non sapevo dove fosse
Ben e non volevo richiamare l'attenzione su di me. A quel punto
si era gi messo la pistola in bocca, ma io non potevo saperlo.
Quando mi trovai davanti una fila di agenti delle forze speciali,
accovacciati, con le armi puntate verso il mio corpo che si avvicinava,
pensai che stessero mirando a me. A dire il vero mi girai
per tornare dentro la scuola. Ma uno di loro m'insegu e mi accompagn
attraverso la folla di curiosi con gli occhi sbarrati e madri
isteriche con le loro tute imbarazzanti per portare a passeggio i
cani, che mi urlavano nomi e m'imploravano per sapere se i loro
bambini stavano bene. Credo di averlo ucciso! stavo dicendo e
i medici cercarono di mettermi una maschera per l'ossigeno sulla
faccia, ma gli agenti intervennero, chiedendo dettagli, e dissi loro
che si trattava di Ben e Arthur. Arthur Finnerman! gridai quando
mi chiesero, a ripetizione, Ben chi? Arthur chi? Non riuscivo
neanche a ricordare il cognome di Ben.
Lo so disse Anita. E la polizia ti  molto grata per quelle informazioni.
Ma non sono qui per chiederti cosa  successo ieri. Sto
cercando di mettere insieme un quadro chiaro di Arthur e Ben. Di
capire perch hanno fatto quello che hanno fatto.
Improvvisamente m'innervosii di fronte a quel personaggio di
Anita. Sei della polizia? Pensavo che fossi una psichiatra.
Sono una psicologa forense disse Anita. Sono una consulente
della polizia di Philadelphia.
Mi sembr pi intimidatorio che se fosse stata una poliziotta.
Ma allora sei della polizia s o no?
Anita sorrise e la pelle intorno agli occhi le si raccolse in tre
pieghe di diverse lunghezze. Non sono della polizia. Ma per essere
assolutamente chiara con te, racconter loro qualunque cosa
mi dirai. Si spost sulla sediolina e fece una smorfia. So che hai
gi fornito alcune informazioni molto importanti, ma ho pensato
che potremmo parlare di Arthur. Del tuo rapporto con Arthur. Mi
sembra di capire che foste amici.
I suoi occhi si spostarono avanti e indietro su di me, rapidamente,
come se stesse leggendo un giornale. Quando non dissi
niente, ci riprov. Tu e Arthur eravate amici?
Lasciai cadere le mani sul letto con aria impotente. Era davvero
arrabbiato con me.
Be', gli amici ogni tanto litigano.
Eravamo amici dissi di malavoglia.
E perch era cos arrabbiato con te?
Giocherellai con un filo che penzolava dalla coperta dell'ospedale.
Non potevo infilarmi in tutta la storia senza infilarmi in quella
sera a casa di Dean. E non potevo infilarmi in quello, mai e poi
mai. Avevo rubato questa foto... di lui e suo padre.
E perch l'avevi rubata?
Puntai i piedi, cercando di liberarmi dall'irritazione stirandomi.
Era come quando mamma mi faceva troppe domande sui miei
amici. Pi scavava, pi volevo tenere per me tutte le informazioni
che era cos ansiosa di ottenere. Perch mi aveva detto delle cose
molto brutte e stavo solo cercando di fargliela pagare.
Che cosa ti aveva detto?
Tirai pi forte il filo che penzolava e una piccola famiglia di fili si
arricci per tutta risposta. Non potevo raccontare ad Anita le cose
tremende che Arthur mi aveva detto perch a quel punto le avrei dovuto
raccontare di Dean. E Liam e Peyton. Mamma mi avrebbe ammazzata
se avesse saputo cos'era successo quella sera. Era arrabbiato
perch avevo iniziato a frequentare Dean, Olivia e quei ragazzi.
Anita inclin la testa una volta, come se capisse. Perci si era
sentito tradito da te?
Feci spallucce. Immagino di s. Dean non gli piaceva.
Perch no?
Perch Dean era cattivo con lui. Era stato cattivo anche con
Ben. E improvvisamente ebbi la mappa tra le mani, quella che mi
avrebbe condotto indenne fuori da quel casino. Dovevo guidare
tutti nella mia direzione con rapida sicurezza, altrimenti avrebbero
scavato, scavato, scavato. A ritroso fino a quella sera di ottobre.
Dissi generosamente: Sai cos'avevano fatto Dean e Peyton
a Ben?.
La curiosit riboll negli occhi scuri di Anita. Le dissi tutto.
Anita sembr molto soddisfatta delle informazioni che le avevo
fornito e mi ringrazi per essere stata cos coraggiosa e sincera.
Se volevo, potevo andare a casa.
Anche Dean  in questo ospedale? chiesi.
Anita stava raccogliendo le sue cose per andarsene, ma si ferm
quando le feci questa domanda. Credo che potrebbe essere
qui. Volevi vederlo?
No risposi. Poi: Forse. Non lo so.  una cosa brutta?.
Posso darti un consiglio? disse Anita. Io al posto tuo andrei
a casa, starei con la mia famiglia.
Ma oggi non devo andare a scuola?
Anita mi guard in modo strano. Era un altro sguardo importante,
ma solo in seguito capii perch. La scuola rester chiusa
per un po'. Non so bene come abbiano intenzione di terminare
il semestre.
Anita non aveva aggiunto nessun sistema di trazione alle sue
sneaker nuove, che cigolarono sul pavimento lucido dell'ospedale
mentre si allontanava. Poi torn mamma, stavolta con pap, che
a giudicare dall'espressione che aveva avrebbe preferito essere in
qualsiasi altro posto pur di non trovarsi l, bloccato in mezzo a
queste due pazze.
Fui sorpresa da quanto m'intristisse lasciare l'ospedale, vedere
le persone che si affrettavano a raggiungere il loro posto di lavoro,
gli uomini in completi lavati a secco, le donne che portavano
i figli alla scuola pubblica, imprecando perch avevano mancato
il verde all'incrocio tra Montgomery e Morris Avenue e adesso
avrebbero fatto tardi. Sapere che quando te ne sarai andato il tran
tran continuer. Nessuno  cos speciale da farlo fermare.
Guid pap perch mamma era troppo scossa. Guarda!
Tese le mani ossute e tremanti come prova.
Salii in macchina, sentendo la pelle fredda e dura sotto il camice
sottile da ospedale. Quel camice rimase poi nel mio armadio
fino all'universit. Era il mio capo preferito con cui poltrire quando
avevo i postumi di una sbronza. Lo buttai solo quando Nell mi
fece notare quanto fosse inquietante che lo avessi tenuto.
Girammo in tondo nel parcheggio del Bryn Mawr Hospital
finch non trovammo un'uscita. Pap andava raramente da quelle
parti e mamma lo assill per tutto il tragitto verso casa. No, Bob,
a sinistra. Sinistra! Ges, Dina. Rilassati. Quando la strada si
allontan dalle cittadine panoramiche, e le attrattive passarono da
piccole boutique graziose e concessionarie di lusso a McDonald's
e centri commerciali austeri, una specie di panico si fece strada
nel complesso labirinto delle mie emozioni. E se alla Bradley le lezioni
non fossero riprese mai pi? Non sarebbe rimasto pi niente
a legarmi alla Main Line. Avevo bisogno della Bradley. Erano
successe troppe cose per tornare alla Mt. St. Theresa, a quella vita
straordinariamente ordinaria.
Torner alla Bradley? Sembr che la domanda calasse pesantemente
sulle spalle di mamma. Si afflosciarono ancora di pi
proprio davanti a me.
Non lo sappiamo disse mamma nell'attimo stesso in cui pap
diceva: Certo che no.
Il profilo di mamma era severo quando sibil: Bob. Mamma
era una brava sibilatrice,  un dono che mi ha trasmesso. Avevi
promesso.
Mi rimisi dritta, lasciando una macchia a forma di rombo sul
vetro dove avevo appoggiato la fronte. Quella saponetta Dove
non era proprio l'ideale per la mia zona lucida. Aspetta. Cosa
avevi promesso?
Il modo in cui nessuno dei due mi rispose, il modo in cui entrambi
continuarono a guardare dritto davanti a s, mi innervos
ancora di pi.
Pronto? dissi, alzando la voce. Che cosa avevi promesso?
TifAni. Mamma si premette le dita su entrambi i lati del
naso, cercando di attenuare il mal di testa che stava per scoppiarle.
Non sappiamo neanche cosa decider di fare la scuola. Tuo
padre ha promesso che aspetteremo di sentire l'amministrazione
prima di prendere una decisione.
E io non ho voce in capitolo in questa decisione? Ammetto
che lo dissi come una vera mocciosa. Pap sterz a sinistra e premette
a fondo il pedale del freno. Mamma ondeggi in avanti e la
stretta della cintura di sicurezza le strapp un grugnito mascolino.
Pap si gir e mi punt un dito contro. Sul suo viso erano germogliate
squallide vene viola di ogni sorta. Mi grid: No, non ne
hai! Non ne hai!.
Mamma esclam boccheggiando: Bob.
Io sprofondai nell'angolo del sedile. Okay sussurrai. Per
favore, okay. La pelle sotto i miei occhi era scorticata e quando
iniziai a piangere mi sembr che qualcuno ci avesse buttato sopra
dell'alcol. Pap si rese conto che aveva ancora il dito puntato contro
di me e lentamente abbass la mano e se la infil tra le gambe.
TifAni! Mamma si gir per met sul sedile per mettermi una
mano sul ginocchio. Oh, mio Dio, sei bianca. Tesoro, stai bene?
Papi non voleva spaventarti. In questo momento  solo sconvolto. Avevo sempre pensato che mia madre fosse bellissima, ma
la sofferenza l'aveva resa brutta e irriconoscibile. Singhiozz un
po' di volte, mentre le sue labbra cercavano qualcosa da dire per
consolarmi. Alla fine riusc a mormorare: Siamo tutti sconvolti
in questo momento!. Rimanemmo cos per un tempo indefinito,
aspettando che mamma smettesse di piangere, con la macchina
che dondolava come una culla mentre le altre auto ci sfrecciavano
accanto.
Quando arrivammo a casa ci fu un altro momento di stallo.
Mamma voleva che mi riposassi nella mia stanza. Aveva una confezione
di pillole che le aveva dato Anita caso mai avessi avuto
un altro crollo nervoso, e mi avrebbe portato qualunque cosa
mi fosse servita: cibo, fazzoletti, riviste, smalto se avevo voglia
di farmi una manicure. Ma io avevo bisogno della televisione.
Avevo bisogno di ricordarmi che il mondo era ancora l, normale
e stupido come sempre con i suoi talk-show e le soap opera
irrealistiche. Anche le riviste avevano il potere di trasportarti in
un mondo stupido, ma una volta che avevi completato il quiz
dell'ultima pagina e avevi scoperto che s, sei una maniaca del
controllo e questo tiene gli uomini alla larga da te, l'incantesimo
era rotto. Desideravo un passaporto con visto permanente per la
Citt delle Baggianate.
Pap and dritto in camera sua. Venti minuti pi tardi ne emerse
rasato e con addosso un paio di pantaloni kaki e quell'orribile
camicia gialla che temevo sempre si mettesse nelle rare occasioni
in cui veniva a prendermi a scuola.
Che stai facendo? chiese mamma.
Vado in ufficio, Dina. Pap apr il frigorifero e prese una
mela. Le diede un morso e i suoi denti le strapparono la carne
proprio come aveva fatto quel coltello nella schiena di Arthur.
Distolsi lo sguardo. Cosa credi che faccia?
Pensavo solo che oggi dovremmo stare insieme disse mamma,
un po' troppo allegramente, e all'improvviso desiderai una
famiglia della Main Line con un passato glorioso con fratelli, sorelle,
zii e zie nei paraggi, che la casa fosse popolata da generazioni
del nostro nome illustre.
Se potessi resterei. Pap tenne la mela tra i denti mentre tirava
fuori il cappotto dall'armadio dell'ingresso e se lo infilava.
Cercher di tornare presto. Prima di andarsene mi disse di cercare
di stare meglio. Grazie, pap.
La nostra casa dalle mura sottili ondeggi sulle sue fondamenta
quando pap sbatt la porta. Mamma aspett che si rimettesse
dritta per dire: Okay, se preferisci stenderti sul divano, va bene.
Ma preferirei che non guardassi il telegiornale.
Il telegiornale. Non mi era neanche venuto in mente prima che
mamma lo menzionasse e adesso era l'unica cosa che volevo guardare.
Concentrai lo sguardo su di lei, con aria di sfida. Perch no?
Perch sar molto scioccante per te disse mamma. Stanno
mostrando immagini di... S'interruppe e strinse fermamente le
labbra. Non  necessario che tu le veda.
Immagini di cosa? insistetti.
Ti prego, TifAni implor mamma. Rispetta i miei desideri
e basta.
Dissi che l'avrei fatto anche se non era vero e andai di sopra per
farmi una doccia e mettermi dei vestiti puliti. Poi tornai di sotto, intenzionata
ad accendere la tiv per vedere il telegiornale, ma mamma
stava frugando nel frigorifero. La casa era progettata con una
grande finestra al centro della cucina, in modo da poter stare seduti
a tavola e guardare la televisione in soggiorno. Non avevo voglia di
farmi fare una ramanzina da mamma perch non avevo rispettato i
suoi desideri, perci cambiai canale e mi fermai su mtv.
Qualche attimo dopo sentii mamma che si aggirava per la cucina,
borbottando qualcosa sul fatto che non c'era niente da mangiare
in casa. TifAni disse. Faccio una scappata all'emporio.
Vuoi qualcosa?
Quella crema di pomodoro risposi. E un pacchetto di
Cheez-It.
E da bere? Una bibita gassata?
Sapeva che avevo smesso di bere quella roba quando avevo
iniziato a correre. Il professor Larson diceva che, a parte l'acqua,
qualunque altra cosa ci avrebbe disidratate. Alzai gli occhi al cielo
e le risposi un No appena udibile.
Mamma venne davanti al divano, abbassando lo sguardo su
di me come se fossi un corpo in una bara. Trov una coperta e la
scosse in aria. Mi atterr addosso, la trappola perfetta. Detesto
l'idea di lasciarti da sola.
Sto bene grugnii.
Per favore, non guardare il telegiornale mentre sono via
m'implor.
Non lo guarder.
So che lo farai disse mamma.
E allora perch mi dici di non farlo?
Mamma sospir e si sedette di fronte a me sul divano pi piccolo,
i cui cuscini esalarono un sospiro sotto il suo peso. Prese il
telecomando e disse: Se devi farlo, preferisco che tu lo faccia
con me. Come se fosse la prima volta che fumavo o una cosa del
genere. Casomai tu voglia farmi qualche domanda aggiunse.
Mamma cambi canale da MTV alla nbc e, ovviamente, anche se
era un orario in cui la trasmissione Today avrebbe dovuto testare
gli ultimissimi modelli di aspirapolvere, il servizio era dedicato
alla Nuova tragica sparatoria in una scuola. Matt Lauer era sul
marciapiede davanti alla vecchia magione, la parte che era stata
annerita dall'incendio in mensa.
La Main Line  una delle zone pi ricche del Paese stava dicendo
Matt. Stamattina ho sentito dire molte volte che nessuno
riesce a credere che sia successo qui e, per una volta,  assolutamente
vero. La telecamera smise d'inquadrarlo per mostrare una
ripresa aerea della scuola, mentre Matt elencava la triste conta dei
corpi. Sono morti in sette, due sono i ragazzi che hanno sparato,
e cinque le loro vittime. Una delle vittime  morta nell'esplosione
in sala mensa, provocata da una bomba tubo artigianale sistemata
in uno zaino e lasciata accanto a quello che la polizia ha confermato
essere il tavolo preferito dagli studenti pi popolari della scuola.
 esplosa solo una bomba, ma gli inquirenti credono che ce ne
fossero almeno cinque e, se fossero esplose tutte, la carneficina
sarebbe stata ben peggiore. Nove studenti sono in ospedale con
ferite gravi, ma non sono in pericolo di vita. Sembra che alcuni di
loro siano rimasti mutilati.
Restai senza fiato. Sono rimasti mutilati?
Gli occhi di mamma sembravano pi grandi con le lacrime
dentro.  questo ci di cui parlavo.
Chi? A chi  successo?
Mamma si port una mano tremante alla fronte. Alcuni nomi
non li ho riconosciuti, perci me li sono dimenticati. Ma ce n'era
uno. La tua amica Hilary.
Diedi un calcio alla coperta. Mi s'impigli tra le gambe e avrei
voluto strappare quell'affare del cazzo filo per filo. La spremuta
d'arancia sembr un agrume che mi ribolliva nello stomaco.
Cosa le  successo?
Non ne sono sicura balbett mamma. Ma penso che si sia
trattato del piede.
Cercai di arrivare al bagno prima di sputare dappertutto quella
bile verde e putrida, davvero. Mamma disse che non faceva
niente, poteva eliminare la macchia con uno smacchiatore, nessun
problema. La cosa importante era che io mi riposassi e basta. Mi
diede una delle pillole di Anita. Riposati e basta.
Ripresi conoscenza varie volte e sentii mamma al telefono. La
sentii dire: E molto gentile da parte sua. Ma in questo momento
sta riposando.
Dopo precipitai in un fango nero, cos denso che mi ci volle
uno sforzo fisico per uscirne guadando. Ci provai varie volte
prima di rinunciare, sprofondandoci di nuovo. Era sera quando
finalmente bucai lo strato fangoso, quando riuscii a formare le
parole per chiedere a mamma con chi aveva parlato.
Un po' di persone rispose mamma. Ha chiamato il tuo vecchio
insegnante d'inglese per sapere come stavi...
Il professor Larson?
Uh uh, e anche un'altra mamma. Hanno attivato una catena
telefonica.
La scuola era sospesa per un periodo indefinito. Mamma disse
che ero fortunata a non essere all'ultimo anno. Pensa, cercare di
mandare le domande di iscrizione alle universit in questo caos?
Chiocciando dimostr la sua solidariet.
Il professor Larson ha lasciato un numero?
No rispose mamma. Ma ha detto che avrebbe richiamato.
Il telefono non squill pi per il resto della serata e io passai
la prima notte sul divano, l'espressione assente davanti allo
schermo della televisione, ascoltando Beverly, madre di quattro
figli, farneticare che il DVD ABtastic era l'unica cosa che le aveva
restituito il suo corpo, e s che lei aveva tentato di tutto. Anche
le luci rimasero accese. Un'altra caratteristica della nostra casa
 che il corridoio del piano di sopra  completamente aperto,
perci tu puoi uscire da una qualunque delle quattro stanze da
letto, affacciarti dalla ringhiera e vedere il divano, dove c'ero io,
un fagotto sotto una coperta acrilica color pastello. Pap usc
varie volte come una furia dalla sua stanza, sbraitando che la
striscia di luce sotto la sua porta lo stava tenendo sveglio. Alla
fine gli dissi che avrei preferito quel tormento insignificante alla
scena orribile che mi girava in testa in continuazione, e lui non
usc pi.
Dormicchiai solo quando spunt il sole e, appena ripresi coscienza,
il televisore era spento e non riuscii a trovare il telecomando
da nessuna parte.
Lo ha preso papi grid mamma dalla cucina, quando sent
che mi aggiravo qui e l. Per prima di andare al lavoro  uscito
e ti ha comprato un po' di riviste.
Di solito mamma monitorava le riviste che leggevo. Ma aveva
dato una lunga lista a pap e gli aveva detto di comprarle tutte,
anche quelle che promettevano di insegnarmi come mandargli a
fuoco le cosce. Era una piccola offerta di pace, lo sapevo, perch
avevano messo al bando la televisione. Amai quelle riviste, le
tengo ancora oggi in una scatola sotto il mio letto di quando ero
piccola. Mi fecero venire voglia di trasferirmi in una citt - qualunque
citt -, di portare i tacchi e di vivere una vita favolosa. Nel
loro mondo tutto era favoloso.
Era un momento morto del pomeriggio, con mamma che sonnecchiava
sul divano piccolo, io stesa su quello lungo a studiare
un tutorial degli smoky eyes, quando suon il campanello.
Mamma scatt in piedi e mi guard con aria accusatoria, come
se avessi fatto io il rumore che l'aveva svegliata. Ci guardammo a
vicenda senza dire niente finch il campanello non suon di nuovo.
Mamma si pass le dita tra i capelli, gonfiandoli all'altezza delle
radici scure, e si picchiett la pelle sotto gli occhi per eliminare
il mascara sbavato. Accidenti. Scroll il piede che le si era addormentato
per cercare di svegliarlo. Non funzion. Zoppic fino
alla porta d'ingresso.
Sentii dei sussurri. Mamma che diceva: Il motivo,  ovvio.
Quando torn in soggiorno insieme a lei c'erano due uomini accigliati
con giacca e pantaloni di quel color marrone da divano da
seminterrato.
TifAni. Mamma stava usando il suo tono da padrona di casa.
Lui  il detective... Si premette le dita contro le tempie. Scusate,
detective. Ho gi dimenticato i vostri nomi. La sua voce perse
quel tono gradevole e sembr che stesse per rimettersi a piangere.
 un periodaccio.
Ma certo disse il pi giovane e magro dei due. Io sono il
detective Dixon. Indic il suo collega con un cenno. E lui  il
detective Vencino. Il detective Vencino aveva la stessa carnagione
che molti dei miei parenti sfoggiano per gran parte dell'anno.
Senza l'abbronzatura, assumiamo una sfumatura verdastra malaticcia.
Mamma si rivolse a me. TifAni, per favore puoi alzarti?
Piegai l'angolo della pagina con il mio tutorial e feci quello che
mi era stato detto.  morto qualcun altro?
Le sopracciglia di un biondo quasi bianco del detective Dixon
si unirono. Se non si fossero rizzate a casaccio, sarebbe stato facile
credere che non ci fossero affatto. Non  morto nessuno.
Ah. Mi esaminai le unghie. L'articolo che stavo leggendo prima
del tutorial su come fare gli smoky eyes diceva che le macchie
bianche sulle unghie erano un segnale di una carenza di ferro ed 
il ferro che rende i capelli forti e lucidi, perci la carenza di ferro
era una cosa da scongiurare. Niente macchie bianche. I miei genitori
non mi lasciano vedere il telegiornale, perci non ho idea di
cosa stia succedendo. Lanciai un'occhiata agli investigatori come
a dire: Riuscite a crederci?.
Probabilmente  la cosa migliore disse il detective Dixon,
e mamma mi rivolse quel sorrisetto compiaciuto che mi faceva
venire voglia di tirarle in testa la rivista.
C' un posto dove possiamo sederci tutti a parlare? chiese il
detective Dixon.
 tutto a posto? Mamma si port la mano alla bocca, imbarazzata.
Chiedo scusa. Volevo dire:  successo qualcos'altro?
Nient'altro, signora FaNelli. Il detective Vencino si schiar la
voce e la pelle verde e molliccia del suo collo ondeggi. Vogliamo
solo fare qualche domanda a TifAni.
Ho gi parlato con la polizia in ospedale dissi. E con quella
psichiatra.
Psicologa mi corresse il detective Dixon. Lo sappiamo.
Vogliamo solo chiarire un paio di punti. Speravamo che potessi
aiutarci. Arcu le sopracciglia irsute con un'espressione implorante.
Quanta gente aveva bisogno del mio aiuto.
Guardai mamma, che annu. Okay.
Mamma chiese agli investigatori se volessero qualcosa, caff,
t, uno snack? Il detective Dixon chiese un caff, ma il detective
Vencino scosse la testa. No, grazie, signora FaNelli.
Chiamatemi pure Dina disse mamma, e il detective Vencino
non le sorrise, come fa la maggior parte degli uomini.
Noi tre ci sedemmo a tavola mentre mamma versava i chicchi
nella parte superiore della macchina del caff. Dovemmo alzare
tutti la voce per farci sentire sopra il rumore dell'apparecchio che
li macinava.
Allora, TifAni inizi il detective Dixon. Sappiamo del tuo
rapporto con Arthur. Che avevate litigato. Quando c' stato...
l'incidente.
Assentii con un cenno della testa: s, si, si. Era arrabbiato con
me. Avevo preso una foto dalla sua stanza. Ce l'ho ancora se volete...
Il detective Dixon alz la mano. A dire il vero non siamo venuti
per parlare di Arthur.
Io sbattei le palpebre come un'idiota. E allora di cosa siete
venuti a parlare?
Di Dean. Il detective Dixon osserv l'effetto che mi faceva
quel nome. Tu e Dean eravate amici?
Sfiorai con l'alluce scalzo il parquet della cucina. Avevo
l'abitudine di scivolare su quel pavimento con i calzini, le braccia
tese, fingendo di surfare. Poi un giorno una scheggia di sette
centimetri aveva bucato la stoffa dei miei calzini, mi si era conficcata
nell'arco plantare e quella era stata la fine del gioco. Non
esattamente.
Ma lo siete stati s'intromise il detective Vencino. Era la prima
volta che mi parlava e da vicino notai il suo naso storto, piegato
verso sinistra, come un grumo di argilla che qualcuno aveva
spinto di lato prima che si asciugasse. Per un certo periodo.
Immagino che si possa dire cos concessi.
Il detective Dixon lanci un'occhiata al detective Vencino.
Recentemente ce l'avevi con Dean?
Guardai per un attimo mamma, che si stava sforzando per
sentire la mia risposta sopra il lamento della lama. Direi che un
pochino s.
Puoi spiegarci perch?
Mi esaminai le mani, le mie unghie sane. Olivia non si sarebbe
mai pi dovuta preoccupare di avere una carenza di ferro. Improvvisamente
mi ricordai che portava lo smalto verde l'ultima
volta che l'avevo vista, durante la lezione di chimica, china sul
banco, che prendeva furiosamente appunti. Lo portava anche Hilary
e doveva aver convinto Olivia a provarlo, perch lei non era
tipo da fare esperimenti con i cosmetici. O forse era per mostrare
il loro sostegno alla squadra di calcio. Rimasi assorta, pensando:
Se muori con le unghie verdi, se non continui a vivere, ad andare a
sbattere contro le cose, a lavarti i capelli - tutte quelle azioni quotidiane
che scheggiano lo smalto -, il Sally Hansen resister? Come
resistono i denti e le ossa quando il resto di te si decompone? Ecco
Olivia, di lei sono rimaste solo le unghie verdi. Il detective Dixon
ripet la domanda.
TifAni grid mamma. Il motore della macchina si spense
con un clic e la cosa che mi disse subito dopo venne fuori a tutto
volume, con un'enfasi involontaria. Per favore, rispondi agli investigatori.
Come uno di quei giochini da bagno che quadruplicano le loro
dimensioni in una vasca calda, io m'ingrossai con le lacrime. Non
sarei riuscita a nascondere ci che era successo quella sera. Perch
avevo pensato di poterci riuscire?
Mi ficcai un pugno in un occhio e lo sfregai. C'erano un sacco
di motivi sospirai.
Forse ti sentiresti pi a tuo agio a parlarne se tua madre non
fosse qui? chiese il detective Dixon gentilmente.
Chiedo scusa. Mamma appoggi la tazza di caff del detective
Dixon accanto al suo gomito. Pi a suo agio a parlare di cosa?
Che sta succedendo?
Le finestre al commissariato di polizia di Ardmore erano diventate
quadrati opachi e scuri quando l'avvocato arriv e si present
come Dan sotto le luci giallognole del corridoio. Il detective
Dixon aveva insistito che non ci serviva un avvocato ed era
stato cos carino che mamma gli aveva quasi creduto, ma aveva
cambiato idea dopo aver chiamato pap in ufficio. L'avvocato era
venuto su segnalazione di un collega di pap la cui figlia era stata
arrestata l'estate precedente per guida in stato di ebbrezza. N io
n mamma ne fummo particolarmente colpite. Era un tizio cicciottello
e sfigato in giacca e cravatta, con l'orlo dei pantaloni che
gli formava delle pieghe intorno alle caviglie come il collo grosso
di un bulldog.
Dan (Nessun avvocato competente pu chiamarsi Dan sibil
mamma) volle sapere prima tutta la storia da me, prima che
gli investigatori si unissero a noi nella gelida sala degli interrogatori.
Abbassano davvero la temperatura, cercano di farti sentire
il pi possibile a disagio, cos confesserai prima e gli investigatori
arriveranno a casa in tempo per cena.
Nessun particolare  inutile. Dan si arrotol le maniche della
camicia, un blu reale che era un pugno in un occhio e che sembrava
il prodotto di un due per uno da Jos. A. Bank. Si era tolto la
giacca e l'aveva appesa allo schienale della sedia, ma non si accorse
che a un certo punto la spalla sinistra scivol, e la destra rimase
aggrappata con tutta la sua forza. Tutto quello che  successo
dall'inizio dell'anno scolastico. Ogni legame che avevi con tutte le
persone coinvolte in questa storia. Tutto.
Neanch'io riuscivo a credere quanto le cose fossero partite
con il piede giusto per me, che addirittura a un certo punto persone
come Dean o Olivia mi venissero a cercare, e come poi
fosse tramontata tragicamente e in fretta la mia buona stella.
Raccontai d'un fiato i particolari della serata a casa di Dean,
bruciando di vergogna mentre spiegavo quello che era successo
con Peyton, insomma, quello che mi aveva fatto. Sesso orale?
chiese Dan, e sotto le luci al neon implacabili dovevo sembrare
ustionata dal sole. S borbottai. Feci l'elenco, gli raccontai la
mia deriva di quella notte e i vari passaggi prima con Peyton, poi
con gli altri dopo di lui. Gli dissi cosa era successo in seguito,
la sera a casa di Olivia, il taglio in faccia che non era stato colpa
del suo cane. Ero diffidente all'idea di coinvolgere il professor
Larson in quella faccenda, ma Dan aveva detto che nessun particolare
era inutile.
Il professor Larson ha... Dan si schiar la voce. Sembrava
imbarazzato quanto me. Quella sera a casa sua?
Lo guardai per un secondo prima di capire cosa volesse dire.
No dissi. Il professor Larson non avrebbe mai fatto... una
cosa del genere. Rabbrividii per mostrargli il mio disgusto.
Ma Larson sapeva delle violenze? Potrebbe confermare questa
storia?
Quella era la prima volta che qualcuno si riferiva a ci che mi
era successo al plurale. Le violenze. Non sapevo che quelle altre
cose potessero essere considerate violenze. S.
Dan prese un appunto sul suo piccolo taccuino. La sua penna
si ferm. Adesso, Arthur.
Era depresso, si drogava? (No dissi. Cio, s, ma solo marijuana.
La marijuana  una droga, TifAni.) Aveva mai detto
qualcosa che, retrospettivamente, poteva essere stato il suo modo
di avvertirmi di quanto stava per fare?
Be' feci spallucce, sapevo che aveva quel fucile. Quello che
ha portato in mensa.
Dan riusc a non sbattere le palpebre per un tempo cos lungo
che stavo per agitargli una mano davanti alla faccia e canticchiargli
uuh-uuh? come negli spot pubblicitari. Come lo sapevi?
Me lo aveva fatto vedere. Nel suo seminterrato. Era del
padre. Dan non aveva ancora sbattuto le palpebre. Non ra carico
insistetti.
Come fai a saperlo? chiese Dan.
Me lo ha puntato contro. Per scherzo.
Te lo ha puntato contro?
Me lo ha anche fatto tenere in mano continuai. Non sarebbe
stato cos stupido da lasciarmelo tenere senza dirmi che era carico.
E se avessi... Smisi di parlare, perch Dan aveva chinato la
testa al petto, come se si fosse addormentato su un aereo. Cosa?
Il petto di Dan attut la sua voce. Hai toccato il fucile?
Per, tipo, due secondi dissi in fretta, cercando di riparare
qualunque cosa avessi rotto. Poi gliel'ho restituito. Dan continuava
a non guardarmi. Perch?  cos grave?
Dan si appoggi le mani sui lati del naso, sostenendo il peso
della testa. Potrebbe esserlo.
Perch?
Perch se trovano le tue impronte sul fucile, potrebbe essere
molto, molto grave.
Il lampadario rabbrivid e crepit, come se avesse fatto sfrigolare
un insetto in una umida serata estiva, e mi resi conto di cosa
voleva dire Dan. Mamma sapeva anche questo? E pap? Pensano
che sia coinvolta in tutto questo?
TifAni disse Dan, il tono alto e sbalordito. Perch credi di
essere qui?
Dopo che io e Dan avemmo concluso il nostro raduno, come
lo defin il detective Dixon, come se lui fosse il mio allenatore di
football e io il quarterback con le aspettative di tutta la citt sulle
mie spalle massicce, mi fu concesso di usare il bagno e di vedere
mamma e pap. Erano seduti su una panchina, fuori dalla stanza
degli interrogatori. Pap si teneva la testa tra le mani, come se non
riuscisse a credere che quella era la sua vita. Come se,
semplicemente addormentandosi, avrebbe potuto risvegliarsi altrove. Mamma
aveva le gambe incrociate, il piede fasciato nelle calze che usciva
un po' dalla scarpa con il tacco provocante. Le avevo detto di non
mettersele in quell'occasione, ma lei aveva insistito. Aveva cercato
di farmi truccare (Magari un filo di mascara prima di uscire?).
Avevo spento le luci della cucina ed ero andata ad aspettarla in
macchina, lasciandola l da sola, a sbattere le palpebre nell'oscurit.
Pap si alz per stringere la mano a Dan mentre ci avvicinavamo.
A mamma dissi: Lo sai che pensano che io abbia avuto qualcosa
a che fare con tutto questo?.
Ma certo che non lo pensano, TifAni disse, la voce stridula e
poco convincente. Stanno solo esplorando tutte le piste.
Dan dice che hanno le mie impronte sul fucile.
Potrebbero averle, potrebbero averle. Dan ebbe un leggero
sussulto mentre mamma strillava: Cosa?.
Dina! abbai pap. Abbassa la voce.
Mamma punt il dito contro pap, l'unghia finta che tremava di
rabbia. Non ti azzardare a dirmi cosa devo fare, Bobby. Tir indietro
la mano, facendo il pugno e affondando i denti nelle nocche.
Questa  tutta colpa tua piagnucol, strizzando gli occhi, mentre
le lacrime si scavavano un varco nello spesso strato di fondotinta
sul suo viso. Te l'avevo detto! A TifAni servivano quei vestiti. Cos
non l'avrebbero emarginata e, guarda un po',  successo!
Sarebbe colpa mia perch non ho tirato fuori i soldi per dei
vestiti? La bocca di pap era spalancata, i molari neri. Pap odiava
il dentista.
Per favore! sussurr Dan con veemenza. Non  questo il
posto per una scenata.
Sei incredibile bofonchi pap. Mamma si limit a spostarsi
all'indietro i capelli rigidi e pieni di lacca, ricomponendosi.
Non so se hanno le sue impronte disse Dan. Ma TifAni mi
ha raccontato che Arthur le ha mostrato una delle armi che pensiamo
alz le mani come un poliziotto in mezzo a un ingorgo che
indica alla fila diretta verso sud di fermarsi sia stata usata per il
reato. E che lui gliel'ha fatta tenere in mano.
Il modo in cui mamma mi guard, a volte c' solo da dispiacersi
per i genitori. Per tutte le cose che pensano di sapere di te.
Per quanto i figli se ne prendono gioco quando scoprono che non
 cos. Prima di raccontare a Dan di quella sera a casa di Dean,
gli avevo chiesto se ne avrebbe parlato con i miei genitori. No,
se tu non vuoi aveva risposto Dan. Si tratta di un'informazione
riservata di una cliente. Ma, TifAni, per come andr questa
faccenda, verr fuori. Ed  meglio che lo vengano a sapere prima
da te.
Avevo scosso la testa. Non posso dirgli una cosa del genere.
Dan aveva detto: Posso farlo io, se vuoi.
Il ticchettio di tacchi sul pavimento di linoleum marmorizzato
annunci l'arrivo del detective Dixon, e tutti aspettammo che
parlasse. Come va, gente? Si guard il polso, anche se non portava
l'orologio. Facciamo questa cosa, d'accordo?
Non sapevo che ore fossero, ma quando mi sedetti accanto a
Dan, il detective Dixon sulla sedia di fronte a noi e il detective Ventino
defilato in un angolo, lo stomaco mi borbott con impazienza.
Il tavolo, macchiato come gli occhiali di Arthur, era sgombro,
a eccezione di un bicchier d'acqua (mio) e un registratore che ne
occupava la parte centrale. Il detective Dixon pigi un pulsante e
disse: 14 novembre 2001.
A dire il vero  il 15 novembre. Il detective Ventino diede
un colpetto al vetro dell'orologio che portava. Sono le 00,06.
Il detective Dixon si corresse e aggiunse: Sono presenti il detective
Dixon, il detective Ventino, TifAni FaNelli e il suo avvocato,
Daniel Rosenberg. La scoperta del nome completo di Dan
mi diede molta pi fiducia in lui.
Dopo aver sbrigato le formalit, ripetei la mia storia. Ogni particolare
osceno. E un vero e proprio supplizio confessare i tuoi
segreti sessuali pi umilianti a una stanza piena di uomini pelosi
di mezz'et.
A differenza di Dan, il detective Dixon e il detective Vencino
non m'interruppero con delle domande. Il che mi fece pensare
che andava bene saltare certe parti, ma quando ci provai, Dan
mi pungol gentilmente. E quella sera al Wawa hai incontrato il
professor Larson, ricordi?
Quando finii, il detective Dixon si stiracchi sulla sedia con
uno sbadiglio rumoroso. Rimase cos, con le gambe larghe, le
braccia dietro la testa, fissandomi per un bel po'. E allora disse
alla fine, la tua versione  che Dean, Liam e Peyton ti hanno
stuprata quella sera a casa di Dean? E che Dean ci ha riprovato,
quella sera a casa di Olivia?
Guardai Dan, che annu, prima di rispondergli. S dissi.
Vedi, TifAni, non ti seguo. Il modo in cui il detective
Vencino era appoggiato al muro, con il petto che gli si raggomitolava
sulla piccola pancia. Non c'era una parte di lui che non fosse coperta
di peli neri e ispidi. Quello che non capisco  perch, se
Dean ti ha violentata a questo punto ci fu la sua risata maleducata,
tu volevi salvarlo da Arthur?
Stavo cercando di salvare me stessa.
Ma Arthur era tuo amico disse il detective Vencino con condiscendenza,
come se lo avessi dimenticato. Non avrebbe mai
provato a farti del male.
Era mio amico prima. Fissai il tavolo cos tanto che la vista
mi si appann. Ma avevo paura di lui. Era arrabbiato con me.
Avevo preso quella foto di suo padre... non credo che lei capisca
quanto era arrabbiato con me per quella cosa. Gliel'ho detto. Mi
ha inseguita fuori da casa sua.
Torniamo indietro per un attimo. Il detective Dixon lanci
al detective Vencino un'occhiata di avvertimento da sopra la spalla.
Dimmi cosa sai del rapporto fra Dean e Arthur.
Pensai a quell'annuario in camera di Arthur. Le loro facce serie
e sorridenti. Nessun indizio di come sarebbe andata a finire. Alle
medie erano amici dissi. Me lo ha raccontato Arthur.
E quando hanno smesso di essere amici? chiese Dixon.
Arthur mi ha detto che era successo quando Dean era diventato
popolare. Alzai le spalle. La storia pi vecchia del mondo.
Arthur ti ha mai detto di voler fare del male a Dean?
No risposi. Non proprio.
Vencino salt su. Che significa non proprio, TifAni?
No, okay? Non me lo ha detto.
Mai? mi punzecchi gentilmente Dixon. Pensaci.
Voglio dire, sparlava sempre di lui. Ma no, Arthur non mi ha
mai detto: Voglio portare il fucile di pap a scuola e sparare nelle
palle a Dean. La parola palle mi fece ridacchiare. Singhiozzai
e cedetti a un attacco di ridarella muto e doloroso, del tipo che si
diffonde come un incendio a un funerale, quando qualcuno rompe
il silenzio composto con un rutto da Coca Light.
La mia cliente  esausta disse Dan. Forse dovreste lasciarla
andare a casa a riposarsi un po'. Ha quattordici anni, non ve
lo dimenticate.
La stessa et che aveva Olivia Kaplan disse il detective
Vencino.
Il suono del nome di Olivia mi fece ricomporre. Mi strofinai le
braccia con la pelle d'oca. Come sta Hilary?
 una mutilata disse Vencino e non aggiunse altro.
Io presi un sorso d'acqua, tutta tremante. La stanza era diventata
ancora pi gelida e rabbrividii quando deglutii, quando il
liquido mi sfior i polmoni. Ma star bene? Torner alla Bradley?
Guardai Dixon per fare la domanda che mi tenevo dentro
da quando ero uscita dall'ospedale. Forse lui aveva la risposta.
La Bradley, cio, la scuola non chiuder, vero?
Tu vuoi che chiuda? rispose Vencino, dietro Dixon.
Non sapevo come far capire al detective Vencino quanto non
volessi una cosa del genere. Non potevo ritornare alla mia vita a
pochi chilometri di distanza dalla Main Line. Quei pochi chilometri
facevano la differenza tra Yale e la West Chester University,
trasferirsi a New York da grande oppure scavare le fondamenta
di una villetta tutta tua, accarezzandoti la pancia gonfia come una
zecca ben nutrita, mentre il bambino non la smette di scalciare.
Girai le mani sul tavolo. Voglio solo che torni tutto normale.
Ah disse Vencino, alzando l'indice come se avesse capito.
Be', adesso si pu, non  vero? Ora che ti sei sbarazzata di tutta
quella gente che ti ha provocato cos tanta sofferenza? Un sorriso
al cianuro gli si insinu sul viso e m'indic con un gesto plateale
e sarcastico, Vanna White(7) che presenta la Toyota Camry nuova e
scintillante che solo il vincitore si porter a casa. Datele il benvenuto,
gente! Fatele spazio! La ragazza pi fortunata del mondo!
Dan lanci un'occhiataccia a Vencino. Questo  un po' fuori
luogo, detective.
Il detective Vencino incroci le braccia. Chiedo scusa sput,
ho ben altra carne al fuoco che preoccuparmi dei sentimenti di
TifAni FaNelli.
Dan tir su con il naso e si gir per rivolgersi a Dixon. Avete
tutto quello che vi serve? Mi accarezz la schiena. Perch credo
che sia nell'interesse della mia cliente tornare a casa e riposare un
po'.
Riposare. Come se fosse facile. Non sarebbe stato facile mai pi.
In corridoio Dan chiese di potermi parlare da solo per un momento.
Mi disse che sarebbe passato a casa l'indomani, per fare
quel discorso ai miei genitori che io non ero in grado di fare. Il
giorno dopo era venerd e io avrei preferito aspettare fino a luned,
cos non avrei dovuto passare l'intero fine settimana rinchiusa
in casa con mamma e pap, che senza dubbio sarebbero stati nauseati
da me. Ma Dan disse che se avessimo aspettato fino a luned
c'era la possibilit che la storia sarebbe trapelata e non volevo di
certo che lo venissero a sapere dal Philadelphia Inquirer, giusto?
Non ritardiamo l'inevitabile. Dan mi mise una mano sulla
spalla e io fissai il pavimento, le sue scarpe di una finta pelle cos
brutta che sembravano di gomma.
Ti sei comportata bene l dentro disse Dan. Vencino  un
bullo. Sta solo cercando di farti innervosire. Ma tu non sei caduta
nella provocazione.  stato un bene.
Ma loro pensano che io abbia progettato tutto questo con
Arthur dissi. Come possono pensare una cosa del genere?
Non lo pensano rispose Dan. Come ha detto tua madre,
stanno solo esplorando tutte le piste.
Dovr tornare l dentro?
Forse s. Dan mi rivolse quel sorriso rincuorante che le persone
ti rivolgono quando la verit  una cosa che non vuoi sentire
e devi essere coraggiosa.
Mamma mi fece prendere una di quelle pillole di Anita, per
aiutarmi a dormire. Io volevo tenermela per dopo che mamma e
pap fossero andati a letto, in modo da poter scorrere tutti i canali
di notizie, senza audio, con i sottotitoli, ma mamma insistette
perch la prendessi davanti a lei. Come se fosse una vitamina
del cazzo e non un sonnifero che - come avrebbero scoperto pi
avanti - creava dipendenza come l'eroina.
Dopo un quarto d'ora, arriv il sonno con uno di quei sogni
bizzarri da cui ci si sveglia di soprassalto pensando: Be', questo s
che  strano. Avevo quello che sembrava un lampone, un lampone
bellissimo, rotondo e maturo, che mi spuntava dalla parte superiore
della testa. Cercavo di schiacciarlo con i capelli, ma ogni
volta che passavo davanti a uno specchio, di profilo ne vedevo il
grosso corpo fatto di bolle. Ben presto me ne spuntarono altri,
uno lungo l'attaccatura dei capelli, un altro vicino all'orecchio.
Dovr farmeli togliere e sar molto doloroso, pensai. Questo  il
punto in cui normalmente mi sarei svegliata sussultando, ma la
pillola di Anita aveva smussato l'istinto, per cui mi limitai a contorcermi,
una sola volta, e poi precipitai ancora pi gi nella tana
del coniglio delle immagini bizzarre e terrificanti.
Ero in mezzo alla folla. C'erano i miei compagni di scuola,
questo lo sapevo, ma non ne riconobbi nessuno. Eravamo sul
limite di un cortile, e i colori erano marrone chiaro e giallo,
all'antica, come in un'illustrazione di New York all'inizio del
ventunesimo secolo. Inizi come un sussurro: Arthur  vivo, e
crebbe fino a diventare un grido emozionato e trattenuto a stento,
facendosi strada fino a me. Arthur  vivo? chiesi a nessuno
in particolare.
Ci fu una spinta nella folla e ci muovemmo tutti, cercando
di trovare Arthur. Io mi feci strada a gomitate, ma ero parte di
un'unit impressionante. Sapevo che se soltanto fossi riuscita
a liberarmi, sarei stata in grado di trovarlo. In quel modo
non ci saremmo riusciti.
E poi mi ritrovai fuori dalla mischia e Arthur era di fronte a me,
che rideva. Una risata dolce, come se stesse guardando Friends e
qualcosa che aveva detto Chandler lo avesse divertito. Chandler
era sempre stato il suo preferito.
Sei vivo? dissi senza fiato, e Arthur continu a ridere.
Ehi! Gli battei i pugni sul petto. Sei vivo? E perch non me
lo hai detto? Picchiai pi forte, qualunque cosa per far smettere
quella risata delirante. Non era divertente. Come hai potuto non
dirmelo?
Non arrabbiarti. Arthur mi blocc i pugni, sorridendomi.
Sono qui. Non arrabbiarti.
Prima mi svegliai con una brutta sensazione. Segu il disorientamento:
mi ero appena svegliata, come poteva essere gi successo
qualcosa di brutto? Per una frazione di secondo il senso di vertigine
prese il sopravvento, come succede di sabato mattina, quando
pensi che devi prepararti per la scuola e poi ti rendi conto, ahhhh,
che  iniziato il fine settimana. Per un po' il fine settimana avrebbe
perso la sua magia. Come tutto il resto.
C'era il rumore della roba da mangiare che sfrigolava sui fornelli
e l'orologio digitale del decoder diceva che erano le 12,49.
Dan aveva detto che sarebbe passato quella mattina. Era gi
venuto? Aveva raccontato tutti i dettagli sordidi a mamma e pap
mentre io mi contorcevo e sudavo, a pochi metri di distanza?
La coperta mi si era appallottolata intorno al busto, lasciandomi
scoperti le gambe e i piedi. Rotolai su un fianco e il tanfo caldo
e amidaceo di un corpo surriscaldato e immobile si lev in aria.
Mamma? gridai, ansiosa di sentire la sua risposta. Da l avrei
capito quanto era arrabbiata.
Sentii i piedi scalzi di mamma sul pavimento della cucina e
poi nient'altro, mentre attraversava il soggiorno moquettato. Sei
sveglia! Giunse le mani. Quella pillola ti ha proprio steso, eh?
Era impossibile che lo sapesse. Dan  passato?
Ha chiamato, ma gli ho detto che probabilmente era meglio
che passasse oggi pomeriggio, visto che stavi ancora dormendo.
Deglutii e la lingua mi si attacc al palato per un attimo di
troppo. Deglutii di nuovo, in preda al panico, cercando di farla
staccare. Dov' pap?
Oh, tesoro disse mamma.  andato in ufficio. Sta succedendo
qualcosa di grosso. Potrebbe anche dover lavorare questo fine
settimana.
Davvero? Che io sapessi pap non era mai andato a lavorare
durante il fine settimana. Proprio mai.
Mamma interpret male il mio sollievo, prendendolo per desiderio
di vederlo. Sono sicura che sar presto a casa.
A che ora arriva Dan?
Presto disse mamma. Forse dovresti farti una doccia? Si
tapp il naso e agit scherzosamente la mano. Puzzi un po' di
frutto maturo.
In questo momento potrei puzzare come Olivia, fui sul punto di
dire. Puzza di corpo in decomposizione. Ci arrivai vicinissima.
Non sono mai stata capace di farmi la doccia rapidamente.
Cosa fai l dentro? Pap picchiava contro la porta e chiedeva
nei giorni di scuola. Non so cosa faccio l dentro, quello che
fanno tutti, immagino, mi ci vuole solo pi tempo.
Da marted mi ero fatta due docce e nel complesso erano state
pi corte del solito. Continuavo a sentire rumori, continuavo a
spostare la tendina, sicurissima che davanti a me avrei visto il fantasma
di Arthur, uno sbuffo d'aria poderoso e arrabbiato.
Chiusi l'acqua ancora prima di essermi risciacquata tutta la
schiuma dalla schiena. Mamma! gridai, con tutta la voce che
avevo in gola. Quando mi spaventavo, a volte la soluzione migliore
era semplicemente sentire il grido di risposta infastidito di
mamma. Non strillare, TifAni.
Chiamai di nuovo mamma, strillando davvero stavolta. Ancora
niente. Mi avvolsi in un asciugamano e attraversai il bagno gocciolando,
aprendo la porta e gridando: Maaaaamma!.
Ges Cristo, sono al telefono! La sua voce mi disse tutto.
Sgattaiolai nella mia stanza, con la moquette che si scuriva di un
tono con ogni impronta bagnata. Presi il telefono e me lo premetti
contro l'orecchio. Avevo implorato per avere un telefono tutto
mio. Quando lo avevo ottenuto, avevo coperto la cornetta con
adesivi rosa glitterati come Rayanne di My So-Called Life.
Captai Dan, che stava dicendo: ... segnale che era stata emarginata
a scuola?.
No. Mamma tir su con il naso. Recentemente  andata a
dormire a casa di Olivia.
Penso che sia stata la sera in cui Dean l'ha aggredita disse
Dan. Ha dormito a casa di Andrew Larson.
Il suo allenatore di corsa campestre? gemette mamma. Io
e Dan la sentimmo soffiarsi il naso. Non so pi neanche chi 
questa ragazzina. Strinsi pi forte il bordo del mio asciugamano.
Questa ragazzina. Come ha potuto farlo?
Gli adolescenti non prendono sempre le decisioni migliori,
Dina. Cerchi di non essere troppo dura con lei.
Oh, la prego sbott mamma. Un tempo anch'io ho frequentato
le superiori. Con un corpo come quello di TifAni non
vai a una festa dove ci sono solo maschi e bevi troppo e non sai
esattamente cosa stai facendo l. TifAni non  cos ingenua. Sa
quali sono i valori di questa famiglia.
E va bene disse Dan. Ma i ragazzi commettono degli errori.
TifAni ha dovuto pagare per i suoi nel peggior modo immaginabile.
E quindi la polizia sa tutto di questa storia? Mamma era fuori
di s e stava senz'altro pensando, scioccamente, quanto fosse
umiliante tutto ci per una famiglia come la nostra, con tutti i
nostri valori.
TifAni glielo ha detto ieri sera.
E allora, cosa pensano? Che TifAni abbia progettato questo,
questo massacro con gli altri reietti della scuola per prendersi la
sua vendetta? Mamma emise un solo Ah!. Come se quella fosse
la cosa pi insensata del mondo.
Credo che questa sia una possibilit disse Dan, e io riuscii
a immaginare l'impatto che questo ebbe sulla faccia di mamma.
Dan non lo trovava assolutamente insensato. Il problema  che
non hanno uno straccio di prova per dimostrare questa teoria.
E che mi dice di quel fucile? Quello che TifAni ha toccato?
Non ne ho saputo niente rispose Dan. Speriamo che la cosa
non abbia seguito.
E se invece ce l'ha?
Anche se dovesse avercelo, non  certo una prova sufficiente
per incriminare TifAni. E se Arthur aveva fatto vedere in giro quel
fucile,  plausibile che potrebbero esserci sopra anche impronte
di altri ragazzi e, con quelle, una storia che possa avvalorare quella
di TifAni.
Mamma esal un respiro rumoroso nel telefono. Be', apprezzo
che mi abbia chiamato disse. Speriamo che questa congettura
ridicola si sgonfi in fretta.
Sono sicuro che sar cos disse Dan. Stanno solo cercando
di mettere i puntini sulle i.
Mamma ringrazi di nuovo Dan e lo salut. Io non riagganciai
finch non fui sicura di essere l'ultima in linea, e il telefono fece
uno schiocco umido quando me lo staccai dall'orecchio. Lo sfregai
sul mio asciugamano prima di rimetterlo sul ricevitore con un
clic circospetto.
TifAniiiiiii! La voce di mamma si stracci mentre il mio
nome avvolgeva la casa nel suo grido. Non risposi, lasciai soltanto
che le gocce d'acqua si raccogliessero intorno a me sulla moquette
della mia stanza. Color turchese, mamma mi aveva permesso di
sceglierla. Si sarebbe coperta di muffa - mi sgridava sempre quando
lasciavo gli asciugamani umidi a terra - e lei avrebbe avuto
soltanto un altro motivo per odiarmi.
Mamma mi disse che non ero la figlia che aveva cresciuto. Io
piansi, ma la sua bocca rimase una linea sottile. Subito dopo, sprofondammo
in un silenzio nervoso. Nessuno aveva ancora parlato
di quando la scuola avrebbe ripreso e io passavo le giornate sul
divano, rintronata davanti alla tiv, alzandomi solo per mangiare,
farmi la doccia o andare in bagno. Essere la beneficiaria del
trattamento del silenzio significava che nessuno mi diceva di non
vedere il telegiornale.
Sette giorni dopo la sparatoria, la Bradley non era pi la notizia
principale, e quando veniva menzionata, non c'era alcun nuovo
sviluppo, solo interviste lacrimevoli con parenti e compagni di
scuola che erano stati vicini all'esplosione nella mensa, ma non
cos vicini da non essere vivi e in forma per la telecamera, gesticolando
all'impazzata con gli arti ancora intatti. Di tanto in tanto
un giornalista citava il fatto che la polizia stava indagando sulla
possibilit del coinvolgimento di altre persone, ma non fornivano
nomi n altri dettagli.
Perci il luned pomeriggio, quando il detective Dixon chiam
e disse a mamma che dovevamo tornare immediatamente alla centrale
e portare il nostro avvocato, ero arrabbiata che Katie Couric(8)
non mi avesse preparato agli sviluppi imminenti.
Dan ci raggiunse alla centrale, con lo stesso completo floscio.
Se io e mamma ci fossimo rivolte la parola, le avrei chiesto perch
si vestiva cos male se era un avvocato e probabilmente guadagnava
un sacco di soldi. Quel poco che sapevo sugli avvocati
derivava dal film Hook, in cui Robin Williams faceva l'avvocato
oberato di lavoro e strapagato che non aveva mai tempo per i
suoi figli.
Pap doveva ancora arrivare alla centrale, dove io e Dan fummo
accompagnati nella stanza degli interrogatori dal detective
Dixon e dal detective Vencino. Stavolta Vencino aveva in mano
un grosso faldone e sfoggiava un sorriso malizioso e astuto.
TifAni disse il detective Dixon, mentre ci sedevamo l'uno di
fronte all'altra. Come ti sono andate le cose?
Bene, direi.
Ottimo, mi fa piacere saperlo intervenne Vencino. Lo ignorarono
tutti.
Sappiamo che negli ultimi giorni hai subito molte pressioni
disse Dixon. Il tono, il linguaggio del corpo, le sopracciglia bizzarre,
tutto in lui era amichevole. E ci piacerebbe darti l'occasione
di farti avanti con qualunque informazione importante che
forse ti  semplicemente sfuggita di mente l'ultima volta che abbiamo
parlato. Si port le dita alla testa e dimostr come questa
informazione importante poteva sparire dalla testa di una persona
in uno sbuffo di fumo.
Guardai Dan, la stanza avaramente illuminata evidenziava
quanto entrambi fossimo vulnerabili. Qualunque cosa ci fosse in
quel faldone corrispondeva ai fini di Vencino. Non andiamo per
le lunghe, detective disse Dan. TifAni  stata sincera con voi.
Direi che potreste usarle la stessa cortesia.
Io abbassai lo sguardo perplessa. Stavo frugando a pi non
posso nella mia memoria, con molti dubbi che l ci fosse la verit.
Dixon sporse il labbro inferiore e annu, come se quella fosse
una possibilit, ma prima se ne dovesse convincere. Facciamo
rispondere TifAni disse e tutti e tre mi guardarono, in attesa.
Non lo so dissi. Vi ho detto tutto quello che pensavo fosse
importante.
Ne sei sicura? chiese Vencino. Mi agit davanti il faldone
come se dovessi sapere cosa c'era dentro.
S. Sinceramente, se ho omesso qualcosa non avevo l'intenzione
di farlo.
Dan mi accarezz la mano per rassicurarmi. Perch non ci
dite semplicemente cosa ci facciamo qui?
Vencino sbatt il faldone sul tavolo con un tonfo sordo. La forza
fece aprire l'aletta davanti e un mucchio di stampe digitali mi
fece tornare la memoria. Lentamente, intenzionalmente, Dixon
sparpagli le copie delle pagine dell'annuario della Bradley sul
tavolo per mostrarle a me e Dan.
Vencino blocc ogni immagine sul tavolo con un'unghia gialla
e spezzata e lesse le cose che io e Arthur avevamo scritto. Tagliami
il cazzo. Strozzamici. rip HO. Quest'ultima frase l'avevo
scritta io. Il professor Larson ci aveva detto di comporre un haiku
per Halloween sull'illustrazione di una tomba, sotto le parole
rip Ted contadino. All'epoca mi era sembrato un compito proprio
da bambini, ma mi era rimasto impresso. Qualche tempo dopo
lo avevo copiato sulla foto di Olivia e Arthur aveva ridacchiato,
infido, quando lo aveva letto.
Questa  la tua grafia, non  vero? chiese Dixon.
Dan mi fiss con uno sguardo affilato. Non rispondere,
TifAni.
In realt non abbiamo bisogno che lo faccia disse Vencino e
fece un cenno a Dixon. Un'altra cartellina gli si era materializzata
tra le mani.
Biglietti. Quelli che io e Arthur avevamo l'abitudine di scambiarci
in continuazione, anche quando non eravamo in classe e
avremmo semplicemente potuto dirci ad alta voce quello che ci
scrivevamo. Alcuni non erano niente... che pecorone era il preside
Mah e che troia era diventata Elisa White. Avevo lasciato le
mie impronte con il colore dell'inchiostro, lo stesso verde
trifoglio delle pagine dell'annuario, il mio intento, risibile adesso, di
proclamare la mia fedelt alla Bradley. Non che avessero bisogno
del verde, in realt, per sapere che ero stata io. Avevo frequentato
una scuola media cattolica con suore che non erano in grado di
spiegarci le implicazioni sessuali nelle opere letterarie, che perci
anno dopo anno erano sostituite da lezioni di grammatica e di
calligrafia. Il mio corsivo perfetto pendeva e rotolava tra le pagine
dell'annuario, portando in ogni graziosa curva il mio DNA.
Hai visto i capelli di Hilary oggi?
Fanno schifo. Fatti una doccia, dolcezza. La figa le puzzer di
rancido. Se ce l'ha. Alle medie circolava la voce che in realt fosse
un uomo. O quantomeno un'ermafrodita. Non riesco a credere che
Dean se la sia sbattuta.
Dean e Hilary? Quando? Sono praticamente sicura che sia vergine.
Oh, ma dai. Lo sanno tutti. Dean lo infila dappertutto. (Senza
offesa.) Da grande sar uno di quei tizi che sposa una ex Miss America,
ma in pi si sbatte le cameriere ciccione del T.G.I. Friday's. Il
mondo sarebbe davvero un posto migliore senza di lui. Se sei d'accordo
alza la mano e chiedi di andare in bagno.
Non immaginerai mai cos' appena successo in bagno.
Faresti meglio a dirmelo in fretta, abbiamo tre minuti prima che
suoni la campanella.
Paige Patrick stava facendo un test di gravidanza.
E un altro biglietto. Un giorno diverso. Questo qui aveva la
data in cima, perch lo avevo iniziato io e mi era stato insegnato a
segnare la data nell'angolo superiore destro di ogni cosa, anche di
uno stupido biglietto scritto in tutta fretta.
29 ottobre 2001
Oggi ho beccato Dean in corridoio e mi ha dato del carico pesante.
Sto seriamente pensando di cambiare scuola.
(Non era vero! Mi piaceva solo dirlo per spronare Arthur a
ricordarmi tutti i motivi per cui la Bradley era superiore alla Mt.
St. Theresa, cosa che lui faceva con gioia: Ah, ti manca il ritiro
delle mamme calciatrici?.)
Lo dici almeno una volta alla settimana. Non cambierai scuola.
Lo sappiamo tutti e due. Li ammazzer tutti per te. Che ne dici?
fantastico. Come farai?
Ho il fucile di mio padre.
E che succede se ti beccano?
Non riuscirebbero mai a beccarmi. Sono perfido e geniale.
Non sapevo come spiegarlo agli investigatori. Era cos che si
parlava tra di noi. Eravamo tutti giovani e crudeli. Una volta un
ragazzo del primo anno, una riserva della squadra di calcio, si
era strozzato con una fettina di arancia in autobus mentre stavano
andando a una partita e, invece di aiutarlo, o anche solo di
mostrare un minimo di preoccupazione, Dean, Peyton e tutti gli
altri avevano riso mentre il sangue gli saliva alle guance e gli occhi
gli schizzavano fuori dalle orbite (alla fine il viceallenatore aveva
capito cosa stava succedendo e gli aveva praticato la manovra di
Heimlich). Per settimane dopo quell'episodio i ragazzi ci avevano
intrattenuto con quella storia, a ripetizione, con le vene del collo
gonfie per le risate mentre il poveretto che si era strozzato con
l'arancia teneva lo sguardo fisso sul tavolo del pranzo, cercando
di non piangere.
Sono quasi certo che quando esamineremo i tuoi quaderni di
scuola vedremo che questa  la tua grafia e che usi una penna verde.
Il detective Vencino si accarezz la pancia, soddisfatto, come
se avesse appena consumato un pasto eccezionale.
Be', dovrete avere un mandato per perquisire le cose di TifAni
per poterlo fare. E se lo aveste, a quest'ora lo avreste gi usato.
Dan si appoggi allo schienale della sedia e fece un sorrisetto a
Vencino.
Era solo uno scherzo dissi sommessamente.
TifAni! mi mise in guardia Dan.
Dico davvero disse il detective Dixon.  meglio se lo sentiamo
da lei. Perch mentre parliamo, ci stiamo facendo dare quel
mandato.
Dan mi guard, cercando di decidere. Alla fine annu. Sospir:
Diglielo.
Era uno scherzo ripetei. Pensavo che stesse scherzando.
E tu, stavi scherzando? chiese il detective Vencino.
Ma certo dissi. Non ho mai pensato che sarebbe successa
una cosa del genere. Neanche per sogno.
So che sono passati un bel po' di anni da quando andavo alle
superiori Vencino inizi a camminare avanti e indietro, ma,
ragazzina, credimi: noi non abbiamo mai fatto scherzi del genere.
Voi due avete mai discusso di questo... piano... verbalmente?
chiese il detective Dixon.
No risposi. Voglio dire, non credo.
Che vuol dire questo non credo? domand Vencino. O
lo avete fatto oppure no.
 solo che io... non ci ho prestato attenzione dissi. Perci
s, lui potrebbe averci scherzato su e forse l'ho fatto anch'io, ma
non l'ho, tipo, memorizzato n niente del genere, perch non era
una cosa che prendevo sul serio.
Ma sapevi che aveva una delle armi usate nell'assalto disse
Dixon e io annuii. Come facevi a saperlo?
Lanciai un'occhiata a Dan e lui mi diede il via libera. Me
l'aveva mostrata.
Dixon e Vencino si guardarono a vicenda, cos sorpresi che
per un attimo nessuno dei due sembr pi arrabbiato con me.
Quando  successo? chiese Dixon e io gli raccontai di quel pomeriggio
nel seminterrato di Arthur. La testa del cervo. L'annuario.
Il modo in cui mi aveva puntato il fucile contro e io ero caduta
sul mio polso malandato.
Il detective Vencino scosse la testa nell'angolo, con l'ombra
che gli scuriva la faccia come un livido. Mormor: Piccolo delinquente
del cazzo.
Arthur ha mai scherzato Dixon fece il segno delle virgolette
con le dita intorno a quella parola sulla possibilit di fare del
male a qualcun altro?
No. Pensavo che volesse fare del male a me.
Vedi Vencino si diede qualche colpetto sul mento con l'unghia
sudicia,  buffo, perch Dean dice l'esatto contrario.
Aprii la bocca per parlare, ma Dan intervenne. Cosa dice
Dean?
Che Arthur ha offerto il fucile a TifAni. Le ha detto che era
l'occasione giusta di far saltare in aria - e scusate il turpiloquio,
ma questo  il tipo di ragazzi con cui abbiamo a che fare qui - l'uccello
a quel figlio di puttana.
Vencino si gratt sotto l'occhio e fece una smorfia. Dice che
TifAni ha cercato di prendere il fucile.
Non ho mai detto di non averlo fatto! esplosi. Lo avrei usato
contro di lui, non contro Dean.
Dan mi mise in guardia: TifAni..., nello stesso momento in
cui Dixon sbatteva il pugno sul tavolo, facendo volare in aria alcune
copie delle pagine dell'annuario, dove si librarono, immobili
come una foto, prima di iniziare a oscillare avanti e indietro, senza
neppure toccare il pavimento per un po' di tempo dopo che
Dixon ebbe gridato: Sei una bugiarda!. Aveva la faccia rossa da
infarto, nell'unico modo che pu diventare la faccia di un biondo
naturale. Ci hai mentito dalla prima volta che ci siamo incontrati.
Anche lui aveva mentito, prendendomi in giro con la sua
maschera amichevole.
Alla fine dell'incontro mi resi conto soltanto che fino a quel
momento nessuno aveva detto la verit, e fu allora che iniziai a
mentire anch'io.
Il telegiornale m'inform che il funerale di Liam era il primo,
ben dieci giorni dopo il fatto. Qualche ora dopo venne inviata
un'email alla famiglia della Bradley. Era cos che avevano
iniziato a chiamarci dopo quello che era successo. La famiglia
della Bradley. E anche io, la pecora nera, ricevetti il messaggio.
Lo ricevette anche mamma e mi chiese se avessi bisogno di
andare a comprare un vestito nero. La mia risata fu il mio modo
di darle della demente. Non ci andr.
Oh, s che ci andrai. Le labbra le diventarono sottili come
un filo d'erba.
Non ci andr ripetei, stavolta con maggior fervore. Ero seduta
sul divano, i piedi appoggiati sul tavolino avvolti nei calzini,
con sopra peli e pelucchi. Erano passati tre giorni dall'interrogatorio
e non mi ero fatta una doccia, n avevo indossato un reggiseno.
Questa battona puzzava.
TifAni! grid mamma. Prese un respiro profondo e si port
le mani al viso. In un tono ragionevole disse: Non ti abbiamo
tirato su in questo modo. Questa  la cosa decorosa da fare.
Non andr al funerale del ragazzo che mi ha stuprato.
Mamma rimase senza fiato. Non parlare in questo modo.
In che modo? dissi ridendo.
 morto, TifAni.  morto di una morte orribile e anche se
pu aver commesso qualche errore nella sua vita era solo un ragazzo.
Mamma si diede un pizzicotto sul naso e tir su il moccio.
Non si meritava una cosa del genere.
Non lo hai mai neanche conosciuto. Puntai il telecomando
verso la tiv e la spensi, l'asserzione pi solenne che potevo fare.
Spostai con un calcio la coperta che mi copriva le gambe pelose
e lanciai un'occhiataccia a mamma mentre la superavo andando
verso le scale, verso la mia stanza, in cui negli ultimi due giorni
non avevo messo piede.
Ci andrai oppure non pagher per farti tornare alla Bradley!
mi grid dietro mamma.
La mattina del funerale di Liam squill il telefono. Lo afferrai.
Pronto?
TifAni! Il mio nome fu pronunciato con un tono sorpreso.
Rigirai un dito nel filo. Professor Larson?
 da un po' di tempo che provo a chiamarti disse in tutta
fretta. Come stai? Stai bene?
La linea fece clic e mamma disse: Pronto?.
Mamma sbottai. Ho risposto io.
Rimanemmo tutti e tre in silenzio per un attimo. Chi ? chiese
mamma.
Ci fu il suono inconfondibile di un uomo che si schiariva la
voce. Sono Andrew Larson, signora FaNelli.
TifAni sibil mamma. Riaggancia.
Strinsi ancora pi forte il dito sul filo. Perch?
Ti ho detto di riagganciare il...
Va tutto bene disse il professor Larson. Ho chiamato solo
per sentire se TifAni stava bene. Arrivederci, TifAni.
Professore! strillai, ma c'era soltanto mamma, che si accaniva
contro il tututu della linea. Le ho detto di smettere di chiamare!
Ha quattordici anni!
Io gridai a mia volta. Non  successo niente! Ti ho detto che
non  successo niente!
Sapete qual  la parte malata? Che anche se temevo il funerale
di Liam, anche se ero arrabbiatissima con mamma per avermi
costretto ad andarci, volevo comunque essere carina per l'occasione.
Ci misi un'ora a prepararmi. Mi piegai le ciglia per quaranta
secondi ciascuna, perci rimasero bloccate all'ins, spalancate in
un'espressione di sorpresa. Pap doveva lavorare (a volte penso
che se ne stesse semplicemente seduto nell'ufficio vuoto, guardando
accigliato il suo computer coperto di polvere) e quindi
eravamo solo io e mamma, che non ci parlavamo nella sua BMW
rosso ciliegia scintillante con il riscaldamento che funzionava solo
quando premeva l'acceleratore, perci rabbrividivamo nello stesso
istante ogni volta che ci fermavamo al semaforo rosso.
Voglio che tu sappia disse mamma mentre rilasciava il freno
insieme a uno sbuffo di aria deliziosamente calda che non giustifico
quello che ha fatto Liam.  ovvio. Ma anche tu devi assumerti
le tue responsabilit per il tuo ruolo in questa storia.
Smettila la implorai.
Senti, dico solo che quando bevi ti infili in situazioni in cui...
Lo so! Ci immettemmo sull'autostrada e da quel punto in
poi la macchina fu calda e silenziosa.
La chiesa che frequentavo alla Mt. St. Theresa era bellissima,
se ti piaceva il genere. Ma non saremmo andate in una chiesa per
la commemorazione di Liam (niente funerali, avrebbero avuto
tutti una commemorazione). Liam era quacchero e saremmo andate
in una sala d'incontro.
La mia confusione era cos grande che smuss davvero la mia
irritazione nei confronti di mamma quel tanto che bastava per
riflettere ad alta voce: Pensavo che i quaccheri vivessero in comunit tutte loro e non credessero, tipo, nella medicina moderna
o cosa?.
Mamma accenn un sorriso, nonostante tutto. Quelli sono gli
Amish.
La sala d'incontro dei quaccheri era un edificio di legno di
un solo piano, di un bianco sbiadito e austero, dietro i rami di
quercia che si agitavano tutto intorno, con le foglie rosse e arancioni
che rimanevano attaccate ai pezzi di corteccia. Anche se
eravamo in anticipo di quarantacinque minuti, c'era una lunga
fila di berline nere lucenti che aspettavano nel prato fangoso e
mamma fu costretta a parcheggiare in cima alla collina. Cerc di
prendermi sottobraccio mentre scendevamo, ma io mi allontanai
da lei e corsi avanti, soddisfatta del ritmo instabile dei suoi tacchi
alti dietro di me.
Ma mentre ci avvicinavamo all'ingresso, vidi la folla di persone,
le telecamere e i miei compagni, in gruppi che si abbracciavano e
si facevano forza a vicenda. Fu abbastanza da farmi saltare i nervi
e rallentare, cosicch mamma pot raggiungermi.
Che scena esclam senza fiato. Faccia a faccia con donne
con raffinati tailleur Pantalone neri, perle grosse come ceci intorno
al collo, mamma si strinse in imbarazzo il grande ciondolo a
forma di croce. I brillanti falsi erano spenti, nonostante l'esplosione
accesa del sole della tarda mattinata.
Vieni disse avanzando. Un tacco le si conficc nell'erba e
rincul. Qualche capello ghiacciato le rimase attaccato al lucidalabbra
rosa e lo sput via. Maledizione borbott, liberando la
scarpa dal fango.
Quando arrivammo al limite della folla, qualcuno dei miei
compagni si ferm, con gli occhi lucidi e spalancati su di me.
Qualcuno si ritrasse e quello che mi devast di pi fu che non lo
fecero con cattiveria. Mi guardarono nervosamente.
La sala d'incontro non era ancora neppure mezza piena. Sarebbe
arrivata fino al suo limite massimo e anche oltre, ma per
il momento c'era uno spettacolo da mettere in scena all'esterno,
davanti alle telecamere. Io e mamma ci affrettammo a entrare e
trovammo due posti nella parte posteriore della sala. Mamma si
incurv subito in avanti, cercando alla base della panca davanti
a lei un inginocchiatoio. Quando non lo trov, scivol in avanti,
facendosi rapidamente il segno della croce e giungendo le mani.
Chiuse gli occhi e le ciglia finte le si accartocciarono sulle guance.
Una famiglia di quattro persone - la figlia, Riley, faceva il primo
anno alla Bradley - entr nella panca da sinistra e io dovetti
dare una gomitata a mamma per farle aprire gli occhi. Stava bloccando
loro il passaggio.
Oh! Scivol all'indietro, spost le ginocchia di lato e fece
spazio alla famiglia perch potesse entrare.
Si sedettero, Riley accanto a me, e io le feci un cenno solenne
con la testa. Faceva parte del consiglio scolastico, era sempre sul
palco durante l'assemblea del luned mattina, a parlare di quanto
denaro era stato raccolto con il lavaggio delle macchine durante il
fine settimana. La bocca era l'elemento pi grande della sua faccia
e, quando sorrideva, i suoi occhi si ritraevano, come se si stessero
nascondendo dalle labbra.
Riley fece un cenno a sua volta e gli angoli della sua grande
bocca si conficcarono nei lati del suo viso. Nella mia visione periferica
la guardai inclinarsi verso suo padre e sussurrargli qualcosa
all'orecchio. Ci fu un effetto domino: adesso era il padre a
curvarsi verso la madre e la madre verso la sorella pi piccola,
che piagnucol: Perch?. La madre sussurr qualche altra cosa,
un avvertimento, un'esca, a seconda di come funzionava la loro
famiglia, e la ragazzina si alz, gli occhi al cielo e le gambe ancora
piegate, e usc dalla panca, mentre la famiglia la seguiva.
Questo accadde varie altre volte. O i compagni di scuola riconoscevano
la Giuda dell'ultimo banco e non si prendevano
neanche il disturbo di fermarsi, o si alzavano e si spostavano dopo
avermi notata. Le panche si stavano riempiendo in fretta e come
in un cinema affollato famiglie e gruppi di amici dovevano dividersi
per trovare posto. Studiai tutti quelli che entrarono, temendo che potesse trattarsi di Hilary o di Dean. Sapevo che erano in
ospedale, che ci sarebbero rimasti a lungo, ma li cercavo lo stesso
con lo sguardo.
Ti ho detto che non saremmo dovute venire sussurrai a
mamma, trionfante. Lei non capiva niente.
Mamma non rispose e io la guardai. Due cerchi rosa si erano
fatti strada fino alla superficie delle sue guance.
Alla fine arrivarono due anziani molto carini. Chiesero se quei
posti erano occupati. Sono tutti vostri disse mamma cortesemente,
come se li avesse tenuti proprio per loro.
Nel giro di qualche minuto, la gente che arrivava fu costretta
a radunarsi all'esterno della sala d'incontro, premendo le orecchie
contro le bocchette dell'aria condizionata per sentire. Posso
testimoniare personalmente che met degli studenti presenti
al funerale non aveva scambiato pi di qualche parola con Liam
da quando aveva iniziato a frequentare la Bradley a settembre.
Strano, ma sentivo una specie di legame speciale con lui. Sapevo
che quello che Liam aveva fatto era sbagliato. Trovai nei suoi
confronti qualcosa che assomigliava al perdono al primo anno di
universit, durante il seminario sulle aggressioni sessuali che tutte
le matricole erano obbligate a frequentare.
Dopo la presentazione iniziale tenuta da una poliziotta, una
ragazza alz la mano. Perci se hai bevuto  stupro in ogni
caso?
Se questo fosse vero sarei stata stuprata centinaia di volte in
vita mia rispose la bella studentessa dell'ultimo anno che moderava
il dibattito, tutta soddisfatta di s quando la sala ridacchi.
 stupro solo quando sei troppo ubriaca per acconsentire.
E se dico s, ma sono cos ubriaca da non essere in me? insistette
la ragazza.
La studentessa dell'ultimo anno guard la poliziotta. Quello
era sempre il passaggio pi delicato. Vale la regola del buonsenso
disse la poliziotta, lo diciamo anche agli uomini: una persona
cos ubriaca da non essere in s  facilmente riconoscibile. Si sa
quando qualcuno ha bevuto davvero troppo. Questo dovrebbe
guidare il vostro partner pi di un s o di un no.
Implorai silenziosamente la ragazza di porre la domanda successiva.
Ma se anche lui  troppo ubriaco?
Non  facile ammise la poliziotta. Rivolse a tutti noi un sorriso
incoraggiante. Fate soltanto del vostro meglio. Come se fosse
la nostra istruttrice della palestra o qualcosa del genere.
A volte ci penso. Mi chiedo se Liam fosse messo cos male.
Forse semplicemente non sapeva che quello che stava facendo era
sbagliato. Arriva un momento in cui non puoi pi essere arrabbiata
con tutti.
Non ero mai stata a una cerimonia quacchera prima di allora e
neanche mamma, perci avevamo fatto una ricerca su internet e
avevamo scoperto che non c' una cerimonia formale. I presenti
semplicemente si alzano e parlano quando sentono il bisogno di
farlo.
Tantissime persone si alzarono per dire cose belle su Liam
mentre i suoi genitori e il suo fratellino con gli stessi occhi inquietantemente
azzurri si stringevano tutti insieme in un angolo.
Di tanto in tanto il dottor Ross attaccava un gemito basso e lento
che andava in crescendo, raggiungeva entrambe le pareti del centro
d'incontro, usciva dalle condutture e dalle ventole dell'aria
facendo allontanare quelli che erano fuori, per via del metallo che
amplificava il suono come un microfono. Ben prima che le
Kardashian lo rendessero di dominio pubblico in televisione, sapevo
che aspetto aveva qualcuno che aveva esagerato con le
punturine quando piangeva. Venne fuori che il dottor Ross, il chirurgo
plastico ricco e richiestissimo, non era diverso dalle casalinghe
siliconate che andavano da lui, desiderose di riparare i danni che
si erano procurate mentre stavano cercando di accalappiare un
marito per la prima volta.
Riusc a trattenersi a stento mentre le persone si alzavano per
dire quanto era speciale Liam, quanto era simpatico, bello e vivace.
Vivace. Ecco una parola che i genitori usano per descrivere
ragazzi che non prendono bei voti o perch non s'impegnano o
perch in effetti non sono poi cos vivaci. In quel momento decisi
che, indipendentemente da ci che sarebbe successo, non avrei
cazzeggiato aspettando di scoprire quale delle due ero io. Avrei
lavorato sodo. Avrei fatto qualunque cosa pur di andarmene di l.
Dopo la cerimonia uscimmo in fila dal centro d'incontro, tra
branchi di tre o quattro ragazze che piangevano, il sole che ammiccava
spietato sui loro capelli biondi.
Il cimitero era alla sinistra del centro d'incontro e dopo la cerimonia
vi fummo invitati tutti. Visto che io e mamma eravamo
cos vicine all'uscita, ci ritrovammo nel cerchio pi interno che si
form intorno alla tomba di Liam. Avvertii una presenza alle mie
spalle mentre il resto della folla si radunava. Poi sentii la mano
appiccicosa dello Squalo nella mia e la strinsi piena di gratitudine.
Il padre di Liam teneva in mano un vaso d'argento e all'inizio
pensai che fosse per i fiori per segnare il posto di Liam, prima di
rendermi conto che Liam era dentro il vaso. Non ero stata a molti
funerali in vita mia, ma a quei pochi il defunto era stato sepolto
in una bara. Tre settimane prima Liam parlava di quanto odiava
le cipolle nei panini. Non riuscivo a rassegnarmi all'idea che una
persona potesse passare dal lamentarsi delle cipolle all'entrare in
un forno crematorio, riducendosi in cenere.
Vidi il professor Larson dall'altro lato del cerchio. Lanciai
un'occhiata a mamma per essere sicura che non stesse guardando
e gli feci un mezzo cenno. Lui ricambi. Accanto a lui c'era una
donna bionda, che nei miei ricordi era sempre stata bellissima e
senza volto. Adesso sapevo come si chiamava: Whitney.
Quando un numero sufficiente di scarpe nere e lucide ebbe
coperto l'erba umida, il dottor Ross pass il vaso alla signora
Ross. Si potrebbe pensare che la moglie di un chirurgo plastico
debba sembrare la moglie di un chirurgo plastico, ma la signora
Ross aveva l'aspetto della tipica mamma. Un po' cicciottella, vestita
con maglioni oversize per nasconderlo. Cosa avrebbe fatto se
avesse saputo come si era comportato Liam quella sera da Dean,
se avesse saputo che mi aveva portato da Planned Parenthood
per la pillola del giorno dopo? Era impossibile immaginarsela che
sospirava e diceva: Oh, Liam. Delusa da lui quanto mamma lo
era da me.
Con voce chiara la signora Ross disse: Questo pu essere il
luogo in cui segniamo la fine del tempo in cui Liam  stato con
noi, ma non voglio che crediate che sia il luogo in cui dovete venire
per pensare a Liam. Si strinse il vaso al petto. Pensate a lui
sempre. Arricci le labbra. Dovunque. Il dottor Ross allung
il braccio e si strinse al petto il fratellino singhiozzante di Liam.
La signora Ross si fece indietro e il dottor Ross si pass una
mano elegante sulla faccia e gracchi:  stato un onore essere suo
padre. Prese il vaso dalle mani della moglie e il suo viso divenne
di nuovo inumano mentre spargeva il figlio maggiore sull'erba.
Mamma non mi ruppe le scatole quando accesi la radio sintonizzandomi
sulla stazione Y100. Dopo tutto quello, era felice di
avere una figlia impertinente che la infastidiva.
Ci volle un po' per uscire dal parcheggio. Avevo sentito alcuni
ragazzi che dicevano che sarebbero andati da Minella's a mangiare
e io ero in lutto anche per quello. Perch non avrei mai pi
fatto parte di una comitiva chiassosa che occupava due tavoli, con
i proprietari che alzavano gli occhi al cielo ma che erano anche segretamente
felici che il loro fosse il locale in cui i liceali andavano
a mangiare i toast al formaggio.
Finalmente ci immettemmo sulla strada, a una sola corsia e tutta
curve, scavata nella campagna verde dove correvano i cavalli e
dove le case erano pi discrete. Eravamo poco lontano dal cuore
vero della Main Line, dalle vecchie propriet che si estendevano nel verde, con la Honda Civic della domestica parcheggiata
nel vialetto accanto alla elegante Audi. Era scesa una nebbiolina
grigiastra che offuscava la vista dal finestrino. Mamma disse, lo
sguardo fisso nello specchietto retrovisore: Quella macchina
 terribilmente vicina.
Strizzai gli occhi per mettere a fuoco da vicino e scrutai nello
specchietto laterale. Non guidavo ancora, perci non avevo bene
idea di cosa fosse realmente troppo vicino e cosa fosse normale.
Riconobbi la macchina, una Jeep Cherokee nera. Era di Jaime
Sheridan, un ragazzo della squadra di calcio amico di Peyton.
 un po' vicina convenni.
Mamma alz le spalle mettendosi sulla difensiva. Io sto rispettando
il limite.
Premetti la guancia contro il vetro fresco e guardai di nuovo lo
specchietto laterale. Sta solo cercando di andare veloce per fare
colpo sui suoi amici.
Idiota borbott mamma. Dopo tutto quello che  successo,
l'ultima cosa di cui questa scuola ha bisogno  una macchina piena
di altri ragazzini morti.
Mamma continu a rispettare il limite, lanciando occhiate di
lato ogni pochi secondi. TifAni, sono davvero troppo vicini.
Controll ancora una volta. Li conosci? Puoi far loro un segno
o che so io?
Mamma, non ho intenzione di fargli segno. Mi premetti ancora
di pi contro lo sportello. Dio.
Questo  molto pericoloso. Le nocche di mamma erano
bianche sul volante. Accosterei, ma ho paura di rallentare casomai...
oh!
Sia io che mamma fummo sbalzate in avanti mentre il muso
della macchina di Jaime ci urtava da dietro. Il volante gir all'impazzata
sotto le mani di mamma e ci port dritte nel campo gommoso
e butterato. Quando mamma riusc a bloccare il volante e a
pigiare il freno, eravamo circa dieci metri fuoristrada, con i nostri
pneumatici immersi per met nel fango.
Maledetti coglioni! ansim mamma. Si port una mano tremante
al petto prima di girarsi per guardarmi. Stai bene?
Prima che potessi dirle che no, non stavo bene, mamma colp
la plancia con la mano aperta. Coglioni.
Si parl del fatto che dovessi considerare altre opzioni per le
superiori. Ma l'idea di ricominciare in una scuola nuova, di dover
trovare il mio posto in una nuova gerarchia, tutto questo mi faceva
venire voglia di stendermi e farmi una bella dormita. Per quanto
alla Bradley si malignasse su di me, trovavo conforto nel sapere
qual era il mio posto, che potevo semplicemente andare a lezione
e pranzare con lo Squalo e tornare a casa e studiare, concentrandomi
sullo scavare il mio tunnel per uscire di l. A un certo punto
mamma aveva parlato di istruzione casalinga, ma aveva ritirato in
fretta l'offerta, dicendo che era arrivata al punto della sua vita in
cui il suo corpo stava cambiando (Mamma avevo brontolato)
e, per qualche motivo, io avevo la capacit di farle saltare i nervi
come nessun altro. La cosa  reciproca, ero stata sul punto di dirle,
ma avevo deciso di non farlo, per via dei nervi che saltavano e
tutto il resto.
La scuola recalcitr quando mamma comunic loro che sarei
tornata. Sono sorpreso disse il preside Mah che TifAni voglia
tornare. Non sono sicuro che sia la decisione giusta per lei. Fece
una pausa. Non sono sicuro che sia la decisione giusta per noi.
Non c'erano prove sufficienti per incriminarmi per nessun
reato, ma questo non imped al tribunale dell'opinione pubblica
di mettermi sotto processo. C'erano i biglietti e gli sproloqui sulle
pagine dell'annuario, le mie impronte che erano state ritrovate sul
fucile insieme a quelle degli assassini. Anita, di cui io mi fidavo,
aveva stabilito che avevo mostrato poca compassione per i miei
compagni morti e che sembravo emozionata all'idea di tornare a
scuola ora che i miei problemi di relazione erano stati eliminati.
L'atto di accusa pi forte venne da Dean, che insisteva nel dire
che Arthur mi aveva allungato il fucile e mi aveva detto di ucciderlo come avevamo progettato. Naturalmente Arthur non lo aveva
mai detto, ma nessuno aveva intenzione di mettere in dubbio
la stella del calcio popolare dagli addominali scolpiti, paralizzata
dalla cintola in gi, il cui promettente futuro gli era stato strappato
sulla linea di partenza di quella che sarebbe stata una vita
fortunata. I media indagarono, piansero per qualche settimana su
quanto era terribile che non tutti i responsabili di quella tragedia
fossero stati portati davanti alla legge. Casalinghe ciccione con
croci d'oro nascoste tra i seni abbondanti vennero da ogni parte
del Paese per adagiare mazzi di fiori da quattro soldi sul prato
davanti casa di Dean, per poi tornare a casa e scrivere a me email
piene d'odio e di errori grammaticali: Sarai giudicata per quello
che ai fatto nell'aldil.
Dan ammon il preside Mah, gli disse che la scuola avrebbe
dovuto affrontare un procedimento legale ancora pi pesante di
quello che stavano affrontando in quel momento se non mi avessero
permesso di tornare. Alcuni genitori avevano fatto causa.
Erano quelli di Peyton a guidare la carica. L'impianto antincendio
nella parte vecchia della mensa non era mai entrato in funzione.
Se avesse funzionato, avrebbe potuto impedire che l'incendio si
propagasse alla sala Brenner Baulkin. Il medico legale aveva stabilito
che Peyton era morto per l'intossicazione da fumo, non per la
ferita da arma da fuoco. Grazie alle cure mediche e alla chirurgia
plastica, Peyton avrebbe potuto vivere una vita relativamente normale.
Invece era ancora cosciente quando l'incendio si era propagato
alla sala e la sua faccia scarnificata aveva assorbito tutto quel
fumo come un pezzo di pane in una zuppa calda. Non smetter
mai di odiarmi per averlo lasciato l.
Dean fu spedito in un collegio in Svizzera, a pochi chilometri da
un ospedale all'avanguardia specializzato in trattamenti sperimentali
per la colonna vertebrale. L'obiettivo era riuscire a farlo camminare
di nuovo, ma questo non successe mai. Dean trov il lato
positivo, per. Scrisse un libro, Imparare a volare, che divent un
best seller internazionale. Una conferenza, poi un'altra e Dean si ritrov
a essere un famoso e stimato speaker motivazionale. Qualche
volta vado sul suo sito internet. Nella home page c' una foto in cui
si piega in avanti sulla sedia a rotelle per abbracciare un bambino
calvo e pallido in un letto d'ospedale. La solidariet volgarmente
recitata sulla faccia di Dean mi ricorda cosa avrei potuto essere capace
di fare se Arthur mi avesse davvero allungato quel fucile.
Neanche Hilary torn alla Bradley. I suoi genitori la portarono
in Illinois, da dove proveniva la famiglia di suo padre. Una volta
le scrissi una lettera, ma mi torn indietro, la busta intatta e immacolata.
In effetti Anita aveva visto giusto: era piuttosto incredibile
che tutti quelli che mi avevano rovinato la vita non ci fossero pi
quando la scuola riprese per il secondo semestre. Ci volle un altro
anno prima che ricostruissero la mensa e, nel frattempo, pranzavamo
ai nostri banchi. Ordinavamo un sacco di pizza e nessuno
si lamentava.
Il primo mese dopo la ripresa della scuola, ebbi i conati di vomito
tutte le mattine prima di andarci. Ma dovevo costruire la mia
tolleranza della solitudine, ecco tutto. La solitudine divenne come
un'amica, la mia compagna costante. Potevo contare su di lei, solo
su di lei.
Mi diedi da fare come avevo promesso a me stessa alla commemorazione
di Liam. Al terzo anno facemmo una gita a New York,
per visitare tutti quei posti turistici che pi tardi avrei disprezzato,
come l'Empire State Building e la Statua della Libert. A un certo
punto stavo scendendo dall'autobus e andai a sbattere contro
una donna con una giacca nera inamidata e scarpe appuntite da
strega. Aveva un cellulare ingombrante premuto contro l'orecchio
e una borsa nera con il marchio dorato di Prada appesa al polso.
Ero ancora molto lontana dal giorno in cui mi sarei prostrata adorante
al trono di Cline, Chlo o Goyard, ma certamente sapevo
riconoscere una Prada.
Scusi dissi e feci un passo indietro.
Lei fece un rapido cenno nella mia direzione, ma non smise
mai di parlare al telefono. I campioni devono essere qui entro venerd.
Mentre i suoi tacchi ticchettavano sul marciapiede, pensai:
 impossibile che questa donna possa mai venire ferita. Aveva cose
pi importanti di cui preoccuparsi piuttosto che se avrebbe pranzato
da sola o meno. I campioni dovevano arrivare entro venerd.
E mentre pensavo a tutte le altre cose che dovevano costituire la
sua vita impegnata e importante - i cocktail e le sessioni con il
personal trainer e l'acquisto di lenzuola di percalle di cotone egiziano
- ecco che ebbe inizio la mia voglia di viaggiare in mezzo al
cemento e ai grattacieli. Capii che c'era una protezione nel successo,
e il successo era definito dal minacciare il galoppino all'altro
capo di un cellulare, dai tacchi costosi che terrorizzavano la citt,
dalla gente che si scansava al tuo passaggio semplicemente perch
sembrava che avessi posti pi importanti dove andare rispetto a
loro. A un certo punto in questa definizione si ritrov impigliato
anche un uomo.
Dovevo solo ottenerlo, decisi, e nessuno avrebbe pi potuto
farmi del male.

Capitolo 15.

Avevo l'abitudine di tenere premuto il campanello per dare fastidio
ad Arthur. Sopra il din-don-din-don-din-don distinguevo i
suoi passi e il suo borbottio. Ges Cristo, Tif sbottava, quando
finalmente apriva la porta.
Quel giorno ho bussato. Non credo che riuscirei pi a sopportare
la sequenza di quel campanello.
La telecamera stava dietro di me e la fascia del reggiseno mi
sporgeva proprio davanti all'obiettivo. Assumevo a stento settecento
calorie al giorno e avevo ancora quel bozzo di pelle che
spuntava sotto l'elastico del reggiseno. Com'era possibile?
La signora Finnerman ha aperto la porta. L'et e la solitudine
si erano coalizzate per convergere su di lei come Paesi alleati in
tempo di guerra. Io entro in un settore, tu prendi l'altro. I suoi
capelli avevano striature grigie di cui non si sarebbe mai occupata
e la pelle cascante le tirava all'ingi gli angoli della bocca. Era
sempre stata bassa e senza forme (l'altezza di Arthur veniva da
suo padre). Sembrava particolarmente crudele che una persona
che aveva dovuto affrontare ci che aveva dovuto affrontare lei
fosse naturalmente debole e indifesa come lo era la signora
Finnerman. Muscoli di gelatina, quasi cieca, predisposta a
emicranie debilitanti e sinusiti.
Nella primavera del primo anno di universit, quando le cose
finalmente si erano sistemate abbastanza da rivelare cosa sarebbe
stata la vita adesso che c'era una grossa linea tracciata attraverso
di essa - prima e dopo il massacro -, la signora Finnerman mi
aveva mandato una lettera. La sua scrittura appariva instabile sul
foglio, come se fosse stata a bordo di una macchina che correva
lungo una strada piena di buche, mentre la scriveva. Voleva che
sapessi che le dispiaceva tanto per quello che avevo dovuto fare.
Lei non aveva idea della rabbia e dell'odio che covavano dentro
Arthur, il suo unico figlio, e non faceva altro che rimproverarlo a
se stessa, come aveva potuto non accorgersene.
Mamma mi proib di risponderle, ma io lo feci lo stesso (Grazie.
Non potrei mai dare a lei la colpa per quello che ha fatto lui.
Non lo odio. Qualche volta sento anche la sua mancanza). Avevo
piegato il foglio e lo avevo infilato sotto la sua porta un pomeriggio
in cui mi ero accorta che la sua macchina non era nel vialetto.
Non ero ancora abbastanza forte per un incontro faccia a faccia e
avvertivo che non lo era neanche lei.
Dopo la laurea, la signora Finnerman mi mand un biglietto di
auguri e da allora si svilupp uno strano rapporto. Si fece sentire
quando trapel la notizia che mi ero fidanzata e quando leggeva
un articolo sul Women's Magazine che le piaceva. Ne aveva tenuto
da parte uno in particolare: Facebook vi rende tristi?. Me
lo aveva mandato in una busta insieme a un articolo del New
York Times, intitolato: L'effetto depressivo di Facebook. Aveva
cerchiato la data di ciascuno: il mio scritto nel maggio 2011,
la versione del Times il 7 febbraio 2012. Hai battuto il Times
scrisse. Brava, TifAni! Era la corrispondenza allegra di
due vecchie amiche e quello era un errore, perch io e la signora
Finnerman non eravamo amiche. Quel giorno sarebbe stata la prima
volta che ci vedevamo da prima della sparatoria.
Ho sorriso timidamente. Salve, signora Finnerman.
La sua faccia si  accartocciata come un fazzoletto di carta
bagnato. Io ho fatto un passo in avanti, incerta, e lei ha agitato
la mano freneticamente per scongiurare il mio abbraccio. Sto
bene ha insistito. Sto bene.
Il tavolino del soggiorno era pieno di album di foto e vecchi
giornali. Il posto che aveva scelto per appoggiare una tazza alterava
il titolo di una copia ingiallita del Philadelphia Inquirer: LA
POLIZIA PENSA CHE GLI ASSALITORI ABBIANO AGITO DA SOLI. La signora
Finnerman ha preso la tazza e la parola non  ricomparsa,
raddrizzando il mio destino.
Che cosa ti posso offrire? mi ha chiesto. Sapevo che lei beveva
solo t verde perch una volta, strafatta e in cerca di un barattolo
di Nutella, mi ero imbattuta nelle sue scorte.
Gi aveva detto Arthur mentre io lo guardavo stupita. Il t
verde sembrava molto esotico a una persona come me. Mamma
beveva il caff liofilizzato. Mia madre  assolutamente anticaff.
Il t va benissimo le ho detto. Io odio il t.
Ne sei sicura? Gli occhiali spessi le sono scivolati sul naso e
lei li ha spinti indietro con l'indice, come faceva sempre Arthur.
Ho anche il caff.
E allora forse un caff. Ho ridacchiato un po' e con mio sollievo
lo ha fatto anche lei.
Signori? la signora Finnerman si  rivolta alla troupe.
Per favore, Kathleen ha detto Aaron. Come ti dicevo, fai
finta che non ci siamo.
Per un attimo ho pensato che la signora Finnerman fosse di
nuovo sul punto di disfarsi. Ho trattenuto il fiato, preparandomi,
ma lei ha sorpreso tutti alzando le mani. Ma non ci riesco. Ha
fatto una risatina asciutta.
La signora  scomparsa in cucina e io ho sentito gli sportelli
delle credenze che si aprivano e si chiudevano. Latte e zucchero?
ha gridato.
Solo latte! ho risposto a mia volta.
Com' trovarti di nuovo qui? ha chiesto Aaron.
Mi sono guardata intorno, la carta da parati color fiordaliso
sbiadita e l'arpa che troneggiava in un angolo. Un tempo la signora
Finnerman suonava spesso, ma ora le corde si squamavano
come doppie punte bisognose di un balsamo ristrutturante.
Strano. Appena l'ho detto, mi sono ricordata delle istruzioni
che mi aveva dato Aaron. Dovevo rispondere alle sue domande
con una frase completa, perch avrebbero eliminato la sua voce
in fase di montaggio e quello che dicevo doveva avere un senso
compiuto.  molto strano trovarmi di nuovo qui.
Eccoci. La signora Finnerman  entrata con cautela nella
stanza, porgendomi una tazza cos storta che doveva essere stata
fatta a mano. Ho intravisto l'incisione sul fondo: A mamma, con
amore: Arthur 14/02/95. Non c'era il manico e dovevo passarmi la
tazza da una mano all'altra ogni pochi secondi, quando il calore
diventava intollerabile. Ne ho preso un sorso bollente. Grazie.
La signora Finnerman era bloccata al suo posto accanto al divano.
Entrambe abbiamo guardato Aaron alla disperata ricerca di
istruzioni.
Aaron ha indicato il posto libero accanto a me. Kathleen, perch
non si siede sul divano accanto ad Ani?
Lei ha annuito e ha mormorato: S, s. Ha girato intorno al
tavolino e si  seduta all'altra estremit del divano. Le sue ginocchia
puntavano verso la porta d'ingresso, lontano dalla cucina. Io
ero dal lato della cucina.
Se scivolate un pochino l'una verso l'altra facilitate la ripresa.
Aaron ha avvicinato la punta di due dita per farci vedere cosa
intendeva.
Non sono riuscita a guardare la signora Finnerman mentre
scivolavo verso di lei, ma ho immaginato che avesse lo stesso
sorriso cortese e mortificato che avevo io.
Molto meglio ha detto Aaron.
La troupe ha aspettato che dicessimo qualcosa, ma l'unico rumore
era quello della lavastoviglie in funzione in cucina.
Forse potreste scorrere gli album delle foto ha suggerito
Aaron. Parlare di Arthur?
Mi piacerebbe moltissimo vederle ho provato a dire.
Come se fosse stata programmata da noi due, la signora
Finnerman si  curvata meccanicamente in avanti e ha preso un album di
foto bianco. Ha eliminato un impalpabile batuffolo di polvere. Le
 rimasto attaccato sulla punta del mignolo e si  posato di nuovo
sulla copertina laminata.
L'album si  aperto con uno scricchiolio sulle sue ginocchia e
la signora Finnerman ha sbattuto le palpebre davanti ad Arthur,
che poteva avere forse tre anni. Aveva la bocca aperta in un urlo
e stringeva un cono gelato vuoto. Qui eravamo ad Avalon ha
mormorato. Un gabbiano scese in picchiata... ha mostrato il
movimento con la mano e butt gi le palline dal cono.
Io ho sorriso. Qui ci mangiavamo il gelato direttamente dalla
confezione e la finivamo sempre.
Lo so come faceva. La signora Finnerman ha girato pagina
vigorosamente. Ma tu no. Magrolina come sei. C'era qualcosa
di minaccioso nella sua voce. Non sapevo cos'altro fare se non
fingere di non averlo notato.
Oh, questa. Si  portata il mento al petto e ha sospirato malinconicamente
davanti a una foto di Arthur accucciato accanto
a un labrador, la faccia sepolta nel suo pelo morbido. La signora
Finnerman ha accarezzato il muso del cane. Questa era Cassie.
Il suo sorriso si fermava alla bocca. Arthur la amava. Dormiva
sempre con lui nel suo letto.
Il cameraman si  mosso dietro di noi, il teleobiettivo che stringeva
sulla foto.
Ho allungato la mano per tenere gi la pagina, per deviare il
bagliore che mi oscurava la visuale, ma la signora Finnerman si 
portata l'album al petto e ha appoggiato il mento sulla copertina
di pelle. Una lacrima  rotolata gi e le  rimasta attaccata al bordo
del mento. Quando mor lui pianse disperatamente. Disperatamente.
Perci non poteva essere quello che dicono. Aveva dei
sentimenti.
Quello che dicono. Uno psicopatico. Incapace di provare vere
emozioni umane, solo di imitare quelle che osservava negli altri:
rimorso, dolore, compassione.
Molto tempo e molte energie erano stati spesi per smontare la
dinamica tra Arthur e Ben, per identificare il leader della coppia.
Capire le loro motivazioni avrebbe dato un po' di pace alla comunit
e le informazioni avrebbero evitato che accadesse in un'altra
scuola. Gli psicologi pi rinomati del Paese esaminarono le prove
raccolte dopo l'attacco alla Bradley - i diari di Ben e Arthur, il
loro curriculum scolastico, interviste con vicini e amici di famiglia
- e tutti arrivarono alla stessa conclusione: era stato Arthur
a decidere.
Ho assunto un'espressione che denotasse comprensione, come
tante volte aveva fatto Arthur per me. Sa cosa mi ricordo di lui?
La signora Finnerman ha preso un fazzoletto da una scatola
sul tavolino. La faccia le  diventata paonazza mentre ci soffiava
dentro. Ha piegato il fazzoletto e si  asciugata il naso. Cosa?
Ricordo che fu gentile con me il primo giorno di scuola, quando
non conoscevo nessuno. Ricordo che fu l'unico a difendermi
quando molte persone mi si rivoltarono contro.
Arthur era cos. Il suo nome le  tremato sulle labbra. Non
era un mostro.
Lo so ho detto, senza sapere se fosse o meno una bugia.
La cosa che tutti dicono Arthur fosse, io ci credo. Ma la relazione
che la dottoressa Anita Perkins present alla polizia riconosceva
che anche gli psicopatici possono mostrare dei guizzi di vere
emozioni, di empatia genuina. Mi piace credere che lui ne abbia
provata un po' per me, anche se la dottoressa Perkins classific
Arthur usando il test Hare, un inventario di tratti della personalit
e comportamenti composto da ventuno voci che viene usato per
rilevare la psicopatia, e Arthur si classific fuori scala.
Molto di quello che Arthur fece per me, il gesto da fratello
protettivo e anche quell'assurdit che farfugli alla fine, con il
manico del coltello che gli usciva dal petto perfettamente parallelo
rispetto al pavimento, Volevo solo essere d'aiuto, o erano
un'imitazione di bont o un'attenta e raggelante manipolazione.
La dottoressa Perkins scrisse che gli psicopatici sono particolarmente
abili a identificare il tallone di Achille di una vittima e ad
approfittarne in un modo che sia conforme ai loro scopi. Quando
si trattava di portare a termine la manovra perfetta, Nell passava
in secondo piano: era Arthur il mio primo maestro.
Ben era depresso, aveva tendenze suicide, non era necessariamente
predisposto alla violenza come Arthur, ma neppure contrario
all'idea. Lui e Arthur si erano scambiati fantasie violente
sul fare fuori i loro compagni idioti e i professori durante tutte le
scuole medie. Per Ben era sempre stato uno scherzo; Arthur stava
solo aspettando che succedesse qualcosa che lo spingesse a prendere
seriamente in considerazione la possibilit di trasformare la
fantasia in realt.
Quel qualcosa era stata la festa per la fine delle medie di Kelsey
Kingsley. L'umiliazione a cui Dean e Peyton avevano sottoposto
Ben nel bosco che lo aveva condotto al suo primo tentativo di suicidio.
Secondo i diari di Arthur, aveva introdotto l'idea di un attacco,
una Columbine alla Bradley, quando era andato a trovare Ben in
ospedale meno di due settimane dopo che i suoi polsi straziati lo
avevano fatto finire l. Nel diario scrisse che aveva dovuto aspettare
il cambio di turno delle infermiere, quando avevano finalmente
avuto qualche momento di privacy, e che era stato molto fastidioso.
(Ma cosa siamo, due bambini inetti del cazzo?) Suo padre aveva
un fucile, l'inizio del loro arsenale. Arthur poteva procurarsi un
documento d'identit falso, presentarsi come un diciottenne, sembrava
gi pi grande della sua et. Su internet c'erano le istruzioni
per fabbricare una bomba tubo. Erano svegli, potevano farcela.
Il suo istinto gli diceva che Ben aveva perso la testa, aveva imboccato
una strada dalla quale non sarebbe mai pi tornato indietro, e
aveva fatto centro. Ben non aveva niente da perdere perch voleva
morire. Se doveva succedere, avrebbe potuto benissimo farla pagare
a quei ragazzi per quello che gli avevano fatto.
La narrazione dei media giunse alla conclusione che Arthur e
Ben erano stati bullizzati, perch erano strani, perch erano grassi,
perch erano gay. Ma le relazioni della polizia raccontano una
storia molto diversa, una verit che non ha niente a che fare con il
bullismo, l'argomento del giorno. Anche se  largamente accertato
che Arthur fosse gay, Ben non lo era. Quello che Olivia aveva
detto di aver visto, Arthur che faceva un pompino a Ben al Posto,
era una bugia, un disperato e stupido pettegolezzo adolescenziale
che tragicamente, ironicamente, aveva fatto divampare ancora
di pi l'incendio. Il pettegolezzo aveva infuriato e ferito Ben e
Arthur aveva colto al volo l'occasione. Gli ho promesso Olivia
aveva scritto Arthur sul suo diario, la prima gioiosa menzione di
una lista nera. Solo che ad Arthur non importava veramente una
lista nera. L'attacco non era solo per farla pagare ai suoi tormentatori
o per prendersi una vendetta: era legato al suo disprezzo.
Era all'inseguimento di chiunque fosse intellettualmente inferiore
rispetto a lui, cio tutti, nella sua mente. Aveva tirato fuori l'idea
di una lista solo per stuzzicare Ben. Il suo obiettivo era far fuori
tutta la mensa con le sue bombe. Lo Squalo, Teddy, la dolce signora
che ci lavorava e che gli preparava i sandwich con uno strato di
formaggio tra il roast beef e il prosciutto, proprio come piaceva
a lui: eravamo tutti un bersaglio facile. Si era nascosto nelle stanze
vuote del dormitorio al terzo piano della Bradley, aspettando
l'esplosione per poter andare di sotto e godersi la carneficina prima
di togliersi la vita. I poliziotti gli avrebbero sparato comunque
e il peggior incubo di uno psicopatico  perdere il controllo. Se
doveva morire, lo avrebbe fatto alle sue condizioni. Aveva iniziato
a sparare quando aveva visto che solo una delle sue bombe artigianali
era esplosa, provocando un danno minimo.
Una parte della relazione della dottoressa Perkins era di libera
consultazione, avevo iniziato a leggerla e solo quando mi ero resa
conto che riguardava me ero tornata indietro a rileggere i primi paragrafi.
Era come guardare una foto e non riconoscersi nello scatto:
chi  quella peperina imbronciata sullo sfondo? Non si accorge che
stando cos le viene il doppio mento? Il meta-momento in cui sperimenti
come ti vede il resto del mondo, perch la peperina sei tu.
La dottoressa Perkins classific la collaborazione di Arthur e
Ben come un fenomeno di diade, un termine che i criminologi
hanno coniato per descrivere il modo in cui le coppie criminali si fomentano
a vicenda con la loro sete di sangue. Tra uno psicopatico
(Arthur) e un depresso (Ben), lo psicopatico sar senz'altro al comando,
ma siccome lo psicopatico brama lo stimolo della violenza,
un complice esaltato pu fornirgli un servizio impagabile: eccitarlo
spingendolo a compiere il massacro. Arthur e Ben avevano pianificato
l'attacco per sei mesi e per quasi tutto quel tempo Ben era
stato rinchiuso in un centro di riabilitazione mentale, mettendo in
piedi una commedia per i medici e le infermiere per convincerli che
non era pi una minaccia per se stesso. Nel frattempo Arthur si era
trovato una nuova cheerleader, qualcuno che con il suo dolore e la
sua rabbia faceva da cuscinetto al vuoto di violenza. Questa spalla
aveva continuato a tenerlo in ebollizione, finch finalmente lui non
aveva avuto la possibilit di tracimare. Non faceva il mio nome, ma
non avrebbe potuto trattarsi di nessun altro. A volte mi chiedo cosa
sarebbe successo se non avessi aizzato Arthur l'ultima volta che lo
avevo visto nella sua stanza. Se si stava preparando a raccontarmi
del suo piano. A chiedermi di farne parte.
Anche questa  stata scattata al mare. La signora Finnerman
ha spianato una grinza della plastica. Sono rimasta sorpresa nel
vedere suo marito, i gomiti appoggiati sullo schienale di una panchina
sul pontile, i peli neri ricci e fangosi che gli spuntavano dal
petto abbronzato. In piedi accanto a lui c'era Arthur, che indicava
il cielo e gridava qualcosa, con le braccia sottili della
signora Finnerman ancorate intorno alle sue gambe per impedirgli di cadere.
Come sta il signor Finnerman? ho chiesto educatamente.
Ho la foto che immortala uno dei momenti pi intimi con suo
figlio, eppure non l'ho mai conosciuto. Si era fatto vivo nella Main
Line dopo che era successo tutto, naturalmente, ma era sparito
subito dopo il funerale. Il funerale. S, anche gli assassini devono
essere seppelliti. La signora Finnerman si era umiliata chiamando
un rabbino dopo l'altro, alla disperata ricerca di qualcuno che
fosse disposto a celebrare la cerimonia per Arthur. Non so cosa
aveva fatto la famiglia di Ben. Nessuno lo sa.
Oh, be' ha risposto. Craig si  risposato, gi. Ha preso un
sorso di t ormai freddo.
Non lo sapevo ho detto. Mi dispiace.
S, gi. C'era un frammento di foglia di t sulla piega del suo
labbro superiore. Non l'ha tolto.
Sa le ho detto. Ho anche una foto di Arthur con suo padre.
Improvvisamente nel soggiorno c' stata un'esplosione di luce,
il sole che sospingeva via una nuvola, e le pupille della signora
Finnerman si sono ritratte. Avevo dimenticato che aveva gli occhi
azzurri. Chiedo scusa?
Ho azzardato un'occhiata ad Aaron. Stava guidando un microfono
per la stanza, ignaro di ci che avevo appena scatenato.
Ho stretto le mani intorno alla tazza di caff, ormai tiepido.
Ho questa fotografia... uhm, Arthur la teneva nella sua stanza.
Quella con le conchiglie? La signora Finnerman voleva sapere.
Di Arthur e suo padre. Ho annuito. S.
Tutta la morbidezza nella sua faccia era sparita. Anche le sue
rughe non sembravano pi pieghe di pelle, ma piuttosto crepe su
una lastra di vetro. Come fai ad averla? L'ho cercata dappertutto.
Sapevo di dover mentire, ma era come se qualcuno mi avesse
passato una gomma da cancellare sul cervello. Non riuscivo a pensare
a nessuna risposta che non l'avrebbe addolorata. Avevamo
litigato ho ammesso. E cos la presi. Fu un gesto cattivo. In quel
momento volevo ferirlo. Ho abbassato lo sguardo verso la tazza
di caff freddo. Non ho mai avuto la possibilit di restituirla.
Io la rivorrei ha detto lei.
Ma certo ho detto. Sono cos... Mi sono interrotta davanti
all'urlo della signora Finnerman.
Ahi! Ahi! Ha rovesciato la tazza sul tavolo e i giornali hanno
assorbito ci che rimaneva del suo t giallo limaccioso. Ohhhh!
Si  conficcata le unghie nelle tempie, strizzando gli occhi.
Kathleen! ha gridato Aaron nello stesso momento in cui l'ho
fatto io. Signora Finnerman!
La mia medicina! ha mugolato lei. Accanto al lavello.
Io e Aaron siamo corsi in cucina. Lui  arrivato per primo al lavello
e ha spostato detersivo per i piatti e spugne. Non la vedo!
ha gridato.
Bagno!  arrivata la risposta strozzata.
Sapevo dov'era il bagno e stavolta ho battuto Aaron. Sul ripiano
del lavandino c'era una boccetta arancione, la posologia scritta
intorno all'etichetta: Prenderne una ai primi segnali di dolore.
Signora Finnerman, ecco qui. Le ho messo una pillola in
mano e un ragazzo della troupe le ha offerto la sua bottiglia d'acqua.
Lei si  appoggiata la pillola sulla lingua e ha bevuto.
Le mie emicranie ha sussurrato. Dondolandosi avanti e indietro,
con le unghie bianche ai lati della testa, ha iniziato a piangere.
Non so perch ho pensato di poterlo fare. Si  stretta la
testa ancora pi forte. Non avrei mai dovuto accettare. Tutto
questo  troppo.  davvero troppo.
Posso darti un passaggio in albergo? mi ha proposto Aaron
nel vialetto.
Ho indicato la strada con un cenno della testa. Sono venuta
in macchina, grazie.
Aaron ha lanciato uno sguardo verso la casa, che pendeva nel
limbo grigio della sera. Un tempo era stata splendida e luminosa,
ma questo era successo molto prima che Arthur ci abitasse.
Ho cercato di immaginarla come l'avevano vista le ragazze della
Bradley cinquantanni prima, quando venivano da tutto il Paese
per ricevere un'istruzione di prima qualit che non avrebbero mai
messo a frutto una volta che i mariti e i figli avessero avuto la priorit.
Non per toglierti qualcosa ha detto. Ma credo che per lei
sia pi dura che per chiunque altro.
Ho guardato il vento strappare una foglia da un ramo. Ma
figurati. L'ho sempre detto anch'io.  come se almeno tutti gli altri
avessero avuto una morte nobile, in un certo senso.
Nobile ha ripetuto Aaron. Ha annuito quando la parola ha
acquistato un senso. La gente ama le vittime.
 un privilegio che non mi toccher mai. Ho aggrottato la
fronte, provando pena per me stessa. Magari sembra che io mi
stia piangendo addosso, ma mi dispiace molto non avere mai ricevuto
questa compassione. Non l'ho ammesso con Aaron, ma
ne avevo parlato con Andrew la sera prima, seduta sul bordo del
letto di quando era piccolo. I suoi genitori erano partiti per la loro
casa al mare. Gli piaceva andarci di venerd sera tardi. C'era meno
traffico. Perch non passavo a bere qualcosa prima di tornare in
albergo? Era quello che avevo proposto quando eravamo crollati
nella sua macchina, le scale del Centro di Atletica che ancora
mettevano alla prova i nostri polmoni. Andrew si era girato per
rispondermi e aveva aggrottato la fronte.
Cosa? avevo chiesto.
Aveva allungato una mano verso di me. Hai qualcosa nei capelli.
Aveva stretto una ciocca tra le dita e aveva tirato, strattonando
varie coordinate nel mio scalpo che sembravano confondermi
i pensieri, annientarmi la coscienza. Assomiglia a un
pezzetto di legno o una cosa del genere. Viene dalla parte di sotto
del ripiano della cattedra.
Dopo la vodka nella cucina di Andrew, dopo il giro della casa
che si era concluso nella sua vecchia stanza da letto, era saltato di
nuovo fuori Luke. E ancora una volta avevo cercato di spiegare
cosa faceva per me, come lui fosse la prova che ero una brava persona,
una persona rispettabile. Luke Harrison non sposerebbe
un'assassina poco di buono gli avevo detto. Lui mi aggiusta.
Avevo abbassato lo sguardo verso le mie mani, verso la mia incredibile
armatura. Io voglio solo essere aggiustata.
Andrew si era seduto accanto a me, la sua coscia che riscaldava
la mia. Ci sono volte in cui sono in metropolitana ed  cos affollata
che non posso sfuggire alle gambe da una parte e dall'altra. I
newyorkesi s'infuriano per questo contatto fisico forzato, ma segretamente
io me lo godo: il caldo che si genera tra due corpi che
si toccano mi conforta cos tanto che potrei addormentarmi sulla
spalla di uno sconosciuto. Ma almeno lo ami? mi aveva chiesto
Andrew e i miei occhi si erano aperti e richiusi pi volte, lottando
contro la stanchezza, mentre pensavo a come rispondergli.
Posso toccare la rabbia, l'odio, la frustrazione e la tristezza
proprio come se fossero delle stoffe. Questa  seta, questo  velluto,
questo  percalle di cotone. Ma non saprei pi dire qual 
la consistenza dell'amore per Luke. Avevo fatto scivolare la mano
in quella di Andrew, l'avevo guardato girarmi l'anello di fidanzamento
intorno al dito. Sono troppo stanca per rispondere.
Andrew mi aveva fatto sdraiare. Qualche lacrima mi era scivolata
fino all'attaccatura dei capelli e avevo fatto un rumore fortissimo
mentre cercavo di respirare dal naso senza riuscirci. Ero cos nervosa
e calda che un termometro mi avrebbe giudicato troppo febbricitante
per andare a scuola. Andrew mi aveva tastato la pelle, bollente,
appiccicosa per il sudore, e mi aveva lasciato per un attimo per
spegnere le luci e combattere con la finestra. Avevo sentito il ritmo
dell'esterno, con un brivido pieno di gratitudine quando il freddo
mi aveva raggiunto qualche secondo dopo. L'aria fresca ti aiuter
aveva promesso Andrew. Avrei voluto baciarlo di nuovo, ma poi
lui si era rannicchiato accanto a me e mi aveva appoggiato addosso
il suo grande braccio. Avevo ancora le scarpe quando il sonno era
esploso su di me, raro e abbacinante come una pioggia di meteore.
Yangming era sempre stato il ristorante delle occasioni speciali.
Capodanno, compleanni, cose del genere. Mamma ci aveva
portato me e lo Squalo dopo il diploma. Pap non era venuto,
aveva detto che probabilmente ci saremmo divertite di pi se fossimo
state solo noi ragazze.
La BMW di Andrew era incuneata tra due suv nel parcheggio e
io ho provato la sensazione che mi d questo posto, sempre pi
rara in questi giorni, quando ho aperto la porta del ristorante e ho
visto la folla di genitori di mezz'et benvestiti, ho annusato l'aria
saporita, agrodolce di sale e grasso. Come se non vedessi l'ora che
succedesse qualcosa.
Dopo essere uscita da casa della signora Finnerman avevo
chiamato mamma e mi ero scusata, le avevo detto che non me la
sentivo di uscire a cena.
Sono sicura che  stata una giornata tosta aveva detto lei, che
era pi di quanto mi avesse detto Luke nelle ultime ventiquattr'ore.
Da lui avevo avuto soltanto un messaggio di una riga in cui mi chiedeva
come andavano le cose. Tutto bene avevo risposto. Il suo
silenzio mi aveva reso audace.
Buonasera. Gli occhi del matre si sono socchiusi piacevolmente
alla vista di una persona come me. Ha una prenotazione?
Non ho avuto neanche modo di rispondergli. Perch ho sentito
una voce pronunciare il mio nome con sorpresa, mi sono girata
e ho visto mamma e mia zia Lindy, entrambe in tailleur Pantalone
nero, sciarpe fantasia legate intorno al collo e bracciali che tintinnavano
ogni volta che bevevano un sorso d'acqua. La divisa delle
mamme per le cene eleganti.
Io e mamma ci siamo limitate a guardarci mentre io ordivo una
bugia da raccontarle. La mia fortuna  stata che fosse dov'era,
con il bar alle spalle. Che non sia riuscita a vedere Andrew che
mi aspettava nell'angolo opposto. Gli avevo mandato un messaggio
dopo aver scritto a Luke, invitandolo ad approfittare della
nostra prenotazione. Tre puntini erano comparsi subito dopo che
avevo premuto invia e poi erano spariti. Questo era successo
altre due volte, prima che Andrew decidesse finalmente cosa rispondermi.
A che ora?
Non avevo idea che questo posto facesse take-away ha detto
mamma, dopo che ci hanno fatto accomodare. Ha girato una pagina
del menu. Buono a sapersi.
Mi sono sistemata il tovagliolo sulle ginocchia. Perch? Non
verranno mai a consegnare a casa tua.
 cos lontano si  lamentata zia Lindy. Ha tamburellato con
l'unghia fnta contro il bicchiere vuoto e ha ripreso l'aiuto cameriere
che stava sistemando il tavolo accanto al nostro. Acqua?
Zia Lindy era la sorella minore di mamma. Quando erano piccole,
era pi magra e bella di lei e glielo faceva pesare. Adesso  mamma
ad avere il coltello dalla parte del manico, perch la figlia di
zia Lindy sta per sposare un poliziotto e la sua uno di Wall Street.
Lin ha detto mamma, credimi, vale il viaggio. Come se lei
fosse un 'habitue.
Mamma aveva deciso di non annullare la prenotazione anche
dopo che io mi ero tirata indietro. Suppongo che non abbia niente
a che fare con il fatto che Luke avesse lasciato gli estremi della sua
carta di credito per pagare la cena. Ho temporeggiato per un po'
prima di dirle che avevo deciso di passare a ordinare qualcosa da
asporto che avrei mangiato in albergo.
Quando mi aveva detto che pap non era interessato a venire,
avevo bofonchiato: Che novit. Mamma aveva sospirato e mi
aveva chiesto di non cominciare.
Zia Lindy  scoppiata a ridere all'improvviso. Ravioli di
manzo speziati? Ha fatto una smorfia. Non mi sembra molto
cinese.
Mamma le ha rivolto un'occhiata compassionevole.  cucina
fusion, Lin. Alle spalle di mamma, ho visto Andrew alzarsi e
farmi un cenno. Ha fatto il giro del ristorante, verso la postazione
della direttrice di sala e i bagni.
Potete ordinarmi i gamberi al lemongrass? Ho appallottolato
il tovagliolo e l'ho buttato sul tavolo. Devo usare il bagno.
Mamma si  scansata e ha spostato il tavolo per farmi passare.
Ma cosa vuoi come antipasto?
Sceglimi tu un'insalata ho detto voltandomi appena.
Ho provato prima nei bagni. Ho persino aperto la porta della
toilette dei signori, fingendo di averla confusa con quella delle
signore. Un pap con i baffi che si stava asciugando le mani mi
ha informato di dove fossi. Ho gridato il nome di Andrew e sono
andata via quando l'uomo si  ripetuto, arrabbiato stavolta.
Mamma e zia Lindy mi davano le spalle, perci sono corsa verso
la porta d'ingresso. Fuori l'aria odorava cos tanto di niente
che non ero neanche sicura di stare respirando. Mi ci  voluto un
secondo perch gli oggetti nella notte si mettessero a fuoco davanti
ai miei occhi e poi ho visto Andrew, appoggiato al bagagliaio
strisciato della sua macchina, come se mi stesse aspettando.
Mi sono scusata muovendo le braccia nella sua direzione. Mi
ha preso alla sprovvista.
Andrew si  allontanato dalla macchina e mi ha raggiunto vicino
al ristorante, sotto un'impalcatura dove non arrivava la luce
dei lampioni. Ha agitato le dita con un gesto da strega. Intuito
di mamma. Come se sapesse che non stavi per fare niente di
buono.
Ho scosso la testa e riso per mostrargli quanto si sbagliasse.
Non mi piaceva che Andrew si riferisse a noi due come a niente
di buono. No. Le fa soltanto molto piacere una cena gratis da
Yangming. Sono indietreggiata verso il muro di mattoni laterale
del ristorante mentre Andrew si avvicinava.
Mi ha appoggiato le mani sui lati della faccia e io ho chiuso
gli occhi. Mi sarei potuta addormentare l, in piedi, con i suoi
pollici che mi accarezzavano le guance e la brezza senza odore
che mi stuzzicava i peletti del viso. Ho appoggiato le mani sulle
sue. Aspettami da qualche parte gli ho detto. Ti raggiunger
dovunque. Dopo.
Tif ha sospirato. Forse  meglio cos.
L'ho stretto pi forte e ho cercato di mantenere un tono leggero.
E di.
Andrew ha sospirato e le sue mani sono scivolate via da sotto le
mie. Me le ha appoggiate sulle spalle in un gesto fraterno e io ho
iniziato a frantumarmi un po' dentro. Ieri notte avremmo potuto
fare qualcosa di incancellabile ha detto. Ma non lo abbiamo
fatto. Forse  meglio che lasciamo perdere adesso, prima di fare
qualcosa di cui ci pentiremmo.
Ho scosso la testa e ho dosato il tono con grande cautela. Io
non mi pentir mai di niente con te.
Andrew mi ha stretto a s e, finch non ha detto: Ma io s, ho
pensato davvero di averlo convinto.
La porta del ristorante si  aperta, lasciando uscire l'urlo di
una risata. Volevo gridare a tutti quelli che erano dentro di chiudere
quella cazzo di bocca. Mantenere il controllo quando tutti
gli altri si stanno divertendo  la cosa pi difficile di tutte. Non
dobbiamo fare niente ho detto, odiando il mio tono disperato.
Possiamo semplicemente andare da qualche parte. Bere qualcosa.
Parlare.
Il cuore di Andrew mi batteva all'impazzata nell'orecchio. Profumava
di appuntamento, tutto colonia e nervi tesi. Ho sentito
il suo sospiro triste sopra la mia testa. Con te non riesco solo a
parlare, TifAni.
Da qualche parte il parabrezza si  finalmente crepato del tutto.
Sapevo dove colpire: ho piantato i gomiti nel petto di Andrew e ho
spinto. Lui non se lo aspettava e ha boccheggiato, che fosse rimasto
senza fiato nei polmoni o che fosse soltanto sorpreso, mentre
inciampava via da me. Ovvio che non ci riesci, cazzo. L'ho allontanato
con un gesto. Mi serviva veramente un amico. Ma tu sei
soltanto un altro che lo vuole infilare nella puttana della Bradley.
Sotto i lampioni ho visto una smorfia addolorata sulla faccia di
Andrew e mi sono subito odiata. TifAni ha tentato. Dio mio,
lo sai che non  vero. Voglio solo che tu sia felice.  quello che ho
sempre voluto per te. Ma questo ha indicato noi due, questo
non ti render felice.
Oh, meglio ancora! Ho riso malignamente. Un altro che mi
dice cosa mi render felice. Cazzo, proprio quello di cui ho bisogno.
Non farlo. Non dirlo. Ma non sono riuscita a fermarmi. Lo
so, okay? Ho fatto qualche piccolo passo verso di lui finch non
ci siamo ritrovati a distanza di bacio. So cosa  meglio per me.
Andrew ha annuito dolcemente. Lo so che lo sai. Mi ha
asciugato una lacrima e questo mi ha fatto solo piangere di pi.
Sarebbe stata l'ultima volta che mi toccava. Perci fallo.
Ho tenuto la sua mano stretta sulla mia faccia, riempiendola di
lacrime e muco. Non posso. So che non lo far.
La porta del ristorante si  aperta e io e Andrew ci siamo allontanati
mentre una coppia, felice e con la pancia piena, trotterellava
gi per le scale. Lui ha aspettato lei sulla strada e le ha messo
un braccio sulle spalle quando lo ha raggiunto. Lei ha fatto finta
di non notare i miei occhi lucidi, ma dalla sua espressione sapevo
che se n'era accorta. Sapevo che stava pensando: Litigio di coppia,
per fortuna stasera non tocca a noi. Avrei dato qualunque cosa
perch fossimo una coppia che litigava perch Andrew lavorava
troppo, perch io spendevo troppo da Barneys, qualunque cosa
piuttosto che il motivo per cui eravamo l.
Abbiamo aspettato che raggiungessero la loro macchina e abbiamo
sentito gli sportelli che si richiudevano. Prima quello di lei,
qualche secondo dopo quello di lui. Le aveva aperto lo sportello.
Li odiavo.
Andrew ha detto: Non ho mai avuto intenzione di ferirti,
TifAni. Odio vederti cos. Ha alzato le braccia, furioso con se
stesso. Ho lasciato che la cosa andasse troppo oltre. Non avrei
mai dovuto farlo. Mi dispiace.
Avrei voluto dirgli che dispiaceva anche a me, che non era
neanche mia intenzione che succedesse una cosa del genere. Ma
non riuscivo a far uscire le parole, solo altre bugie e scuse. Credo
di averti dato l'idea sbagliata di Luke. Andrew ha alzato le mani,
ha cercato di farmi smettere di spiegare, ma io ho insistito. Non
 facile per qualcuno come me essere felice. Questo  il massimo
a cui posso arrivare ed  davvero fantastico...
Non volevo dire che...
E allora non azzardarti ho singhiozzato e pianto in maniera
imbarazzante a provare piet un altro singhiozzo per me.
Non  cos ha detto Andrew. Non  mai stato cos. Io sono
sbalordito da te. Ti preoccupavi per Peyton. Gli hai tenuto la
mano. Dopo quello che ti aveva fatto. Non sai neanche quanto
sei straordinaria. Dovresti stare con qualcuno che se ne accorge.
Ho afferrato il colletto della mia camicia e mi sono comportata
come se mi stessi solo asciugando la faccia, ma non era cos. Stavo
vomitando singhiozzi silenziosi nella mia maschera protettiva. Ho
sentito le scarpe eleganti di Andrew fare un passo verso di me,
ma ho scosso la testa e gli ho mormorato un avvertimento a non
avvicinarsi.
Lui mi ha aspettato, a una certa distanza, mentre mi distruggevo
la camicia. Non avrei neanche pi potuto restituirla alla redazione
Moda: avrei dovuto far finta di averla persa o qualcosa
del genere. Progettare quella nuova bugia era l'unica cosa che poteva
calmarmi. Era l'unica cosa che mi ha asciugato dentro e mi
ha dato la forza di schiarirmi la voce e dire, appena ricomposta:
Probabilmente mia madre si sta chiedendo dove sono.
Andrew ha annuito guardando il marciapiede. Come se lo
avesse guardato per tutto il tempo, per lasciarmi la mia privacy.
Okay.
Almeno sono riuscita a farmi uscire un buonanotte che suonava
piacevole, prima di girarmi e salire le scale. Andrew ha aspettato
di nuovo dietro di me, accertandosi che entrassi sana e salva.
E comunque non me lo meritavo proprio uno come lui.
Eccoti qui! ha detto mamma mentre m'infilavo tra due tavoli
ed entravo nel spar. Ti ho ordinato l'insalata pi noiosa che
hanno. Ha immerso un nido di noodle fritti in una salsa arancione
e gli ha dato un morso. So che stai facendo una dieta folle.
Grazie. Mi sono appoggiata di nuovo il tovagliolo sulle
gambe.
Zia Lindy ha notato la mia faccia per prima. Tutto okay, Tif?
Non proprio. Mi sono infilata in bocca un nido di noodle
senza immergerlo in niente e ho masticato rumorosamente. Voglio
dire, ho passato il pomeriggio con la madre del ragazzo che
ho ammazzato, questo potrebbe spiegare perch mi sento un po'
gi.
TifAni FaNelli ha detto mamma senza fiato. Non ti permettere
di parlare in questo modo a tua zia Lindy.
E va bene. Mi sono cacciata un altro nido di noodle in bocca.
Mi sarei voluta cacciare gi per la gola la ciotola intera, qualunque
cosa pur di riempire il buco rabbioso della fame. E allora
parler in questo modo a te.
Siamo venute qui per fare una bella cena ha sibilato mamma.
Se hai intenzione di rovinarla, vattene pure.
Se me ne vado, la carta di credito di Luke viene con me.
Ho masticato ancora rumorosamente e le ho rivolto un sorriso
devastante.
Mamma  riuscita a rivestire di calma il panico che provava
all'idea che zia Lindy assistesse a una tale scenata. Di sicuro mia
cugina non avrebbe mai messo in imbarazzo sua madre in quel
modo. Stava per sposare un uomo di legge. Mamma si  rivolta a
zia Lindy come se ogni osso del suo corpo non le stesse gridando
di schiacciarmi come un serpente e ha detto con un tono dolce da
principessa Disney del cazzo: Ti dispiace darmi un minuto da
sola con TifAni?.
Si  capito che a zia Lindy dispiaceva perdersi la scenata, ma ha
preso la borsa appesa allo schienale della sua sedia. Ho bisogno
di usare la toilette.
Mamma ha aspettato finch non abbiamo pi sentito zia Lindy
e i suoi gioielli tintinnare nel ristorante come una maledetta
banda musicale. Si  spostata i capelli che non aveva davanti agli
occhi preparandosi per il suo pistolotto. TifAni, so che in questo
momento sei particolarmente sotto pressione. Ha allungato
una mano verso di me e io mi sono ritratta bruscamente. Per un
attimo mamma ha fissato il punto in cui fino a un secondo prima
si trovava la mia mano. Ma devi fare uno sforzo. Sei a tanto cos
dal perdere Luke. Ha diviso il pollice e l'indice di un millimetro
per mostrarmi quanto margine mi era rimasto.
Era impressionante che sapesse di dover andare a parare l.
Cos impressionante che era sospetto. E tu come fai a saperlo?
Mamma ha fatto oscillare la sedia all'indietro e ha incrociato le
braccia. Mi ha chiamato. Era preoccupato. Mi ha detto di non
dirti niente, ma si  chinata in avanti e sul collo le sono spuntate
vene viola e fibrose, vedendo come ti stai comportando stasera,
penso che tu abbia bisogno di sentirtelo dire.
L'idea che non toccava pi a me decidere, che non avevo Andrew,
che avrei potuto non avere nessuno, ha stretto ancora di
pi quel corsetto. Mi sono agitata sulla sedia e ho cercato di non
mostrare quanto fossi preoccupata. Cosa ha detto esattamente?
Che non sei pi tu, TifAni. Sei aggressiva. Ostile.
Ho riso come se fosse la cosa pi assurda che avessi mai sentito.
Volevo partecipare al documentario e lui pensa che io sbagli.
Vuole che mi trasferisca a Londra e che rinunci alla mia possibilit
di entrare al fottuto New York Times. Ho abbassato la voce
davanti allo sguardo torvo di mia madre. E cos adesso difendere
le mie idee significa essere ostile?
Mamma ha abbassato la voce per adeguarsi a me. Non conta
se significa essere ostile oppure no. Perch il problema  pi che
altro che non ti stai comportando come la persona di cui Luke si 
innamorato. Ha preso un sorso dell'acqua che l'aiuto cameriere
le aveva portato mentre io ero fuori, a scontrarmi con il professor
Larson. Faresti meglio a tornare a comportarti come prima se
vuoi davvero questo matrimonio.
Ci siamo rintanate ognuna nel proprio angoletto, il silenzio feroce
amplificato soltanto dalla sala allegra e chiassosa. Ho adocchiato
zia Lindy che tornava dal bagno. Ero andata con lei e mamma
a vedere il matrimonificio piccolo e pacchiano dove si sarebbe
sposata sua figlia e il direttore ci aveva mostrato come le luci della
sala da ballo potevano passare dal rosa neon al verde e al blu in
sincrono con la musica da discoteca del loro DJ. Poi lei si
era vantata del menu: il piatto mari e monti poteva anche costare cento
dollari, ma era la sua unica figlia e non avrebbe badato a spese.
Che risate. Cazzo, io avrei saltato di gioia se quella fosse stata la
cifra che il nostro servizio di catering mi, be', ci avesse fatturato.
Questo ricordo mi ha fatto venire di nuovo una sete terribile, quella
che secondo l'esperta non rispondeva a un bisogno fisico. Zia
Lindy mi ha lanciato un'occhiata incerta e interrogativa e io le ho
fatto cenno di tornare mentre mi scolavo il mio bicchier d'acqua,
con i cubetti di ghiaccio che mi sbattevano contro i denti in un
modo che mi fa sempre trasalire.
Ho firmato la ricevuta e mamma mi ha ricordato di portare
via i miei avanzi. Prendili tu per pap le ho proposto generosamente.
Ero andata allo scontro diretto con mamma e avevo perso.
Non saprei dove conservarli in albergo.
Nel parcheggio mamma e zia Lindy mi hanno detto di ringraziare
Luke per la cena. Ho promesso loro che lo avrei fatto.
Quando torni a Manhattan? ha chiesto mamma. Fa cos perch
pensa di sembrare una che ne sa dicendo Manhattan invece
di New York.
Non prima di domani pomeriggio ho risposto. Ho ancora
una cosa da girare.
Bene ha detto zia Lindy. Riposati, cara. Non c' trucco migliore
di una bella notte di sonno.
Il mio sorriso mi ha dato la sensazione di un coltello che mi
tagliava la testa tutto intorno. Ho fatto un cenno di saluto a mamma,
immaginandomi la parte superiore della mia testa tagliata di
netto come una zucca divisa a met, pronta per una disgustosa
cena senza glutine. Ho aspettato che mamma e zia Lindy salissero
sulla sua eccentrica BMW. L'ultima volta che i miei genitori avevano
avuto i soldi per rinnovare il leasing e sostituirla con il modello
pi recente era stato sette anni prima. Avevo suggerito qualcosa
di meno vistoso, non cos costoso da mantenere, e mamma era
scoppiata a ridere. Non ho intenzione di andare in giro su una
Honda Civic, TifAni. Per mamma il successo non era lavorare
al New York Times Magazine, ma sposare un uomo come Luke
Harrison, in grado di acquistare tutto quello che lei finge di potersi
permettere.
Solo dopo che mamma e zia Lindy erano uscite dal parcheggio
ho azzardato un'occhiata alla versione ancora pi vecchia della
macchina di mamma, nello stesso punto in cui l'avevo lasciata
un'ora prima.
Ci sono passata accanto e ho finto di non aver notato la targa di
New York. Dall'interno c' stato il rapido lampo di un movimento
e poi le luci posteriori mi hanno salutato con il rosso. Quando
ho aperto le portiere della Jeep Andrew se n'era gi andato.
Cinque anni prima il Bryn Mawr College aveva potato la barricata
di alberi che separava il Posto dalla strada. Le lattine di birra
vuote, con il DNA di adolescenti vecchio di decenni sulla parte
dove si appoggia la bocca, erano state raccolte e riciclate e il terreno
era stato trasformato in un grazioso parco con tavoli da picnic
e altalene, con nel mezzo una delicata fontana da cui zampillava
l'acqua. La domenica mattina ho seguito fino alla fine le impronte
allungate che lui lasciava sull'erba, con le telecamere che mi guardavano
le spalle.
Ha alzato lo sguardo verso di me, cosa che adesso deve fare
con tutti, immagino. Finny.
Mi sono morsa il labbro inferiore. Mi sono imposta che il luogo
in cui ci trovavamo contenesse tutte le emozioni che quel nome
evocava, prima di parlare. Non riesco a credere che tu mi abbia
portato qui, Dean.
Aaron mi ha fatto cenno di sedermi su una panchina. Le riprese
venivano meglio se io e Dean stavamo alla stessa altezza,
e solo uno di noi due poteva livellare questa disparit. All'inizio
mi sono rifiutata, ma poi ho ceduto quando mi sono accorta che
Dean aveva lo sguardo basso, l'umiliazione che gli imperlava di
rosso le guance.
Finalmente ci siamo messi ai nostri posti e la troupe ha puntato
su di noi come un plotone d'esecuzione, ma nessuno di noi due
sapeva da dove iniziare. Era stato Dean a volerlo fare e aveva domandato
ad Aaron di chiedermi se ero disposta a vederlo. Ed era
questo che mi aveva chiesto venerd, quando stavo andando via
dallo studio dopo il primo giorno di riprese.
Cosa vuole? avevo chiesto ad Aaron.
Dice che si vuole scusare. Che vuole mettere le cose in chiaro.
Aaron mi aveva guardato come a dire: non  fantastico?
Lo so, avevo promesso a Luke che non avrei parlato di quella
sera. Lo so, avevo detto che neanch'io volevo parlare di quella
sera. Ma se Dean era disposto ad ammettere tutto quello che mi
avevano fatto, una rivalsa, finalmente, mi ero improvvisamente
resa conto di aver mentito a me stessa in modo spietato. Era ovvio
che ne volevo parlare.
Adesso ero al livello di Dean, e l'ho guardato con un'espressione
carica di aspettative. Non sarei stata io la prima a parlare. Dean
ha fatto un tentativo puntando sulla nostalgia, il che vi dimostra
soltanto quanto possa essere ancora stupido. Ti ricordi quanto
ci divertivamo qui? Si  guardato intorno, e il desiderio nei suoi
occhi era un insulto non intenzionale.
Ricordo che qui mi hai invitato a casa tua. Ricordo che ci sono
venuta e sono stata passata di mano in mano come un pacchetto
regalo. Il sole  saltato fuori da una nuvola e io ho socchiuso gli
occhi. Me lo ricordo come se fosse ieri.
Le dita di Dean si sono contratte come se fosse stato folgorato
da una scarica elettrica e poi si sono irrigidite sulle sue ginocchia.
Mi dispiace tanto per com' andato a finire tutto.
Per com' andato a finire tutto? Era per quello che ero andata
l? Una richiesta di scuse vaga da politico che schivava ogni vera
responsabilit? I miei occhi sono diventati fessure, un milione di
zampe di gallina dappertutto, ma non m'importava. Che ne dici
di un mi dispiace per essermi approfittato di te quando avevi
quattordici anni e non eri in te? Mi dispiace per averci provato
di nuovo a casa di Olivia e per averti schiaffeggiato...
Smettetela di riprendere. Dean ha girato la sedia a rotelle verso
la telecamera, con un'agilit cos scioccante che mi ha zittito.
Il cameraman ha lanciato un'occhiata interrogativa ad Aaron.
Smettetela di riprendere ha ripetuto Dean, avanzando verso di
lui lentamente ma senza intoppi.
Il cameraman stava ancora aspettando che Aaron gli desse
un'indicazione, ma lui si limitava a starsene l, pallido e disorientato.
Mi  venuto in mente all'improvviso che tutto ci che avevo
appena detto a Dean lo aveva scioccato. O Dean aveva sorvolato
sui particolari di quella sera o era la prima volta che Aaron ne sentiva
parlare. Vuole scusarsi. Mettere le cose in chiaro. Aaron,
me ne sono resa conto in quel momento, non aveva idea di quante
cose avesse Dean di cui scusarsi. Aaron? ha chiesto l'operatore,
e Aaron  sembrato tornare in s. Si  schiarito la voce e ha detto:
Nathan, smetti di riprendere.
Io ho rivolto alla schiena di Dean una risata tagliente. Ma perch
vuoi farlo, Dean? Se non possiamo dire niente di niente su
ci che  successo davvero. Mi sono alzata in piedi, la semplice
capacit di farlo era un'arma potente.
Dean ha manovrato la sedia a rotelle per girarsi. Almeno il mio
disagio non era fisico, non era un posto su cui ero condannata a rimanere
seduta per tutta la vita. Capivo stranamente che per Dean
era quasi peggio che la coda dei vent'anni non lo avesse attaccato
come aveva fatto con altri. I suoi capelli erano ancora folti, aveva
ancora quell'agile definizione della parte superiore del corpo.
Una ruga rispettabile gli attraversava la fronte come una piega in
una busta, ma questo era tutto. Se almeno fosse appassito sotto il
peso degli anni, non sarebbe stato uno spreco cos eclatante essere
intrappolato a met strada verso terra per tutta l'eternit.
Naturalmente era sposato con una bomba sexy, tacchi e rossetto
rosso a colazione, decorazioni luccicanti a cui dovevo ancora
costringermi a resistere, con la bellezza aggressiva di mamma
piantata in profondit nelle mie ossa. L'avevo sentita parlare alla
trasmissione Today: accento del Sud, una religiosit tendente al
fanatismo. Probabilmente non credeva nel sesso prima del matrimonio
o nel sesso che non avesse come scopo la procreazione,
e per Dean andava benissimo cos. Sono abbastanza certa che lui
non possa apprezzare le tecniche lussuriose che pubblicizziamo
sulla copertina del Women's Magazine. Almeno in questo Arthur
aveva colpito nel segno.
Dean ha controllato la troupe dietro di s. Non stanno filmando,
vero?
Aaron ha detto con un pizzico di irritazione: Vedi una telecamera
puntata su di te?.
Poi: Puoi dare a me e a TifAni un po' di privacy, per favore?.
Aaron mi ha guardato. Ho annuito e mimato con la bocca: Va
bene.
Il cameraman ha indicato il cielo che ribolliva di nuovo di nuvole.
Dobbiamo proprio finire questa ripresa prima che inizi a
piovere.
Aaron ha rovesciato la testa all'indietro, un segnale di ritirata.
Ce la faremo.
La troupe ha seguito Aaron, i suoi lunghi passi che allargavano
la distanza tra noi. Dean ha aspettato che la troupe si raccogliesse
accanto alla strada prima di rivolgersi a me. Una vena gli ha pulsato
sulla mascella, due volte, poi si  acquietata.
Puoi sederti?
Preferisco stare in piedi, grazie.
Dean  andato avanti e indietro sulle sue rotelle. Ooookay.
L'angolo della sua bocca si  sollevato all'improvviso. Stai per
sposarti.
La mano che pendeva al mio fianco era proprio all'altezza dei
suoi occhi. Per una volta avevo dimenticato il mio orgoglio di
smeraldo, tutti i suoi poteri magici e trasformativi. Ho steso le dita
e ho abbassato lo sguardo, come fanno sempre le donne quando
qualcuno se ne accorge e chiede. L'emozione risale cos in fretta
che  come se ogni volta fosse la prima. L'anello avrebbe potuto
anche essere un insetto morto per come l'ho guardato. Tra tre
settimane.
Congratulazioni.
Mi sono infilata le mani nelle tasche posteriori. Puoi arrivare
al punto e basta, Dean?
Tif, onestamente...
A dire il vero adesso mi faccio chiamare Ani.
Dean ha sporto il labbro inferiore e ha ripetuto mentalmente il
nome. Come la fine di...
TifAni.
Lo ha capovolto per vedere come mi stava. Carino ha concluso.
Sono rimasta immobile per dimostrargli quanto poco m'importasse
della sua opinione. Il cielo ha rabbrividito e una goccia
di pioggia solitaria ha fatto una richiesta di urgenza sul naso di
Dean. Be', innanzitutto voglio scusarmi con te ha detto Dean.
Lo volevo fare da molto tempo. Ha mantenuto il contatto visivo
con me fin troppo intensamente, come gli aveva insegnato un
media coach,  cos che ci si scusa. Il modo in cui ti ho trattato il
sospiro che ha emesso ha vibrato sulle sue labbra carnose  stato
molto sbagliato e mi dispiace tanto.
Ho chiuso gli occhi. Li ho tenuti chiusi finch non ho generato
abbastanza potenza da mandare gi il dolore del ricordo. Ingoiato,
li ho riaperti. Ma non vuoi dirlo davanti alla telecamera.
Lo dir davanti alla telecamera ha detto Dean. Mi scuser
per le accuse ingiuste che ti ho rivolto. Quando ho detto che avevi
preso il fucile perch eri complice di Ben e Arthur. Ho aperto la
bocca, ma Dean ha alzato una mano, quella con la fede d'argento
che sorrideva intorno al suo anulare. Tif... Ani, voglio dire, puoi
decidere di crederci o no, ma all'epoca pensavo davvero che tu
fossi coinvolta. Pensa a come l'ho vista io. Tu arrivi di corsa e io so
che tu e Arthur siete amici e so quanto devi essere arrabbiata con
me e lui ti allunga il fucile e praticamente ti dice di finirmi e tu hai
teso la mano per prenderlo.
Ma ero terrorizzata. Lo stavo implorando di risparmiarmi. Lo
hai visto anche tu.
Lo so, ma per me era tutto confuso ha detto Dean. Avevo
perso molto sangue ed ero terrorizzato anch'io. Sapevo solo che
ti aveva allungato il fucile e tu avevi fatto per prenderlo. Quei
poliziotti, sono venuti da me cos sicuri che tu fossi coinvolta. Ero
solo confuso... e arrabbiato. Ha fatto girare le ruote della sedia a
rotelle, con un gesto carico di significato. Ero arrabbiato. Arthur
e Ben erano morti e tu eri ancora viva: potevo rivolgere la mia
rabbia contro di te.
Su questo l'avvocato Dan mi aveva in effetti messo in guardia.
Con i veri cattivi morti, tutti cercavano un capro espiatorio e io
sembravo la persona giusta.
Ho ricordato a Dean: Ma se io non avevo mai neanche conosciuto
Ben.
Lo so ha detto Dean. Io... quando ho avuto un po' di tempo
per riprendermi e per pensare, mi sono reso conto che non
avevi avuto niente a che fare con tutto questo.
E allora perch non ti sei fatto avanti e non l'hai detto? Sai
quante email piene d'odio ricevo tuttora? Dai tuoi fan. L'ultima
parola mi  uscita di bocca tremante di rabbia.
Perch ero arrabbiato ha detto Dean. Non c' nessun altro
motivo. Rabbia. E risentimento. Che tu ne fossi venuta fuori senza
danni.
Ho riso. Tutte quelle persone erano cos sicure che ne fossi
venuta fuori senza danni, e non posso rimproverare che me stessa
per aver allestito il pi grande spettacolo del mondo. Non proprio.
Dean mi ha guardata. Non era uno sguardo malizioso. Stava
semplicemente facendo la pi ovvia delle considerazioni. I miei
lussuosi vestiti casual. Il taglio di capelli da centocinquanta dollari.
Mi sembra che tu stia piuttosto bene.
Le gambe di Dean erano accostate a forma di V all'altezza delle
ginocchia. Mi sono chiesta se le sistema cos ogni mattina quando
si alza dal letto. Un'altra goccia di pioggia, pi bulbosa stavolta,
ha attraccato sulla mia fronte. E allora perch abbiamo bisogno
di privacy per dirci tutto questo? Aaron ha detto che volevi mettere
in chiaro le cose.
 cos ha confermato Dean. Lo dir davanti alla telecamera.
Spiegher che ero confuso e poi troppo arrabbiato per chiarire
la situazione. Mi scuser e tu mi perdonerai.
Ho ribollito. Ah s?
S ha detto Dean. Perch vuoi ripulire la tua reputazione. E
io posso fare questo per te.
E tu cosa ci ricavi?
Ani Dean ha allungato le dita, ho fatto una fortuna grazie
alla mia sfortuna.
Non molto dietro di lui c'era la Mercedes nera, l'autista con un
completo elegante che aspettava di accompagnarlo al suo prossimo
impegno. Sei una vera ispirazione, Dean.
Ehi ha ridacchiato, vuoi prendertela con me perch sono
riuscito a sfruttare il lato positivo della mia situazione?
Il sole  riaffiorato di nuovo. Ha trovato qualcosa, direi la comprensione,
e l'ha fatta esplodere di luce.
Immagino di no ho detto.
Anzi,  proprio una bella coincidenza. Dean si  piegato in
avanti, come se fosse emozionato di condividere con me quello
che stava per dire. Stavo lavorando al mio ultimo libro, che 
incentrato sul potere del chiedere perdono, ed ecco che arriva
questo progetto.
Mi sono irrigidita. Come se fosse scritto.
Dean ha riso rivolto alla sua inforcatura inutile. Sei acuta,
Ani. Lo sei sempre stata. Spero che tuo marito lo apprezzi. Ha
sospirato. Mia moglie  cos maledettamente stupida.
Fidanzato l'ho corretto.
Dean ha alzato le spalle, come se non contasse. E va bene.
Fidanzato. Ha lanciato nuovamente un'occhiata dietro di s,
per controllare che nessuno potesse sentirlo tranne me. Sar di
grande... impatto... per i miei fan un sorrisetto, a mio beneficio,
vederci trovare una qualche forma di rappacificazione. Ma credo
anche che le persone capiranno perch mi ci  voluto cos tanto
per arrivare a questo punto e perch fossi confuso all'inizio. Non
avevo intenzione di infangare il tuo buon nome, ero traumatizzato.
Adesso sono abbastanza uomo da ammetterlo. Ma... la, ah,
l'altra cosa. Per quella non esiste una giustificazione, vero? Si
 interrotto per un attimo, come se stesse decidendo se dirmi o
non dirmi quello che stava per dirmi. Mia moglie  incinta, lo
sapevi?
L'ho guardato con indifferenza.
Biologicamente mio. Ha alzato lo sguardo verso di me, socchiudendo
gli occhi sotto il cielo volubile.  incredibile quello
che possono fare oggi. La sua voce ha assunto un tono meravigliato.
Ci vuole soltanto un intervento chirurgico non invasivo,
un laboratorio e una piastra di Petri e voil, sono un padre
di famiglia, proprio quello che la mia comunit vuole per me.
E sono loro a pagarmi i conti, perci sono felice di farlo, anche se i
bambini... Ha fatto una faccia che io avevo fatto molte volte in
passato. Per un attimo si  limitato a studiare la strada, pensando
a come sarebbe stata la sua vita con un figlio che non avrebbe
mai potuto rincorrere, a cui non avrebbe mai potuto insegnare a
giocare a calcio. Si  schiarito la voce e mi ha guardato di nuovo.
Ma quell'altra faccenda. Non credo che ci passerebbero sopra.
No ho concordato.  piuttosto spregevole.
Questa  una richiesta di scuse privata. Dean ha inclinato la
testa. Ha osservato la mia espressione e ha aggiunto: Ed  una
richiesta di scuse. Mi dispiace molto per quella cosa.
Ho abbassato lo sguardo verso di lui. Ma voglio che tu risponda
a una domanda.
La mascella di Dean si  indurita di nuovo.
Voi ragazzi lo avevate programmato? Quella sera a casa tua?
Dean ha avuto il coraggio di fare la faccia offesa. Non eravamo
diabolici, Ani. No.  solo che... Ha guardato di nuovo la
strada sgombra e ha pensato a come metterla gi. C'era un po'
di competizione. Chi conquister la nuova arrivata? Ma quando
siamo andati in camera mia, non sapevo neanche che fosse successo
quello che era successo con Liam. L'ho scoperto soltanto il
giorno dopo.
Ho fatto un passo verso di lui, cos sconvolta che avrei voluto
scrollargli di dosso tutti gli altri segreti. Tu non sapevi di Liam?
Dean ha fatto una smorfia. Ma ascolta, sapevo di Peyton. Ma
io... io non sapevo, non pensavo che fosse una cosa brutta. Non lo
so ha alzato le spalle, quello per me non era sesso. Non capivo
come quello che era successo con Peyton e con me potesse essere
una cosa brutta. Senza guardarmi, ha aggiunto in fretta: Ma
adesso s.
Il sole ci  scoppiato di nuovo addosso, una sferzata veloce
prima di guizzare dietro una nuvola imbronciata. Che cosa sai
adesso?
Dean ha corrugato la fronte, come se io fossi un'insegnante che
gli aveva fatto una domanda difficile e lui volesse dare la risposta
giusta. Che  stato sbagliato.
No. Gli ho puntato il dito contro, una diagonale rivolta verso
il basso. Voglio che tu lo dica. Che cosa  stato. Se devo far
finta di niente, mi merito di sentire uno di voi che finalmente chiama
le cose con il proprio nome. Dimmi che cosa mi avete fatto.
Dean ha sospirato e soppesato la mia richiesta. Dopo un attimo
ha ammesso: Quello che ti abbiamo fatto...  stato uno stupro,
okay?.
La parola mi ha lacerato lo stomaco come un cancro. Un attacco
terroristico. Un disastro aereo. Tutte le cose che mi terrorizzano
mi accadranno perch mezza vita fa sono sfuggita alle mani di
Arthur. Ma ho scosso comunque la testa. No. Questo linguaggio
che prende le distanze non mi sta bene.  stato uno stupro,
conosco questi trucchetti. Voglio che tu dica quello che mi avete
fatto. Che tutti voi mi avete fatto.
Dean ha studiato il terreno. La piega sulla sua fronte si  attenuata
mentre le resistenze svanivano del tutto dal suo viso. Ti
abbiamo stuprata.
Ho sfregato le labbra, ho sentito un sapore deliziosamente metallico.
Sembrava impossibile, ma quel momento mi  sembrato
pi dolce di quando Luke mi aveva chiesto di sposarlo. E quella
sera a casa di Olivia...
Dean mi ha interrotto con un cenno rassegnato del capo. Lo
so. Ti ho picchiato. Non c' giustificazione per questo. Per niente
di tutto questo. So solo che mi ero sentito ingannato. Illuso da
te. E questo mi aveva fatto infuriare. Era come se fossi accecato
dalla rabbia. Sono ancora cos grato che il padre di Olivia abbia
interrotto tutto, oppure non so cosa... Si  bloccato, perch le
gocce di pioggia hanno fatto spostare la troupe dal posto in cui
stava aspettando.
Ehi! Ragazzi? ha gridato Aaron. Se vogliamo girare, bisogna
sbrigarsi.
Siamo riusciti a girare qualche attimo prima che il cielo si sfogasse.
Mi sono svenduta? Io non la vedo cos. Ma solo perch
c' ancora qualcosa che ho tenuto per me stessa in tutti questi
anni, un motivo per giudicare Dean un po' meno severamente.
Posso chiedermi cosa avrei detto se Arthur fosse venuto da me
e mi avesse proposto di far parte del suo piano, ma non mi chiedo
altrettanto spesso cosa sarebbe potuto accadere se Arthur mi
avesse passato davvero quel fucile. Perch se ci avessi messo le
mani sopra, credo che avrei potuto benissimo far saltare l'uccello
a quel figlio di puttana. Arthur sarebbe venuto per secondo.

Capitolo 16.

Sul mio portachiavi ci sono due chiavi pi un pass del New
York Sports Club, anche se non sono pi iscritta dal 2009. Ci
significa che ho il cinquanta per cento di possibilit di infilare la
chiave giusta nella porta. Non riesco a ricordare di aver mai infilato
quella giusta.
Luke pensa che sia carino. Dice che gli d il segnale che sono
a casa. Cos posso uscire dalle finestre dei porno scherza. Ho
visto i porno che guarda Luke: una ragazza con enormi tette finte
che grida s, s, s, cos, un idiota muscoloso che se la scopa, e a me
sembra divertente come la dichiarazione dei redditi. Luke pensa
che non mi piaccia il porno, ma semplicemente non mi piacciono
i suoi porno. Devo vedere qualcuno che prova dolore. Il dolore 
bello. Il dolore non pu essere simulato.
Ho aperto la porta con un piede. Ciao.
Ciao ha detto Luke dal divano, sorridendo mentre mi guardava
battagliare. Mi sei mancata.
La porta ha sbattuto dietro di me e ho appoggiato a terra le valigie.
Luke ha spalancato le braccia. Posso avere un abbraccio?
Le parole Posso avere un po' d'aiuto? mi sono rimaste, brusche,
sulla punta della lingua. La decisione di non pronunciarle ha
richiesto una certa forza.
Sono andata verso di lui e mi sono accoccolata sulle sue ginocchia.
Ahhh ha detto lui. Stai bene, piccola?
Ho nascosto la faccia contro il suo collo. Dal suo odore si capiva
che aveva bisogno di una doccia, ma mi  sempre piaciuto
un po' sporco. Alcune persone hanno un buon odore naturale e
Luke era una di queste. Ovviamente. Sono esausta ho detto.
Cosa posso fare per te? ha chiesto Luke. Come posso aiutarti?
Ho fame ho detto. Ma non voglio mangiare.
Piccola, sei fantastica.
No ho detto. Non  vero.
Ehi. Luke mi ha infilato le dita sotto il mento, alzandomi
la testa in modo che lo guardassi negli occhi. Sei la ragazza pi
bella che abbia mai visto e sarai la sposa pi bella di tutte. Un
cheeseburger non cambier le cose. Non ci riuscirebbero neanche
un milione di cheeseburger.
Adesso era il momento di chiederglielo. Lo avevo beccato in
un momento di infatuazione per Ani, una rarit ormai. Ma prima
che ne avessi l'occasione, l'espressione di Luke si  fatta seria.
Allora ha detto. Ti devo parlare di una cosa.
Era come se mi trovassi sulle montagne russe nel momento
esatto in cui la vettura aveva superato la sommit e si era tuffata
verso terra. Il cambiamento nella forza mi ha rimescolato tutti gli
organi, la parte bassa dello stomaco mi pulsava come se il cuore
fosse precipitato laggi. Che mamma avesse ragione?
 arrivata l'offerta dall'ufficio di Londra ha detto Luke.
Ho ripetuto mentalmente ci che aveva detto, cercando di
adattarmi, cercando di identificare l'emozione che mi rimbalzava
dai reni, al fegato e al cuore in caduta libera. Era delusione? Sollievo?
Rassegnazione? Ah ho detto. Ah ho ripetuto, inciampando
in qualcosa che assomigliava alla curiosit. Quando?
Vogliono che ci trasferiamo durante le vacanze. In modo che
io possa essere l per l'inizio dell'anno nuovo.
Mi sono allontanata da lui, spostando il peso in un modo che
gli ha fatto fare una smorfia. Si  mosso sotto di me, cercando di
rimettersi comodo. Gli hai gi detto di s?
No ha risposto Luke. Ma certo che no. Ho detto che dovevo
parlare prima con te.
Entro quando devi confermare?
Luke ha aggrottato la fronte mentre ci pensava su. Credo che
dovr fargli sapere qualcosa pi o meno entro una settimana.
I legamenti delle gambe di Luke si sono contratti sotto di me,
preparandosi al mio crollo nervoso. All'improvviso mi sono resa
conto del potere che avevo se fossi riuscita a mantenere la calma.
Significava accettare una decisione che mi rendeva triste, ma
l'altra opzione mi faceva paura e io ero davvero stanca di avere
paura. Devo parlare con LoLo ho detto, immaginandomi la riunione
nel suo ufficio, la sua faccia chimicamente calma incapace
di far trapelare che pensava stessi commettendo un errore madornale.
Magari riuscir a mettermi in contatto con qualcuno per un
lavoro nella redazione inglese della rivista.
Luke ha sorriso, sorpreso. Sono sicuro che lo farebbe volentieri.
Ha aggiunto generosamente: Ti adora.
Ho annuito, tutta arrendevole Ani. Giocherellando con un
bottone della sua camicia ho detto: A dire il vero devo parlarti
anch'io di una cosa.
Le sopracciglia dorate di Luke si sono aggrottate.
La societ di produzione vuole filmare il matrimonio. Ho
aggiunto in fretta la parte seguente prima che Luke potesse interrompermi
e obiettare. La mia storia li ha toccati moltissimo ed 
geniale perch fondamentalmente si sono offerti anche di fare le
riprese e di realizzare un video del matrimonio. Gratis. Se capita,
i rampolli delle famiglie bianche protestanti di origini inglesi
vanno pazzi per gli omaggi.
Aaron mi aveva avvicinato dopo che Dean si era spostato su
per la rampa per poi salire nello spazio apposito per la sedia a
rotelle della sua macchina personale. Ero stata cos coraggiosa.
Cos impavida. Mi ero fatta piccola piccola mentre lui metteva
in fila tutti gli elogi. Stai emergendo davvero come una sorta di
eroina tragica aveva detto Aaron. Penso che potrebbe risultare
estremamente potente terminare il documentario con il tuo matrimonio.
Il tuo: e vissero felici e contenti. Cos meritato.
Non avevo detto di no. Quello era il finale facile.
Mi sono resa conto che dovevo aver detto ad Aaron che avrei
parlato della sua idea con Luke nello stesso momento in cui Luke
diceva ai soci che avrebbe parlato di Londra con me: entrambi
volevamo qualcosa che solo l'altro poteva rendere possibile. Mi
sono chiesta se Luke fosse uscito dalla sua riunione a passo svelto,
immaginando l'appartamento moderno e lucido che la societ ci
avrebbe messo a disposizione, ignorando la possibile guastafeste
della situazione, io. Non sar un problema convincerla, probabilmente
aveva pensato, come pensa qualcuno la cui vita  stata un
unico circuito di passa-dal-via-e-prendi-duecento-dollari.
Il mio incontro con Aaron si era concluso in modo molto diverso.
Per reagire avevo aspettato di essere da sola nella Jeep. La
nostra Jeep, avevo ricordato cupamente a me stessa. Stringevo il
volante cos forte che avevo battuto i denti e poi ero crollata sulla
plancia, piangendo la mia rassegnazione sulla pelle che odorava
leggermente di carogna, come se uno degli amici di Luke ci avesse
versato della birra molto tempo prima e non si fosse mai disturbato
a pulire.
Luke si  grattato un pelo incarnito sul collo. Gratis?
La sua voce tradiva una certa arrendevolezza e, per un attimo,
si  insinuato il rimorso dell'acquirente. Perch non lasciargli dire
no e basta? Perch non litigare, urlare e dire: Non ce la faccio,
ma stavolta sul serio? Ho parlato ad alta voce, sopra quella possibilit.
Gratis. E sai che faranno un buon lavoro. Un ottimo
lavoro.
Luke ha fissato la parete bianca spoglia sopra la tiv, mentre
rifletteva. Era un po' che volevo andare al mercatino delle pulci
di Brooklyn, trovare qualcosa di eccentrico e appendercelo. 
solo che odio l'idea che il nostro matrimonio compaia in quel documentario.
Saranno solo pochi minuti alla fine, davvero ho detto, la bugia
era pronta e in attesa. Potremo dire la nostra sul montaggio
finale.
Luke ha mosso la testa su e gi, pensandoci. E tu ti fidi di
loro?
Ho annuito e almeno stavolta ci credevo veramente. Aaron mi
aveva sorpreso dopo che avevo deciso di smettere di disprezzarlo.
S. Mi fido davvero.
Luke ha rovesciato la testa all'indietro e il divano di pelle marrone
si  raggrinzito sotto il peso del suo cranio. Quei divani ce li
avevano comprati i suoi genitori. Ero passata dal condividere un
futon macchiato di Coca Light e grasso di pizza con Nell a quei
divani soffici come il burro, come aveva detto mamma la prima
volta che era venuta a trovarci, passando le mani con la french
manicure lungo la loro pelle cremosa. Qualche volta la transizione
sembrava troppo, troppo veloce. Non c'era stato un intermezzo e
sembrava ingiusto che lo avessi saltato. Come se in seguito potessi
essere punita per questo.
Luke. Ho lasciato uscire le lacrime che avevo costruito da
quando avevo imboccato la West Side Highway, disorientata dal
panico improvviso che il posto verso cui mi stavo dirigendo non
fosse pi casa che cresceva a dismisura via via che il West Village
diventava Tribeca. Questo fine settimana  stato importante per
molti versi. Per la prima volta sento davvero che sono tutti dalla
mia parte. Dean  dalla mia parte. Ho visto Dean. Penso che vogliano...
Hai visto Dean? La testa di Luke  scattata. Ho fissato il
divano, il modo in cui conservava l'impronta netta del suo cranio.
Pensavo che non avessi previsto di parlare di quello che 
successo con lui. Luke si  portato il pollice alla bocca e se lo 
mangiucchiato rabbiosamente. Lo sapevo che quei produttori ti
avrebbero manipolato. Si  asciugato la saliva sulla camicia e si 
colpito forte la coscia con un pugno stretto. Lo sapevo che sarei
dovuto venire con te.
Un fremito, elettrico e folle, mi si  scatenato lungo tutta la
spina dorsale. Mai in vita mia avevo pensato che avrei sentito il
bisogno di difendere Dean Barton. Ho visto Dean perch volevo
vedere Dean ho sbottato. E calmati. Non abbiamo parlato dello
stupro.
La parola ha fatto raggelare Luke. Non l'avevo mai pronunciata
ad alta voce. Davanti a nessuno.
La sua versione  cambiata ho detto, affrettandomi a riempire
il silenzio imbarazzante, che mi confermava ci che avevo
sempre sospettato di Luke: lui non pensa che sia stato uno stupro.
Pensa che si sia trattato di uno sfortunato incidente, una cosa
che succede quando dei ragazzini arrapati si ritrovano insieme
e bevono troppo. Non pensa pi che io abbia avuto qualcosa a
che fare con la strage. Ricordandomi della foto che avevo promesso
di restituire alla signora Finnerman, ho spostato le gambe
sul bracciolo del divano e mi sono alzata, andando verso la libreria
nell'angolo. Mi sono accovacciata davanti all'ultimo ripiano
cercando la cartellina in cui conservavo tutto ci che riguardava
la Bradley: ritagli di giornale, biglietti delle commemorazioni, la
foto di Arthur e suo padre che ridono davanti allo scialbo oceano
del Jersey, con le conchiglie color pastello a circondare il ricordo.
Ha detto cos? mi ha chiesto Luke dietro di me.
Io ho scosso la cartellina, cercando di individuare la fotografia.
Lo ha detto a me. E si  scusato per averlo sostenuto in passato.
Davanti alla telecamera.
Luke ha sbirciato oltre il ripiano del tavolino per vedere cosa
stessi facendo. Cosa stai cercando?
Quella fotografia ho detto. Di Arthur con suo padre. Ho promesso
alla signora Finnerman che gliel'avrei restituita. Ho rovesciato
a terra tutto il contenuto della cartellina. Qui non c'. Ho
frugato ancora una volta tra tutto il materiale. Ma dove cazzo ?
Probabilmente l'hai spostata e te ne sei dimenticata ha detto
Luke, improvvisamente ansioso di aiutarmi. Salter fuori.
No. Non l'avrei mai spostata. Ho incrociato le gambe sul
parquet e sono rimasta l.
Ehi. Luke si  alzato dal divano ed ecco quel suono, come
staccare un adesivo da un foglio. Ho sentito la sua mano sulla mia
schiena e poi era a terra accanto a me, a raccogliere il contenuto
della cartellina. Salter fuori. Succede sempre che trovi le cose
quando non le stai cercando.
L'ho guardato mentre metteva ordinatamente via la mia tragedia.
La preoccupazione sul suo viso mi ha dato il coraggio di provarci
ancora una volta. Aaron capisce quanto potrebbero essere
invadenti le telecamere. Sembrer davvero che stiano facendo
delle riprese per il filmino del matrimonio.
Luke ha chiuso la cartellina.  solo che non voglio, tipo,
un'intera troupe al nostro matrimonio.
Ho scosso la testa e ho alzato due dita. Questo, hanno bisogno
soltanto di questo.
Due tizi?
Ho detto loro la stessa cosa. Vedi, Luke, la pensiamo nello
stesso modo. Me lo hanno promesso. Due. Nessuno noter la
differenza tra loro e un normale fotografo. Ho omesso che tutti
gli invitati avrebbero dovuto firmare una liberatoria. Dovevo solo
fargli dire s.
Luke ha soppesato la maggior parte delle prove sul suo grembo.
Questo ti render felice?
Avevo di nuovo bisogno di lacrime, quel tanto che bastava per
avere gli occhi lucidi. Niente segni sulle guance, quello sarebbe
stato strafare. Mi render davvero felice ho gracchiato.
Luke ha abbassato la testa e ha sospirato. E allora dobbiamo
farlo.
Gli ho stretto le braccia intorno al collo. E ora voglio un
cheeseburger.
Era la cosa giusta, carina e proprio da Ani da dire, perch Luke
 scoppiato a ridere.
Sei ridicola ha detto Nell quando sono entrata nel salone di
Sally Hershberger a downtown. Mangia qualcosa, cazzo.
Ho scelto di prenderla come una battuta e ho fatto una piccola
piroetta per Nell, ma lei ha afferrato una rivista stropicciata dalla
pila sul tavolino e ha lanciato un'occhiataccia a Blake Lively in
copertina. Mi sono seduta accanto a lei in sala d'attesa, ferita. La
modella prepubere dietro il bancone della reception ci ha chiesto
se volevamo un caff. Un latte macchiato ho detto.
Scremato? ha chiesto.
Intero.
Non conta comunque come cibo ha bofonchiato Nell.
Il mio parrucchiere si  materializzato davanti a noi. Oh,
mio Diooooo. Ruben si  portato le mani al viso come Macaulay
Culkin in Mamma, ho perso l'aereo. Tu hai gli zigomi!
Non la incoraggiare. Nell ha girato una pagina di W con
tanta forza che l'ha staccata per met dalla rivista. Io e Nell non
parlavamo di queste cose. Per niente.
Oh, ma per favore. Ruben l'ha scacciata con un cenno della
mano.  il suo matrimonio. Cosa vuoi, che all'altare ci vada una
fottuta orca? Mi ha porto la mano. Vieni, bellezza.
Ruben ha detto che mi sarei dovuta fare un taglio alla Brigitte
Bardot adesso che avevo il viso cos sottile. Alle ciccione non
si pu fare. Mi ha rigirato i capelli in nodi bagnati su tutta la
testa. Le fa sembrare solo pi grasse. Ruben non mi aveva mai
proposto un taglio alla Brigitte Bardot prima che arrivassi sotto i
quarantasette chili.
Mamma aveva detto che non sapeva proprio perch mi prendessi
la briga di farmi fare i capelli a New York, visto che l'umidit
me li avrebbe rovinati non appena avessi messo piede a Nantucket.
L'ho detto a Ruben e lui ha sbuffato. Tua madre non
capisce niente di niente.
Luke era gi partito per Nantucket, ma io non avevo la stessa
libert al Women's Magazine. Quando avevo chiesto di poter
prendere il venerd in aggiunta alle due settimane che mi servivano
per la luna di miele, la caporedattrice si era rifiutata. Ma LoLo
era intervenuta e me lo aveva permesso. Approvava la mia scelta
per la luna di miele: otto giorni alle Maldive e tre a Parigi. Non
le avevo ancora detto di Londra, anche se Luke aveva gi dato la
risposta ai soci, ed era un s.
Fantastico aveva detto lei. E le Maldive stanno sprofondando,
sai. Perci corri, corri, prima che sia troppo tardi.
Ruben aveva una testa pelata e abbronzata e occhiali che gli
scivolavano sulla punta del naso elegante. Non se li spingeva mai
su, come aveva l'abitudine di fare Arthur. Si limitava a strizzare gli
occhi oltre il loro bordo di tartaruga mentre imboccava un po' alla
volta i miei capelli con la sua spazzola rotonda, facendoli girare e
avvolgere in fondo finch le punte non filavano come nastri vivaci
che chiudevano un regalo di Natale.
Nell ha lanciato un'occhiata al suo orologio. Venti minuti prima
mi aveva raggiunta a passo lento con il mio latte macchiato,
allungandomelo con un sorriso storto di scuse. Immagino che
avesse capito che sarei andata avanti comunque e non aveva senso
continuare a punirmi. Sono quasi le undici ha detto. Il nostro
volo partiva dal JFK alle 14,00 e dovevamo ancora tornare a casa
mia a prendere i miei bagagli.
Ruben mi ha applicato un prodotto sui capelli, mi ha tolto la
vestaglia nera e mi ha piantato un bacio rumoroso sulla testa. Voglio
le foto ha detto. Sarai una sposa bellissima. Si  messo una
mano sul cuore e l'ho visto commuoversi nello specchio. Ah!
ha sospirato. Una sposa bellissima.
Io e Nell ci siamo precipitate nel mio appartamento, scuotendo
le gocce dai soprabiti e dagli ombrelli. Aveva iniziato a piovere
mentre andavamo verso downtown e prendere un taxi adesso sarebbe
diventato pi difficile.
Dico sul serio ha detto Nell. Dobbiamo andare.
Io stavo frugando in frigo, per buttare tutto quello che sarebbe
andato a male nelle due settimane successive.
Lo so ho detto io. Ma devo buttare questa roba. Non posso
tornare e trovare la casa puzzolente. L'idea mi fa impazzire.
Dov' il vano spazzatura? Nell mi ha tolto il sacchetto dalle
mani. Ho capito. Tu prendi tutto.
La porta si  richiusa sbattendo dietro di lei e io sono rimasta
da sola. Mi sono inginocchiata e ho iniziato a cercare tra i detersivi
che teniamo nell'armadietto sotto il lavandino. Ho trovato una
scatola di sacchetti della spazzatura nuovi e l'ho tirata fuori. Una
fila di contenitori si  spostata e qualcosa  caduto, sbatacchiando
mentre girava. L'oggetto  stato un turbinio di schiuma del
mare verde solo fin quando non ha scoppiettato,  rimasto senza
carburante, e si  fermato in silenzio su un fianco. L'ho preso tra
le dita e l'ho studiato, chiedendomi quanto tempo avevo prima
che Nell ritornasse e mi trovasse a terra, tremante come un cane
bagnato.
La prima volta che ho sentito parlare di Ani  stato in una
email che mio fratello mi ha mandato il 6 novembre 2011. Il
discorso che Garret teneva in mano ha fluttuato mentre lo avvicinava
al viso per leggere meglio.
Porto a casa una ragazza per la Festa del Ringraziamento
diceva. Si chiama Ani e si pronuncia Ah-nii'. Non Annie'. Se lo
sbagli ti ammazzo.
La sala ha vibrato per una risata compiaciuta. Oh, i ragazzi
Harrison.
Garret ha alzato lo sguardo dal foglio che teneva tra le mani.
Credo che il segno che due persone sono fatte l'una per l'altra 
quando si vede che insieme sono migliori che da sole.
Un mormorio di assenso.
Ani  una delle ragazze pi dolci che io abbia mai conosciuto
ma, diciamocelo,  un po' matta. A questo punto c' stata una
risata vigorosa, che avrebbe dovuto sorprendermi un po' meno.
Non era quella la personalit che avevo meticolosamente costruito
per Luke? Amabilmente stramba? Quei raggi affilati come un
rasoio che di tanto in tanto tagliavano erano l'elemento che lo
teneva sempre all'erta, il piccolo bonus extra. E so che  questo
che mio fratello ama di lei. Come tutti noi.
Ho guardato Nell. Lei ha mimato con la bocca: La ragazza
pi dolce che abbia mai conosciuto? e ha alzato gli occhi al cielo.
Ho spostato di nuovo lo sguardo sul mio futuro cognato sperando
che non lo avesse notato nessun altro.
 mio fratello. Garret ha riso e anche i presenti. Sapevano
che si stava preparando a dire qualcosa di divertente. Be',
non molte persone possono stare dietro a mio fratello.  l'ultimo
ad andarsene dal locale e il primo sulla tavola da surf la mattina
dopo. Tu esci e lui sta gi cavalcando le onde da un'ora e vorr
stare un'ora in pi rispetto a te e tu penserai: Bello, mi hai fatto
bere tu quello shot di Jameson alle tre di notte, non ce la faccio
proprio. Garret si  coperto la fronte, come se avesse mal di
testa. Dio ti benedica perch riesci a sopportarlo, Ani (Annie),
scusami, Ani (Ah-nii). La lunga scia di risate adesso era a tutto
volume e, con uno sforzo erculeo, mi ci sono unita anch'io.
Garret ha aspettato pazientemente che la sala si placasse. Un
sorriso gli ha mangiato mezza faccia mentre continuava. Stava andando
bene. Ma questa  la cosa straordinaria di Luke e Ani.
Loro non si sopportano. Loro si amano incondizionatamente,
comprese le quantit inumane di energia e tutto il resto.
La mano di Luke ha trovato la mia, stretta in un artiglio, come
se mi si fossero paralizzate le ossa. Tutto il mio corpo ha scricchiolato
mentre si appoggiava la mia mano in grembo. Con l'altra, ho
rigirato la scoperta che avevo fatto nella nostra cucina. L'avevo
tenuta vicina fin da quando ero partita da New York, pensando a
cosa farci, a come usarla. Nell mi aveva assillato per tutto il viaggio.
Ges. Cosa c' che non va? Sai quanto odio volare avevo
detto al finestrino.
Mio fratello aveva bisogno di una persona come Ani. Qualcuno
che gli mostrasse cosa conta davvero in questa vita. Famiglia,
figli, stabilit. Mi ha guardato e ha sorriso. Lei  tutto questo.
Mi sono sfregata la guancia sulla spalla, ancora una volta un
prurito inesistente.
E a quel punto Ani aveva bisogno di qualcuno come mio fratello.
Qualcuno che fosse la sua roccia. Qualcuno che la calma
quando inizia a girare c' stata un'enfasi forte, quasi ostile, su
questa parola e un occhiolino d'intesa a Luke, a vuoto, perdendo
il controllo. Quando inizia a girare. Mi sono sentita come se fossi
fuori dal mio corpo mentre capivo, con una chiarezza dolorosa,
che Luke si prendeva gioco di me, del mio terrore rabbioso, delle
mie stupide fobie conquistate a fatica, davanti alle birre con suo
fratello e i suoi amici. Mi sono resa conto che lo sentivo parlare,
stava dicendo:  ridicola, e quell'esposizione cruda e spietata
mi ha fatto male dappertutto.
Sono cos emozionato all'idea di vedere dove li porter la
vita ha detto Garret, la gioia modulata nella sua voce che cozzava
contro la mia improvvisa decisione, definitiva e terrorizzante.
Be', e di scroccare il loro meraviglioso appartamento
londinese. Sono tutti scoppiati a ridere. E, Ani, quando sar
ora di un nuovo piccolo Harrison, almeno sappiamo che Luke
conosce molto bene la sete delle tre di notte, altra risata e bile
che mi gorgogliava in gola. Me la sono schiarita e ho alzato il calice
con Garret e tutti gli altri. A chi  migliore insieme che da
solo.
A chi  migliore insieme che da solo. Anche la mia voce faceva
parte di questo coro. I bicchieri hanno tintinnato, il suono una
campana delicata, no! no! no! Mi sono scolata il mio champagne,
tutto, anche i grumi arrabbiati in superficie.
Luke si  abbassato per baciarmi. Mi rendi cos felice, piccola.
Mi sono aggrappata al mio sorriso con tutta la mia forza.
Qualcuno ha dato un colpetto a Luke sulla spalla e lui si 
girato e ha iniziato a chiacchierare della luna di miele. Io ho appoggiato
una mano sul suo ginocchio - che strano, quella sarebbe
stata l'ultima volta che avrei potuto toccarlo in quel modo - e ho
detto: Vado un attimo in bagno.
Ho guardato la sala, i convenevoli vivaci tra gli invitati. Buonasera,
salve, buonasera. Sei splendida! Grazie! Auguri!
Grazie! Buonasera, salve, buonasera. Che delizia vederti.
Che delizia. Quando avevo iniziato a usare quella parola
tremenda?
La wedding planner aveva indicato un piccolo bagno sul retro
del Topper's, il ristorante che ci faceva pagare trentamila dollari
per la cena prenuziale. Di solito  solo per lo staff aveva detto.
Ma tu e Luke usatelo pure tranquillamente stasera se avete bisogno
di un po' di privacy. Mi aveva strizzato l'occhio e io l'avevo
fissata inorridita.
Ho chiuso la porta dietro di me. Non c'era un lampadario, solo
una piccola lampada di porcellana sul ripiano, la luce che filtrava
dal paralume dorata e sognante, come se stessi recitando una parte
in un vecchio film. Ho abbassato la tavoletta con cautela, senza
fare rumore, come una panca in chiesa. Mi sono seduta, la gonna
del mio vestito Milly taglia trentasei che raccoglieva il DNA di tutte
le spose che ci si erano sedute prima di me. Non sarei stata mai
pi abbastanza magra da rimettermelo.
La mia clutch di Bottega Veneta ha fatto un rumore simile allo
schiocco di un bacio quando l'ho aperta. Ci ho frugato dentro
finch non ho trovato la conchiglia verde, scanalata e sbiadita tra
le mie dita.
 passato un po' di tempo prima che qualcuno bussasse alla
porta. Ho sospirato e mi sono alzata - Si va in scena, pronta?
- aprendola quel tanto che bastava per rivelare gli occhi, il naso e la
bocca di Nell. Fuori c'era una luce completamente diversa.
Lei mi ha sorriso e gli angoli della sua bocca sono scomparsi
dalla cornice stretta. Che fai?
Non ho detto niente. Nell ha allungato la mano attraverso la
porta e mi ha asciugato una lacrima nera.
Ma che storia era? ha detto. Sei la ragazza pi dolce che
Garret abbia mai conosciuto? Ma qualcuno dei presenti ti ha mai
conosciuto veramente?
Sono scoppiata a ridere. Una di quelle terribili risate mischiate
al pianto che ti scuotono tutto il petto.
Cosa vuoi fare? ha chiesto Nell.
Mi ha ascoltato pazientemente mentre glielo dicevo, poi ha fatto
un fischio. Mi sa che ci aspetta una valanga di merda.
Nantucket  caratterizzata dall'inversione termica, che si verifica
quando l'aria fredda resta intrappolata sotto quella calda.
 questo che crea la nebbia onnipresente, la Grigia Signora, che
copre l'isola, anche in un giorno terso quando non c' neanche
una nuvola in cielo.
Ovviamente capisci che  un giorno terso solo quando il traghetto
ne attraversa la spessa coltre. Guardi avanti e vedi l'azzurro
sospeso sulla terra, nitido e chiaro come uno screensaver su uno
schermo di proiezione, poi ti guardi indietro e c' solo un muro di
foschia confusa. Era tutta dietro di me quando Nell  comparsa al
mio fianco e mi ha cacciato in mano una birra fredda.
Credo che l'autonoleggio sia a due passi dall'approdo del traghetto
ha detto.
La birra ha borbogliato nel collo della bottiglia. S. Mi sono
pulita la bocca con il dorso della mano.  proprio l.
E sei sicura di non voler prendere l'aereo?
In questo momento non riuscirei a stare dentro a un aereo
ho detto.
Nell si  appoggiata di schiena al corrimano del traghetto. Allora,
quando hai intenzione di chiedermelo?
Mi sono fatta schermo con la mano e l'ho studiata. Chiederti
cosa?
Se puoi venire a stare da me, mentre ti rimetti in piedi. Ha
sorriso. Sullo sfondo grigio i suoi denti erano cos brillanti che
sembravano la cosa pi vicina all'invisibile.  come il 2007, la
vendetta. Solo che stavolta non avremo i topi.
Mi sono scaldata la spalla contro la sua. Non sai quanto mi fa
piacere.
Nell aveva fatto quello che le avevo chiesto di fare all'ingresso
del bagno e, qualche minuto dopo, Luke aveva scostato la porta
con la punta del suo mocassino Prada. Ani? Stai bene? Non riesco
a trovare Kimberly e la musica della presentazione non ...
Tutto nella sua faccia era diventato scuro e diverso quando
aveva visto la conchiglia stretta tra le mie dita. Non avevo neanche
aspettato che chiudesse la porta prima di chiedere: Cos'hai fatto
con quella foto di Arthur e suo padre?.
Luke si era girato e aveva chiuso la porta dietro di s, lentamente,
come se volesse ritardare a tutti i costi ci che stava per
succedere. Non volevo turbarti ancora di pi.
Luke, dimmelo adesso oppure io...
Okay. Aveva alzato le mani. Okay.
John ha comprato della coca quando  stato a New York quel
fine settimana. Gli ho detto che era una stupidaggine. Sai cosa
penso di quella roba. Luke mi aveva lanciato un'occhiata molto
eloquente, come se la sua posizione intransigente sulle droghe potesse
in qualche modo assolverlo da qualunque cosa avesse fatto.
Anche la sua fidanzata la voleva. Quando siamo tornati a casa,
gli serviva una foto per farlo. Non so come funziona quella roba,
ma lui ha detto che lo fanno sempre su uno specchio o la cornice
di una foto.
E tu gli hai dato la foto di Arthur e suo padre?
Non volevo dargli una foto di noi due! aveva detto Luke,
come se avesse solo due opzioni, come se in giro per la casa non
avessimo un milione di foto dei nostri amici fastidiosamente fotogenici.
Che cosa le  successo?
Qualcuno l'ha fatta cadere. Luke aveva mimato il misfatto,
agitando la mano in aria. Si  rotta e l'ho buttata.
Avevo studiato la sua faccia alla ricerca di una traccia di rimorso.
Anche la foto?
Se avessi visto la foto senza quella stupida cornice avresti capito
che era successo qualcosa. Sei... sei cos sensibile per queste
cose. Ti arrabbi cos tanto. Luke si era portato le mani al petto,
come se dovesse proteggersi da me. Ho semplicemente pensato
che fosse meglio. E meglio per te. Andare avanti. E comunque
perch dovresti voler rimanere attaccata a una cosa del genere?
Aveva rabbrividito.  inquietante, Ani.
Avevo stretto la conchiglia in grembo, delicatamente, come si
farebbe con un uccellino ferito. Non ti credo.
Luke si era inginocchiato davanti a me, proprio come aveva
fatto il giorno in cui mi aveva chiesto di sposarlo, il giorno che
ero cos sicura fosse stato il pi felice della mia vita. Mi ero tirata
indietro quando aveva cercato di asciugarmi i segni del mascara
dalle guance. Mi dispiace, Ani. Anche con questo era riuscito
a far s che sembrasse lui la vittima, san Luke che doveva sopportare
le mie rotazioni, la mia pazzia, la mia macabra nevrosi. Ma
ti prego. Facciamo in modo che questo non rovini la serata.
All'esterno uno degli amici di Luke aveva gridato a un altro
amico che era un frocetto del cazzo. Io avevo stretto la conchiglia
come se fosse una pallina antistress. L'avevo stretta cos forte
che avevo sentito un crac. Non sar questo a rovinare la serata.
Gli avevo permesso di asciugarmi una lacrima, l'ultima volta in
assoluto che mi avrebbe toccato. Poi gli avevo detto cosa sarebbe
stato.

Capitolo 17.

S, era stato un casino. La famiglia Harrison, i miei genitori,
Nell, Luke, tutti stretti in un grumo di alleanze variabili, che lottavano
per il miglior interesse individuale. Alla fine si era deciso
che Nell avrebbe chiamato un taxi, mi avrebbe riportato a casa
degli Harrison, dove avrei potuto raccogliere le mie cose prima
che il resto della famiglia tornasse a casa, e avremmo preso una
camera in albergo, per poi andarcene immediatamente la mattina
dopo. La faccia della signora Harrison era uno strano miscuglio di
rabbia e compassione mentre discuteva di questa organizzazione
con me, con un tono molto pragmatico, a suo merito.
Mamma non riusciva neanche a guardarmi.
D'ora in poi avrei passato il Giorno del Ringraziamento e Natale
a casa FaNelli. Con lo stesso albero finto coperto di neve che
mamma appoggiava al muro tutti gli anni, decorato con fili di
lucine fucsia e nient'altro. L'unica cosa da bere era una bottiglia di
Yellow Tail Shiraz acidulo. Ero preparata a tutto questo, davvero.
Non ricordo il viaggio in macchina verso casa degli Harrison.
I bagagli. Il check-in nell'albergo a tre stelle accanto all'imbarco
del traghetto. Una delle pillole di Nell aveva spazzato via tutto.
Mezzanotte era passata da un pezzo quando abbiamo aperto
la porta della nostra stanza matrimoniale. La mia pancia si  inarcata
in un impressionante piegamento all'indietro e ho trovato il
telefono. Confusamente ho composto il numero del servizio in
camera. Buonasera mi ha schernito la segreteria telefonica. Il
servizio in camera  disponibile dalle otto alle ventitr. La colazione
compresa nel prezzo verr servita dalle...
 chiuso. Ho cercato di sbattere la cornetta sul ricevitore,
ma l'ho mancato. Si  schiantato a terra, risoluto e duro come un
corpo morto. Ho tanta fame! ho frignato.
E va bene, svitata. Sembrava che Nell si muovesse come
se fosse sui pattini. Armoniosa, aggraziata e determinata. Era al
telefono con la reception e stava facendo una richiesta solenne.
Poi stava ordinando toast al formaggio, filetti di pollo impanati,
patatine fritte, gelati biscotto. Ho mangiato tutto. Credo che
stessi ancora masticando una patatina quando mi sono appisolata.
Il sonno era un liquido da cui tiravo fuori la testa nel corso della
notte, boccheggiando in cerca d'aria finch la pillola di Nell non
mi spingeva di nuovo sotto. Ma ho dormito. Ho dormito.
Ho incasinato la trama della mia storia anche nel documentario.
Pi o meno un mese dopo aver preso la decisione di cui mi
sarei pentita vita natural durante (parole di mamma), ho incontrato
Aaron e il suo cameraman in una piccola sala di registrazione
poche strade a est rispetto al Rockefeller Center.
Avevo anche un nuovo lavoro. Ero la responsabile approfondimenti
della rivista Glow. Era un ruolo importante, ma la rivista
non aveva neanche la met del peso del Women's Magazine.
Certamente non aveva il prestigio del New York Times Magazine.
LoLo mi aveva ricordato che mancava poco al passaggio, non
riusciva a credere che stessi rinunciando proprio adesso.
Mi offrono trentamila dollari in pi. Le avevo mostrato la
spianata deserta del mio anulare. Mi servono. Devo un sacco di
soldi a un sacco di gente. Non posso aspettare.
Odio perderti aveva concluso lei alla fine. Ma capisco. Il
giorno in cui avevo liberato la mia scrivania, mi aveva detto che
prima o poi sarei tornata nel suo giornale. Quando ero scoppiata a
piangere mi aveva detto: Ti ricordi quel tuo articolo sul fatto che
la cosa peggiore che tu possa fare per la tua carriera  piangere
in ufficio?. Mi aveva fatto l'occhiolino prima di precipitarsi in
corridoio, urlando alla responsabile del sito di procurarle subito
quei pantoni.
Pensavo che avrei odiato vivere senza quel peso fantastico sul
mio dito e il modo in cui comunicava a tutti di stare alla larga,
perch tutte le caselle della mia vita erano complete. Mentirei se
dicessi che una parte di me non sente la mancanza di quel piccolo
scintillio stregato color smeraldo, ma non mi turba quanto avevo
immaginato. Quando un ragazzo mi chiede se pu invitarmi a
cena, spero che forse sia una persona che un giorno potr amarmi
esattamente per quello che sono, come Garret e tanti altri credevano
che facesse Luke. Forse non avr paura dei momenti in cui
mordo, della mia pazzia, forse sapr superare le mie setole spinose
per vedere che sotto c' anche dolcezza. E potr capire che andare
avanti non significa non parlarne mai, non piangerci mai sopra.
Ricordi cosa devi fare, vero? ha chiesto Aaron.
Dire il mio nome, quanti anni avr quando esce il documentario
e quanti anni avevo all'epoca dell'assalto. L'ultima volta che
ero stata filmata mi ero presentata come Ani Harrison, ed ero cos
sollevata che quel nome sarebbe stato legalmente mio in tempo
per la messa in onda del documentario. Dovevo girare una seconda
ripresa per correggere l'errore, indossando esattamente gli abiti
che portavo il giorno in cui avevamo fermato per la prima volta
la mia storia nell'eternit della telecamera. Avrebbero poi montato
tutto insieme, per farla sembrare una ripresa unica. Senza citare
il modo in cui il mio passato e il mio presente erano entrati in
collisione come placche tettoniche in un terremoto, producendo
una spaccatura che aveva cambiato il corso della mia vita. Non
potevo pi farmi prestare quegli abiti dal Women's Magazine, e
non erano a buon mercato.
Aaron ha alzato i pollici tozzi verso di me e ha fatto un cenno
al suo assistente. Ho visto il gesto per quello che voleva davvero
significare: dolce, mai viscido.
Pi o meno nel momento in cui avrei dovuto brindare su una
spiaggia in luna di miele, avevo ricevuto una telefonata da Aaron
che aveva cambiato tutto.
Avevi ragione aveva detto lui.
Ero in fila in un bar per prendere un caff, ma avevo rinunciato
al mio posto ed ero uscita, rifugiandomi in un vicolo in cerca di
privacy.
Ho analizzato le riprese. Tu e Dean avevate il microfono. La
telecamera ha registrato la vostra conversazione.
Mi ero premuta il telefono ancora pi forte contro l'orecchio
e avevo tirato fuori un lungo sospiro trionfante. Mi aveva fatto
bene sentire Dean usare quella parola. Stupro. Era stato terapeutico,
veramente. Ma non era stato l'unico motivo per cui gli
avevo chiesto di dirlo. Avevo girato abbastanza servizi per la trasmissione
Today da sapere che la telecamera pu cogliere quasi
tutto quando il tuo microfono  acceso - quel commento acido
sullo stupido vestito rosa della conduttrice, quella pip nervosa in
bagno appena prima di iniziare le riprese. Anche Dean avrebbe
dovuto saperlo, considerata la sua attuale celebrit. Pi che altro
non sapevo cosa avrei fatto di preciso con la sua ammissione, ma
la volevo nel caso in cui avessi deciso di sfidare Luke e parlare di
quella sera. Adesso che il nome degli Harrison non era pi mio e
non potevo pi infangarlo, avevo preso la mia decisione. Perci
possiamo usarla, giusto? Per avvalorare la mia versione?
Mentirei se dicessi che questa cosa non mi emoziona come
regista, perch  un vero scoop aveva detto Aaron. Ma come
tuo amico le mie labbra tremavano a sentire quella parola, 
un risultato ancora pi dolce. Tu meriti che la tua verit venga
raccontata.  solo che... Con un sospiro si era interrotto. Voglio
essere sicuro che tu sia preparata per le reazioni negative...
immagino che qualcuno la prender parecchio male.
La porta sul retro del bar si era aperta e un dipendente aveva
lanciato un sacchetto di spazzatura nel cassonetto. Avevo aspettato
che scomparisse in cucina. Ovvio che sar cos avevo concordato,
magnanima pi che potevo. Quella che mi hanno fatto
 stata una cosa tremenda.
Non era questo che... Aaron si era interrotto quando aveva
colto il mio sarcasmo. Giusto aveva detto. Poi di nuovo, con
la voce piena di comprensione e indignazione per conto mio:
Giusto.
Il ciak ha battuto per dire a tutti di fare silenzio, di lasciarmi
parlare. Aaron mi ha fatto un cenno: Vai. Mi sono messa pi dritta
e ho detto: Mi chiamo TifAni FaNelli. Ho ventinove anni e ne
avevo quattordici il 12 novembre 2001.
Aaron ha detto: Di nuovo. Prova solo con il nome.
Il ciak ha battuto un'ultima volta.
Mi chiamo TifAni FaNelli.
...
.
...
FINE.
...
.
...
Note al testo.
.
1 In inglese la descrizione di Nell  tutta giocata sul doppio senso del
termine wasp che significa vespa e dell'acronimo wasp che sta per Bianco
anglosassone protestante (White Anglo-Saxon Protestant).
2 Tanner  un nome proprio di persona, ma  anche il comparativo di
maggioranza dell'aggettivo tan, cio abbronzato.
3 HO  un'espressione gergale usata al posto di whore (troia). In questo
caso, corrisponde anche all'acronimo formato dai nomi di Hilary e
Olivia.
4  l'American Society of Magazine Editors, che assegna annualmente
premi giornalistici.
5 In inglese il pronome him  quello usato per la terza persona maschile.
L'accostamento con il nome di Hilary vuole indicare la sua mascolinit.
6 Hard-on  il termine colloquiale americano per indicare l'erezione.
7  stata la conduttrice dell'edizione americana della Ruota della Fortuna
{Wheel of Fortune) dal 1981 al 1991.
8  una giornalista, per molti anni conduttrice del programma Today.
...
.
...
Ringraziamenti.
.
Grazie ai miei genitori, per aver onorato la mia stranezza e
creativit da bambina, anche quando facevo cose bizzarre come
girare in triciclo per il quartiere con una sottoveste di pizzo e un
velo da principessa e tutti i vicini mi guardavano strano. Grazie
per aver incoraggiato la mia immaginazione in mille modi, per
aver investito nella mia istruzione e per averla considerata sempre
una priorit, anche quando significava fare sacrifici per la vostra
vita. Grazie per avermi mostrato attraverso il vostro esempio di
dedizione e duro lavoro cosa significa essere ambiziosi e avere una
forte etica del lavoro. Sono davvero la ragazza pi fortunata del
mondo avendo voi due come genitori. Senza di voi non sarei dove
sono.
Alla mia agente rockstar Alyssa Reuben della Paradigm Agency,
per avermi incoraggiata a scrivere per anni e anni. E quando
finalmente mi sono messa a farlo, ha preso il libro, ha preso
TifAni, ha intuito come potevo renderlo migliore e mi ha guidato
in un modo cos incredibilmente giusto per me che ancora mi sveglio
alcune mattine chiedendomi se questa  la vita vera. Grazie
per aver creduto in me ancora prima che io credessi in me stessa.
Alla mia migliore amica, Cait Hoyt, per avermi costretta a essere
sua amica quando eravamo solo due bambine che muovevano
i primi passi a New York. Cosa farei senza di te? Sei il fiocco di
neve pi speciale.
Alla mia editor, Sarah Knight, per essere stata la prima a lanciarsi
sul libro, per aver espresso i miei pensieri ancora prima che
io li pensassi, per avermi spinto a occuparmi delle mie parole con
occhio di falco quando stavo finendo il carburante e per avermi
fatto vedere che non potevo lasciare che la passassero liscia.
Alla mia agente cinematografica, Michelle Weiner della CAA,
che mi ha detto che riuscire a fare un film  come spingere un
macigno su per una montagna. Grazie per aver spinto. E anche
per gli ottimi suggerimenti in fatto di gioielli.
Alla mia addetta stampa, Kate Gales, per aver prestato attenzione
ai dettagli come se fosse il mio matrimonio e per avermi
fatto sentire di essere in ottime mani, e alla responsabile marketing,
Elina Vaysbeyn, per tutto il suo duro lavoro dietro le quinte.
A tutte le persone di Simon and Schuster che mi hanno rivolto
stimolanti parole d'incoraggiamento e sostegno in email che ho
intenzione di incorniciare e appendere sulla sontuosa scrivania su
cui un giorno mi dedicher alla scrittura: Carolyn Reidy, Jonathan
Karp, Marysue Rucci e Richard Rhorer.
Al mio mentore, John Searles. So che questa parola ti fa rabbrividire,
ma non c' altro modo per dirlo. Mi hai assunto a Cosmo
quando ero una ragazzina di ventitr anni con gli occhioni
spalancati, incantata dalla tua carriera di scrittore. Grazie per il
tuo sostegno infinito e il tuo incoraggiamento, per avermi detto
che potevo farcela, per avermi ascoltato mentre mi lagnavo e frignavo
quando lo stavo facendo e per avermi fatto ridere quando
sono entrata ufficialmente nel territorio del bivio.
A Kate White per avermi insegnato a provarci alla grande o
non provarci proprio, a chiedere quello che voglio e a scoprire
i punti giusti delle persone. Ricorder i tuoi consigli per tutta la
mia carriera.
A Joanna Coles e Joyce Chang, due direttori di grande ispirazione,
che mi hanno incoraggiato, motivato e messo alla prova in
tutti i modi migliori.
Vorrei ringraziare anche mio fratello, Kyle, per tutto il suo affetto
e il suo sostegno, per aver fatto pubblicit al libro con chiunque
fosse disposto ad ascoltare e per essere un lato cos positivo
della mia vita. Sapevo che saresti diventato esattamente questo e
sono molto orgogliosa di te.
Grazie ai miei suoceri: Barbara per essere la mia fan numero
uno e la lettrice/aggiornatrice pi veloce che esista, e Andy e
Natalie, che hanno senz'altro battuto qualche record negli ordini
prevendita, per tutto il vostro affetto e sostegno dall'altro lato
dell'Atlantico.
E un ringraziamento speciale a Dave Cullen, autore dell'illuminante
libro Columbine, per avermi dato molti strumenti per capire
la psiche dei responsabili dell'attacco della Columbine High
School.
Al mio gruppo di amici fastidiosamente fotogenici che sono
gentili, affettuosi e completamente diversi dai personaggi di questo
libro, che mi hanno dato entusiasmo e incoraggiamento e
nell'ultimo anno mi hanno sopportato mentre blateravo di questo
progetto dopo l'ennesimo bicchiere di troppo: grazie.
Tirando su l'ancora: grazie a mio marito Greg, il manager migliore
che una ragazza potrebbe desiderare, per avermi permesso
di essere il talento. Grazie per essere stato un vero tesoro
quando ti confinavo in camera da letto per potermi prendere tutto
il soggiorno per lavorare. Grazie per avermi fatto pubblicit
con chiunque fosse disposto ad ascoltare, per aver fatto il primo
preordine, per il tuo sfrenato orgoglio nei miei confronti che mi
ha spinto ad amarti ancora di pi.
...
.
...
FINE.